In riferimento alle zone di rischio contagio e relative classificazioni, ieri i governatori della Lega hanno rinnovato “la richiesta di una revisione immediata delle procedure” per determinare il colore delle Regione in modo da “affrontare con serenità maggiore una grave situazione“. “Il governo non può ad ogni problema esimersi da responsabilità e incolpare le regioni,” hanno sottolineato Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia), Attilio Fontana (Lombardia), Christian Solinas (Sardegna), Nino Spirli (Calabria), Donatella Tesei (Umbria) e Luca Zaia (Veneto).
Il presidente del Veneto ha poi rimarcato: “Regioni e zone ‘deep red’? Ci risiamo. Ancora annunci basati su calcoli sbagliati“.
In un colloquio con il Corriere della Sera, Zaia è tornato sul tema dei parametri per il calcolo della zona di rischio che non ha mai convinto il governatore veneto perché “per paradosso se una regione non facesse i tamponi, sarebbe la più libera del mondo. È ovvio che più tamponi fai, più positivi trovi“. Secondo Zaia servirebbero “valori confrontabili“, quindi “non il numero assoluto dei positivi, dato che è direttamente proporzionale ai tamponi effettuati“. Anche la classificazione del Veneto in zona rosso scuro da parte della UE non va bene: “Sono dati assolutamente superati, fra l’altro. Noi oggi siamo a quota 201” casi su 100mila abitanti. Zaia infine torna a difendere la sua proposta di passaporto vaccinale: “Chiedere certificazioni è una via di tutela. Forse non garantista al massimo, ma comprensibile“.
