SARS-CoV-2, Zangrillo: “Alto numero di contagi non vuol dire emergenza sanitaria, no a immediate misure coercitive su base cromatica”

L'applicazione di una "misura coercitiva su base cromatica" dovrebbe scattare "solo in casi estremi", non preventivamente: Zangrillo sull'emergenza da SARS-CoV-2

Mantenere i “nervi saldi” per convivere con SARS-CoV-2, e monitorare con attenzione quello che succede negli ospedali, tenendo presente che “un elevato numero di contagi non si traduce necessariamente in un’emergenza sanitaria“. Sulla base di questo, quindi, fra i diversi fattori su cui si può agire per mitigare l’incidenza di casi gravi di Covid-19, l’applicazione di una “misura coercitiva su base cromatica” dovrebbe scattare “solo in casi estremi“, non preventivamente. Lo dice all’Adnkronos Salute Alberto Zangrillo, primario di terapia intensiva e rianimazione dell’Irccs San Raffaele di Milano e prorettore dell’università Vita-Salute.

Il Dpcm in vigore scade il 15 gennaio e mentre si attendono le nuove misure per contrastare l’epidemia, Zangrillo esprime il suo pensiero su quanto potrebbe accadere nei prossimi giorni. Diverse regioni d’Italia potrebbero subito ritrovarsi in zona rossa; tra queste c’è la Lombardia. “Io lavoro e osservo: le strutture sanitarie della mia regione non sono in sofferenza. Dal 22 dicembre nel mio ospedale ricoveriamo una media di 4 pazienti Covid al giorno. I medici sul territorio fanno la loro parte e purtroppo continuano a morire molte persone indipendentemente dall’infezione virale“, fa notare Zangrillo.

Alberto ZangrilloRiguardo alla possibilità che si entri automaticamente in zona rossa con 250 nuovi contagiati per 100.000 abitanti, lo specialista obietta: “Io sono un povero medico ospedaliero che si preoccupa di gestire con tempestività e qualità la diagnosi e la terapia della patologia. Ma credo che la mitigazione dell’incidenza di patologie gravi da infezione virale dipenda nell’ordine: da cure corrette e tempestive, dalla responsabilità di ognuno e solo in casi estremi si debba applicare la misura coercitiva su base cromatica“. Quindi, conclude l’esperto, “un elevato numero di contagi non si traduce necessariamente in un’emergenza sanitaria. Convivere con i virus, non con il virus richiede: nervi saldi, grande attenzione ai numeri della clinica, profilassi vaccinale con un piano realistico e non utopistico, credere nell’azione di un sistema sanitario che si occupi con tempestività e rigore di tutte le patologie. Basta con i titoli ad effetto dei media che servono solo a disorientare, spaventare e proporre banalità”.