Che cos’è la Klebsiella Pneumoniae che gli italiani non riescono più a curare e perché dovrebbe preoccuparci in era di Covid

L'antibiotico resistenza non è di certo un problema 'nuovo', ma con il Covid si è inasprito ancora di più: la Klebsiella Pneumoniae potrebbe diventare un serio pericolo

MeteoWeb

Gli italiani stanno sviluppando un’altissima resistenza antiobitica ai carbapenemi di Klebsiella Pneumoniae, e questo non è un bene. Soprattutto in era di Covid. Microbiologi e virologi, ormai da un anno, sono impegnati nella lotta al virus Sars-CoV-2 e i batteri multi-resistenti (MDR) ‘fanno festa’, messi quasi da parte per la necessità di fronteggiare un nemico che agisce in maniera ben più veloce. Il risultato, purtroppo, è tristemente prevedibile: a fine pandemia potremmo ritrovarci ad avere a a che fare con microrganismi ancora più resistenti agli antibiotici.

Tra questi, la Klebsiella Pneumoniae è quella che dovrebbe preoccuparci maggiormente. Basta dare un’occhiata al sito web del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie per rendersene conto. In Italia la resistenza al batterio è quasi del 30%, segnalato in rosso sulla mappa a destra. Un’altra zona rossa, dunque, come quella istituita dai Dpcm e altrettanto preoccupante, se non di più.

Ma che cosa provoca, nello specifico, questo batterio? La klebsiella pneumoniae (KP) è un batterio Gram-negativo a forma di bastoncino e fa parte appunto del genere Klebsiella. È presente nella mucosa respiratoria e nell’intestino, ma spesso la si riscontra come patogeno in altri distretti dell’organismo. Le due manifestazioni cliniche più frequenti e gravi dell’infezione da klebsiella pneumoniae – come spiega il sito web nurse24 – sono la polmonite e le infezioni urinarie. La terapia per curare la klebsiella è esclusivamente antibiotica, da scegliere in base alla localizzazione della malattia e all’antibiogramma.

Il batterio Klebsiella ha sviluppato un’importante antibioticoresistenza, che è diventata preoccupante in diversi paesi europei, come la Grecia, dove la percentuale di resistenza si attesta oltre il 58%.  Il genere klebsiella è una famiglia di microrganismi che fa parte delle Enterobacteriaceae e comprende numerosi microrganismi, ma tra tutti la klebsiella pneumoniae è sicuramente la più diffusa e pericolosa, che può causare un vasto range di malattie.

Si tratta di un battere già di per sé particolarmente resistente, dato che possiede una capsula che lo protegge dalla fagocitosi e lo rende molto resistente ai meccanismi di difesa dell’ospite. È in grado di colonizzare facilmente i pazienti immunodepressi o immunodeficienti, soprattutto dopo un trattamento antibiotico che deprime l’organismo, rendendolo indifeso di fronte al contagio.

Fattori di rischio

La klebsiella pneumoniae è presente in ogni ambiente, ma i soggetti sani e immunocompetenti sono in grado di difendersi e di non contrarla. Ci sono però alcune condizioni che predispongono al contagio da KP:

  • Ospedalizzazione (soprattutto in terapia intensiva): il rischio di contrarre la KP è direttamente proporzionale alla durata della degenza ospedaliera; infatti la KP è più frequentemente associata a ricoveri prolungati
  • Interventi chirurgici
  • Comorbilità e polipatologie
  • Immunodepressione o immunodeficienza
  • Utilizzo prolungato di dispositivi medici invasivi (CV, tubo orotracheale, tracheostomia, ventilazione meccanica, ecc)

Tutte circostanze che, nostro malgrado, in tempo di Covid sono diventate purtroppo ‘familiari’. Ed è questo uno dei principali motivi per cui l’antibiotico resistenza che gli italiani stanno sviluppando sempre di più è rischiosa in questo preciso momento storico.

La klebsiella, inoltre, è considerata un’infezione trasmissibile per contatto. Dunque, ambienti con igiene inadeguata, o ambienti promiscui come quello ospedaliero, rendono facile per l’infezione diffondersi e trasmettersi. Le vie di contagio possono infatti essere le mani del personale sanitario, ma anche le superfici ambientali come maniglie, letti, bagni, si spiega anche su nurse.24.

Sintomi

A seconda della localizzazione organica, la klebsiella pneumoniae può dare diverse manifestazioni cliniche. Ecco quelle più frequenti:

  • Polmoniti
  • Batteriemie (infezioni nel torrente ematico)
  • Infezioni urinarie
  • Diarrea
  • Colecistite
  • Meningite

L’antibiotico resistenza non è di certo un problema ‘nuovo’. Da tempo ormai i biologi lanciano allarmi in tal senso. Le cause sono diverse, una tra tutte l’eccessivo uso e abuso di antibiotici anche quando non è strettamente necessario. Un problema, dicevamo, atavico, ma che alla fine della pandemia potrebbe avere dei contraccolpi molto invasivi ai quali si deve iniziare a far fronte già da ora.