Il piccolo Giosuè de La vita è bella lascia gli USA e il cinema per combattere il Covid in Italia: aiuta l’Asl come contact tracer

Da La vita è bella a Il Gladiatore, Giorgio Cantarini ha emozionato il mondo: ora ha deciso di tornare in Italia come contact tracer per l'Asl di Viterbo

E’ rimasto nel cuore di tutti noi. O quanto meno nel cuore di chi il film “La vita è bella” lo ha visto con l’emozione, la commozione e l’affetto di chi ascolta una storia ‘di famiglia’. I suoi protagonisti, a ben pensarci, sembrano tutti nostri fratelli, nostri amici. Tra tutti è sicuramente Giosuè quello maggiormente rimasto nel cuore del grande pubblico. Quel piccolo bambino biondo, mingherlino e intelligente, che ha subito la deportazione, i campi di concentramento e la perdita del padre è un inno stesso alla vita. Nonostante la sua evidente percezione del pericolo, è riuscito grazie al padre a vivere un momento drammatico come un gioco. Un gioco finito male e bene allo stesso tempo: migliaia i morti intorno a lui, ma l’abbraccio con la sua mamma e prima ancora la ‘vincita’ del suo tanto agognato carro armato, ci hanno fatto ridere, piangere, arrabbiarci e commuoverci allo stesso tempo.

E Giosuè, a cinque anni, è riuscito a fare tutto questo in un’Europa sconvolta da un virus invisibile e infido: il razzismo. Oggi che il virus è diverso, è più concreto, ha un’altra forma, Giorgio Cantarini, l’attore 29enne che ha interpretato Giosuè, ha deciso di avere un ruolo attivo nella lotta al Covid-19: è un contact tracer, ovvero aiuta l’Asl di Viterbo a tracciare i contatti dei positivi evitando così un’ulteriore espansione della pandemia.

Dopo tre Premi Oscar e dopo aver vinto lo Young Artist Award, Cantarini, appassionato di sport e impegnato nel mondo cinematografico, ad esempio interpretando il figlio di Russel Crowe nel film “Il Gladiatore“, ha lasciato la sua terra, la provincia di Viterbo, e si è trasferito negli Usa. E lì ha vissuto fino a qualche mese fa, dividendosi tra New York e Los Angeles. Con la pandemia, però, e con il blocco di tutto il mondo teatrale, cinematografico e artistico in genere, Giorgio ha deciso di tornare in patria e fare qualcosa di utile. “In un momento in cui il mondo dello spettacolo va a rilento, mi è sembrata una bella opportunità collaborare al contact tracing. Non ho lavori particolari fino all’estate e per tre mesi ho scelto di mettermi in prima linea e dare un aiuto“, ha raccontato lui stesso sulle pagine di Repubblica. Questo suo lavoro come contact tracer presso l’Asl di Viterbo lo impegnerà per 35 ore a settimana, fino al 30 aprile.