In cuor mio desidero esprimere le mie riflessioni sugli incidenti che si verificano in montagna; riflessioni generate dallo scenario emergenziale che vede coinvolti 4 escursionisti di Avezzano (Aq) dispersi sul massiccio del Velino (2487 mt) dalla serata di Domenica 24 gennaio 2021.
A tal proposito e prima di tutto:
Esprimo la mia vicinanza ai famigliari e ai parenti dei 4 escursionisti: l’augurio è che li trovino al più presto sani e salvi;
Ci tengo a dire che da sempre definisco “Angeli” gli Uomini del Corpo Nazionale Soccorso Alpino del CAI ed ammiro il loro nobile gesto di offrirsi come volontari per aiutare gente in difficoltà in ambiente montano.
Con convinzione affermo che politicamente non sono schierato con nessun partito o movimento politico.
La verità è che da tempo ho a cuore questo importante argomento e più precisamente da quando al mio adorato papà Antonio che mi guarda dal cielo, negarono un trasporto urgente, di cui necessitava, a mezzo eliambulanza 118 dall’ospedale di Teramo al più attrezzato Policlinico Gemelli di Roma.
Ad essere sinceri è da dire che i 4 dispersi, Domenica 24 gennaio 2021 hanno deciso di effettuare l’escursione sul massiccio del Velino nonostante le annunciate proibitive condizioni meteo e il pericolo molto forte di valanghe in quella zona comunicato dal servizio Meteomont dei Carabinieri Forestali.
E’ noto a tutti che nelle operazioni di salvataggio dei 4 escursionisti dispersi sul massiccio del Velino, per ottimizzare le ricerche, la Protezione Civile ha dovuto far ricorso a professionisti altamente addestrati della Polizia di Stato, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Vigili del Fuoco, dell’Esercito, dell’Aereonautica Militare e all’utilizzo di velivoli speciali in dotazione alle forze di Polizia descritte perché l’elicottero (di proprietà di una ditta privata) in servizio al 118 regionale (l’appalto del servizio emergenza a mezzo elicottero pubblico 118 costa alla Regione Abruzzo 26 milioni e 500 mila euro ogni 5 anni) non è abilitato al volo notturno.
Dal giorno del mancato rientro dei 4 escursionisti, per cercarli, oltre a centinaia di uomini altamente specializzati appartenenti a tutte le forze di Polizia provenienti dai centri di addestramento alpino, stanno volando di continuo (condizioni meteo permettendo) 3 elicotteri pubblici per trasportare in quota i soccorritori più un velivolo arrivato dalla Val D’Aosta attrezzato per il distacco artificiale di masse nevose mentre, a breve, uno speciale elicottero pubblico trasporterà nella zona della valanga un “gatto delle nevi” per facilitare ai soccorritori le ricerche dei dispersi nella neve.
Questo speciale elicottero deve essere modificato prima di poter effettuare il trasporto del gatto delle nevi sul luogo della valanga considerando il notevole peso e le grandi dimensioni del mezzo meccanico in parola.
Da ultimo ma non meno importante è da dire che la giunta regionale Abruzzese ha stanziato 100 mila euro ” per favorire le operazioni di ricerca e soccorso degli escursionisti avezzanesi dispersi sul Monte Velino”. Secondo me, la giunta regionale Abruzzese, invece di creare un deterrente per scoraggiare chi si avventura in montagna senza la necessaria preparazione fisica tecnica e mentale con l’intento di salvare giovani vite umane, finanzia le già costose operazioni di soccorso alpino che attualmente sono completamente gratuite in tutto il territorio regionale.
Forse, i componenti della giunta regionale Abruzzo non ricordano che il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del CAI percepisce finanziamenti pubblici per oltre 10 milioni di euro l’anno tra Stato ed enti autarchici locali quali Regioni, Province, Comuni.
Se ci pensiamo bene, negli ultimi anni è aumentato il numero di coloro che frequentano la montagna (specialmente tra giovanissimi ) con conseguente aumento del rischio incidenti. Molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti, gli alpinisti, i ciaspolatori facessero più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza: frequente una errata stima delle proprie capacità ed una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e dei relativi rischi.
Preliminare a qualsiasi attività in montagna è la consultazione dei bollettini meteo e in caso di neve, oltre a corda piccozza ramponi zaino con “air bag” è opportuno dotarsi di A.R.T.Va (apparecchio per la ricerca travolti da valanga) oltre a tenersi costantemente aggiornati sulla situazione del manto nevoso consultando il bollettino di previsione delle valanghe che varia dal valore 1 (debole) al valore 5 (molto forte).
E spiace che gli infortuni riguardino sia i frequentatori più preparati che i gitanti della Domenica. A ciò si aggiunge che la possibilità di contare sul soccorso gratuito non ha certo rappresentato un deterrente ed ha agevolato l’avvicinamento all’ambiente montano di persone che si avventurano senza alcuna esperienza e molte volte spinte dall’obiettivo di superare sfide non in linea con le proprie capacità tecniche e preparazione fisica. Ed ecco allora escursionisti bloccati dal maltempo in quota, spesso con abbigliamento ed equipaggiamento non adeguati alla difficoltà e durata dell’escursione, contravvenendo così alle basilari regole di sicurezza.
Consigli a parte, da più fronti si invoca una legge in grado di arginare l’impennata di incidenti in montagna. Attualmente, infatti, in Italia non esiste una normativa con regole specifiche per la sicurezza dell’escursionista, dello scialpinista, dell’alpinista, del ciaspolatore. A mio avviso, innanzitutto, si potrebbe modificare la Legge 363/2003 sulle norme di sicurezza e di prevenzione infortuni per lo sci di discesa e fondo estendendola a tutti gli sport di avventura (compresi gli sport che si praticano in montagna). Così come nell’attuale legge si stabiliscono regole precise sulle piste da sci, anche nel caso di escursioni, arrampicate, ciaspolate in montagna è necessario fissare regole più stringenti con l’obiettivo di salvare giovani vite umane.
Secondo me si dovrebbe partire dalla prevenzione. Gli addetti però non indicano la soluzione preferendo continuare a finanziare i soccorsi e le loro costose strutture invece di fare adeguata prevenzione, molto più economica ed efficace (un minuto di volo di un elicottero medicalizzato arriva a costare centinaia e centinaia di euro; cifre inferiori ma di tutto rispetto per le operazioni di soccorso con elicottero non medicalizzato o a piedi).
Secondo il mio parere, si ignora l’esempio delle associazioni speleologiche e subacquee che giustamente impongono la frequentazione di un corso introduttivo prima di svolgere tali specialità non meno rischiose delle attività che si praticano in montagna.
Personalmente ritengo un valido deterrente quello di far pagare per intero al cittadino in emergenza le operazioni di salvataggio in montagna, perché la comunità non può e non deve più farsi carico delle leggerezze degli irresponsabili. Infatti, le operazioni di soccorso alpino, oltre ad impegnare mezzi e decine di uomini, mettendone a rischio la vita, in Italia sono un costo imputato per intero alla collettività (tranne che in alcune regioni ad alta vocazione montanara dove i propri governanti hanno deciso di porre fine alla gratuità completa degli interventi di soccorso alpino facendo pagare al cittadino in emergenza una sorta di ticket per ogni chiamata invece dell’intero salvataggio). In Francia, Austria, Svizzera, Slovenia, che dal confine italiano distano pochi chilometri in linea d’aria, il costo del soccorso è a totale carico del cittadino in emergenza.
In questo modo si cerca di responsabilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna senza una preliminare valutazione del percorso e delle proprie capacità fisiche tecniche e mentali. E’ solo in questo modo che gli incidenti potranno diminuire e giovani vite umane potranno essere risparmiate; il tutto accompagnato, ovviamente, da un risparmio di soldi pubblici che potrebbero essere investiti nell’acquisto di nuove apparecchiature elettromedicali da destinare agli ospedali.
Paolo De Luca
Maestro di Sci, accompagnatore di media montagna


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