Sars-Cov2, esperti ai pm di Bergamo: “non attivammo il piano, era per un’influenza, dovevamo fare altro”

L'indagine sulla gestione dell'epidemia prosegue: cosa accade in quei primi giorni della pandemia?

MeteoWeb

Il 5 gennaio 2020 l’Oms lancio’ l’allarme sul rischio pandemia, nei giorni successivi si sapeva che esisteva “un piano pandemico” ma anche che tale piano riguardava “un’ipotesi influenzale“. Si pensava quindi che, per far fronte all’emergenza dovuta alla polmonite che arrivava dalla Cina e di cui poco si sapeva, si dovesse “fare altro” e dunque quel documento, datato 2006, “non e’ stato utilizzato”. E’ quanto avrebbero affermato alcuni dei tecnici della task force che ha lavorato all’emergenza Covid ai pm di Bergamo, guidati dall’aggiunto Cristina Rota, in trasferta a Roma per una serie di audizioni, tra cui quella del ministro della sanità Roberto Speranza.

Secondo indiscrezioni sarebbero state queste, in sintesi, le spiegazioni date da alcuni di loro in merito alla mancata applicazione del piano pandemico, che e’ legge dello Stato, e che, secondo le indagini, e’ rimasto fermo al 2006 senza mai essere stato aggiornato. Le audizioni che hanno riguardato anche il numero uno dell’Iss, Silvio Brusaferro, e, tra gli altri, il coordinatore del Cts Agostino Miozzo, serviranno per far luce sul capitolo che riguarda il piano pandemico e che fa parte dell’indagine sulla gestione dell’epidemia nella Bergamasca.