SARS-CoV-2, la svolta di Miozzo (Cts): “Adesso dobbiamo convivere con il virus e fare aperture, il Paese non può morire”

Da Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, arrivano parole di apertura nell'approccio dell'Italia all'emergenza coronavirus: "Non possiamo mettere il Paese in lockdown fino alla fine del percorso vaccinale"

MeteoWeb

Dopo uno dei lockdown più rigidi e lunghi al mondo durante la prima ondata e le severe restrizioni imposte anche per la seconda, con le scuole chiuse da mesi e tanti settori dell’economia in ginocchio, per la prima volta arrivano parole che incoraggiano all’apertura e alla convivenza con il coronavirus SARS-CoV-2. A pronunciarle, in quella che sembra una vera e propria svolta nell’approccio all’emergenza sanitaria in Italia, è Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico. “La migliore soluzione per la malattia dovrebbe essere il lockdown totale, ma e’ evidente che noi non possiamo mettere il Paese in lockdown fino alla fine del percorso vaccinale quando avra’ raggiunto quella mitica immunita’ di gregge. Dobbiamo convivere e per farlo ci dobbiamo consentire delle aperture che fanno salire questa curva. Nelle regioni che hanno avuto periodi di restrizioni rosse – ha spiegato Miozzo – la curva è declinata molto velocemente, nelle regioni che hanno avuto restrizioni gialle la curva non è declinata velocemente. Più si hanno restrizioni e più si controlla la malattia. Però dobbiamo convivere, perché il Paese non può morire”.

Stiamo in piena pandemia, la curva si e’ stabilizzata non si sta abbassando come auspicheremmo. Il controllo del sistema sanitario sta reggendo: e’ in sofferenza in molte regioni del Paese, in sofferenza le terapie intensive, in sofferenza i reparti di accettazione, pero’ diciamo che la macchina sta perfettamente tenendo. Siamo molto preoccupati della potenziale evoluzione, auspichiamo che verso la fine della prossima settimana si possano vedere gli effetti di quelle dolorose restrizioni che abbiamo imposto per il periodo di Natale“, spiega Miozzo.

Quando parla di riaperture, l’esperto si riferisce specialmente alla scuola. Sulla scuola non e’ necessario “rischiare, bisogna fare delle cose con intelligenza. Comprendendo che siamo nel pieno di una pandemia, ci sono dei rischi cosiddetti accettabili: a scuola si puo’ andare se le condizioni sono compatibili. Trovo molto positivo – ha aggiunto – che il dibattito politico sulla scuola abbia raggiunto livelli di attenzione che raramente in passato aveva. Dopodiche’ dobbiamo considerare le criticita’ esistenti. La scuola non e’ esente da rischi ma si puo’ convivere con il rischio. Dobbiamo valutare area per area se le condizioni esterne alla scuola sono state soddisfatte. Se non si entra nella logica del rischio accettabile la scuola restera’ chiusa con la didattica a distanza fino a settembre – ottobre, quando l’immunita’ di gregge sara’ raggiunta. Considero piu’ pericolosa la didattica a distanza. Un’intera generazione paghera’ un conto salatissimo: i ragazzi privati della socialita’ sono insicuri, incerti, spaventati. Non possiamo continuare cosi'”.

coronavirus scuola banchi distanziatiIn una lettera pubblicata sul Corriere della Sera, il capo del Cts osserva che “e’ veramente difficile comprendere come un Paese ‘normale’ possa avere regioni che, per qualche milione di studenti, danno indicazioni di ritorno a scuola” diverse, nella sostanza e anche nella forma. “Guardando l’attuale disastrosa situazione dell’universo scolastico, le innumerevoli, diversificate ed improvvisate soluzioni decise in piena autonomia dai presidenti di Regione – riflette Miozzo – viene spontaneo chiedersi per quale ragione non si mette in atto un meccanismo di decisione centralizzata che superi il potere delle autorita’ del territorio. Mi chiedo, proprio alla luce di questa sorta di ‘anarchia didattica’, perche’ non sia possibile imporre decisioni da adottare in relazione a precisi parametri di compatibilita’ e di rischio dei territori. La salute mentale dei nostri ragazzi non sembra avere valore e peso nelle parole di molti politici del nostro Paese e di questo sono profondamente, tristemente dispiaciuto”.

Nel sistema di classificazione per colori delle regioni “e’ stato proposto di inserire il verde, per dare questo obiettivo di speranza, ma non e’ ancora stato inserito nelle categorie. Il verde sarebbe per le regioni che teoricamente sono in una condizione di ritorno alla normalita’. In questo momento non credo ce ne siano, pero’ alcune regioni hanno un’incidenza piuttosto bassa nella trasmissione del virus. Dobbiamo avere un minimo di speranza e cercare la luce in fondo al tunnel”, conclude Miozzo.