SARS-CoV-2, beccato un furbetto dei vaccini: preleva una dose di nascosto per iniettarla alla moglie

I furbetti dei vaccini anti-Covid colpiscono ancora: beccato a Voghera un infermiere che rubava e iniettava una dose alla moglie

La campagna di vaccinazione contro il virus di SARS-CoV-2 è iniziata da qualche settimana ormai e non mancano le polemiche e le critiche. Nell’occhio del ciclone sono i furbetti: coloro che favoriscono amici e parenti, facendogli saltare la fila e sottoponendoli a vaccinazione anche se, al momento, non gli spetterebbe. Un episodio del genere è successo a Pavia, dove un infermiere dell’ambulatorio di Urologia dell’ospedale di Voghera ha accompagnato la moglie, pensionata, ha prelevato una dose di vaccino da un frigorifero e lo ha inoculato alla consorte. Un’azione davvero ignobile: la dosa era destinata in questa fase della campagna agli operatori sanitari. Un comportamento che costerà all’uomo, caposala di un reparto dell’ospedale, un’azione disciplinare da parte dell’Asst e probabilmente anche una causa civile. Il giorno precedente al ‘fattaccio’ 40 infermieri erano rimasti a ‘secco’ perchè non c’erano più dosi di vaccino disponibili. Le autorità stanno indagando quindi per capire come l’infermiere sia riuscito a procurarsi la dose per la moglie.

La ricostruzione

La coppia e’ in arrivata in ospedale la mattina di domenica 10 gennaio. L’infermiere, consapevole che tanti colleghi erano impegnati in altre attività ha preso la dose dal frigorifero, ha vaccinato la moglie e l’ha registrata nell’apposito registro dell’ospedale. L’uomo non è passato inosservato e qualcuno ha visto l’infermiere mentre vaccinava la moglie, avvisando il sindacato Fials. Michele Brait, direttore generale dell’Azienda socio-sanitaria, ha ricordato che “non e’ consentito ai dipendenti vaccinare i propri congiunti“, stigmatizzando il comportamento di “un individuo che rovina il buon lavoro fatto finora e offende tutti i colleghi“. L’Asst ha annunciato un procedimento disciplinare contro l’infermiere senza escludere anche l’avvio di una causa civile per “aver provocato un danno d’immagine all’Azienda socio-sanitaria”.