Infiammazione e grasso addominale: il nutrizionista spiega perché l’obesità raddoppia la mortalità nei malati COVID

Il nutrizionista spiega perché l'obesità raddoppia la mortalità nei pazienti ospedalizzati positivi al Coronavirus

L’obesità è un fattore di rischio per tante patologie, ed anche per COVID-19: perché?
Molti studi hanno dimostrato che nei pazienti obesi la gravità della malattia Covid-19 aumenta, con maggiori probabilità di richiedere cure acute, ricoveri in terapia intensiva, intubazione e ventilazione meccanica. Come effetto finale, un dato davvero scoraggiante: l’obesità raddoppia la mortalità nei pazienti ospedalizzati positivi al coronavirus“: è quanto ha spiegato Alexis Elias Malavazos, responsabile del Servizio di nutrizione clinica e prevenzione cardiovascolare, Irccs Policlinico San Donato, su “Medical Facts“, magazine online di informazione scientifica e debunking delle fake news, con la direzione scientifica di Roberto Burioni.
L’obesità, ha proseguito l’esperto, “è caratterizzata da un’infiammazione sistemica di basso grado, quindi i pazienti affetti da obesità sono più suscettibili alle infezioni a causa di una ridotta risposta immunitaria agli agenti infettivi. Ne consegue una maggiore morbilità e mortalità associate alle infezioni. Inoltre, mostrano una ridotta risposta immunitaria alle vaccinazioni e al trattamento antimicrobico. Il tessuto adiposo che si accumula a livello dell’addome è considerato il principale responsabile delle malattie infiammatorie dell’obesità, che possono essere associate a una maggiore morbilità nelle malattie infettive“. “Questo si verifica – ha aggiunto il medico – anche nel caso del Covid-19: nel paziente affetto da obesità, in particolare affetto da obesità addominale, nel quale vi è un rischio aumentato di complicanze cardiache e polmonari legate alla malattia. Questo è dovuto al fatto che il paziente con obesità ha già un grado di infiammazione di grado lieve, ma cronico, e in conseguenza dell’infezione da Sars-Cov-2 il processo infiammatorio aumenta di grado, diventando così molto severo (la cosiddetta tempesta citochinica)“.
Di particolare interesse, ha proseguito il medico, “è anche il tessuto adiposo epicardico (il tessuto adiposo che circonda il cuore) il quale pare essere più infiammato nei pazienti affetti da una severità maggiore di malattia da Covid-19, il che potrebbe spiegare il perché diversi pazienti sviluppano delle miocarditi in conseguenza dell’infiammazione del tessuto adiposo epicardico che circonda il miocardio“. A differenza di quanto si possa pensare, “non è un fenomeno che interessa solo i pazienti adulti o anziani, ma riguarda anche i pazienti giovani. Per questo, è necessario identificare i soggetti a maggior rischio e porre ancora maggior attenzione all’obesità, una vera e propria malattia che porta con sé gravi conseguenze in campo cardiologico e cardio-metabolico, come ipertensione arteriosa e diabete“, ha concluso Malavazos.