Oggi, alle 09:40 su Rai 1, “Paesi che vai” racconterà la storia e le vicende dell’Imperatrice Elisabetta, Amalia, Eugenia di Baviera, meglio nota come “Principessa Sissi“.
Ribelle e bellissima, dopo il matrimonio con il cugino Francesco Giuseppe, viaggiò instancabilmente tutta la vita, alla ricerca di quella serenità che alla Corte di Vienna non riusciva a trovare: serenità che trovò a Merano, una città che l’Imperatrice amò a tal punto da affittare, nel 1870, l’intero Castello di Trauttmansdorff. Sissi vi soggiornò più volte, alternando la lettura a lunghe passeggiate nei sentieri salubri e ricchi di vegetazione mediterranea.
Viaggio alla scoperta del Castello di Trauttmansdorff e dei suoi Giardini
I Giardini di Castel Trauttmansdorff, che si estendono su una superficie di 12 ettari, si trovano nella città termale di Merano, in provincia di Bolzano, Trentino Alto Adige.
Eletti “Parco più bello d’Italia” nel 2005, nel 2013 hanno ottenuto un altro importante riconoscimento, l’international Garden Tourism Award, che li ha annoverati tra i migliori parchi e giardini a livello mondiale.
Nel cuore dei Giardini si innalza il possente Castel Trauttmansdorff, la cui storia risale al 1300, quando al suo posto sorgeva un piccolo maniero, Neuberg. Nel 1543 la famiglia signorile di Trauttmansdorff acquistò la rocca, facendola ampliare. La struttura cadde, poi, in rovina, sino al 1846, anno in cui il conte di Stiria Joseph von Travit, parente della famiglia, ricomprò il castello che, ulteriormente ampliato, con l’aggiunta di vari elementi neogotici, divenne la dimora estiva dell’imperatrice Elisabetta di Baviera, la principessa Sissi, sia nel 1870 che nel 1889. Durante e dopo la Prima Guerra Mondiale il Castello cambiò alcune volte proprietario, passando nel 1977 all’amministrazione provinciale dell’Alto Adige. Nel 2003 al suo interno è stato inaugurato il primo museo dell’arco alpino dedicato esclusivamente alla storia del turismo, il Touriseum.
Grazie al clima mite di Merano, i Giardini possono illustrare 80 ambienti botanici: nei Giardini del Sole crescono piante mediterranee coltivate come ulivi, viti, fichi e cipressi.
Dai Giardini acquatici e terrazzati discendono sentieri verso il Giardino all’italiana, il Giardino dei sensi e il Laghetto delle ninfee. Nel settore dedicato ai Paesaggi dell’Alto Adige si scoprono le piante tipiche della zona, mentre in quello dedicato ai Boschi del mondo si alternano latifoglie e conifere asiatiche e americane. I Giardini danno vita, in tutte le stagioni, ad una sinfonia di colori grazie alle molteplici specie floreali in essi racchiuse tra cui tulipani e narcisi, rododendri e peonie, rose inglesi, lavanda, girasoli.
Chi era la Principessa Sissi

Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach era nata a Monaco di Baviera il 24 dicembre 1837, quarta dei dieci figli del duca Massimiliano Giuseppe e di Ludovica di Baviera.
A soli 16 anni divenne imperatrice sposando l’altrettanto giovane Francesco Giuseppe d’Austria, suo cugino, dal quale ebbe quattro figli.
La bellezza dell’imperatrice divenne quasi proverbiale, e fu sempre molto invidiata per la sua posizione sociale e per il suo aspetto. Col passare del tempo, però, proprio il suo aspetto fisico divenne un’ossessione: se ne occupava con una cura maniacale, arrivando addirittura a mangiare il minimo indispensabile pur di riuscire a mantenere una linea perfetta.
La sua bellezza fu in seguito considerata “eterna” solo perché dopo i trent’anni non si fece mai più fotografare.
Diversi e gravi lutti famigliari la colpirono facendola cadere in uno stato depressivo quasi perenne, in particolare dopo il suicidio del figlio ed erede al trono Rodolfo, evento che la portò ad abbandonare la cura del suo corpo e a smettere di indossare abiti sontuosi. Prese quindi a vestirsi solo di nero e in maniera sobria.
Il 10 settembre 1898, durante una visita a Ginevra, la 61enne Elisabetta venne uccisa dall’anarchico italiano Luigi Lucheni, che la pugnalò al cuore con uno stiletto.
La principessa Sissi fu seppellita a Vienna nella cripta dei Cappuccini, a fianco del marito e dell’amatissimo figlio.






















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