Inizia oggi una nuova fase per il nostro Paese nella lotta per contrastare la diffusione di SARS-CoV-2: l’Italia si tinge di ‘arancione’ con la gran parte delle Regioni nella zona ‘di mezzo’ tra le tre classificazioni di gravità. Nelle ultime ore c’è chi parla di un nuovo lockdown, in tanti sono coloro che chiedono un nuovo periodo di totale chiusura per uscire definitivamente dall’emergenza, chi invece boccia categoricamente l’idea, come Massimo Clementi. “Vedrei male un nuovo lockdown duro. Perché secondo me non ce n’é bisogno, né sarebbe utile in questo momento visti i risultati delle misure prese finora. L’andamento dell’epidemia di Sars-CoV-2 è abbastanza indipendente dalla rigorosità delle misure, si è visto in questi ultimi tempi. Poi ognuno ha ovviamente le sue idee. Ma io ritengo che i lockdown abbiano anche una valenza diversa: delle implicazioni politiche, sociali, scolastiche e di altra natura che non sono in grado di definire completamente. Però ritengo che l’impatto sia pesante. Se vogliamo arrivare a una rottura sociale, forse questa è la strada giusta“, queste le parole del direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’ospedale San Raffaele di Milano e docente nello stesso Ateneo.
“Io però non vedo indicatori preoccupanti in questo momento. Tutto può accadere, va precisato. Ma mi sembra ci sia un relativo controllo della situazione in Italia. Non è tanto questo che dovremmo guardare, quanto il trend della vaccinazione. Il fatto che Israele ieri abbia evidenziato di aver avuto un beneficio nella curva epidemica dal fatto di aver raggiunto il 23% della popolazione vaccinata vuol dire molto. Ci lascia intravedere cosa potrebbe accadere da noi se continuiamo a vaccinare con un buon trend”, ha aggiunto il virologo all’Adnkronos.

Non manca una parentesi sul vaccino: “Possiamo vaccinare chi ha avuto l’infezione da Sars-CoV-2 senza problemi. Non ci sono dati sull’assenza di rischi, ma neanche sul contrario di questo, cioè sul fatto che possa creare problemi. Quindi vacciniamo tutti e il più velocemente possibile. In realtà se per esempio un bimbo che ha avuto il morbillo viene vaccinato non succede niente, anzi si reindirizza meglio la sua risposta immunitaria che, dopo un certo periodo, potrebbe essere insufficiente e durare pochi mesi. Mi sembra che stiamo passando dalla fase della vaccinazione anti Covid prioritaria agli operatori sanitari a una maggiore territorialità del vaccino e infatti si sta provvedendo a immunizzare per esempio le Rsa. Bisogna andare avanti, cominciare gradualmente a scendere. Ora viene il difficile: quando bisognerà coinvolgere la popolazione generale e chiamare le persone per fasce d’età. Auspicabilmente, si deve cercare di arrivare agli over 50 e vaccinarli tutti prima dell’estate“.