E’ necessario prestare attenzione al frequente uso improprio di antibiotici, cortisone ed eparina nei pazienti Covid curati a casa. “Se utilizzati al momento sbagliato, questi strumenti creano piu’ danni che benefici”. A mettere in guardia dalla “moda del cocktail di farmaci assunti troppo precocemente iniziata con la seconda ondata” e’ Massimo Andreoni, direttore dell’UOC Malattie Infettive dell’Ospedale di Tor Vergata a Roma. E la tendenza si riscontra da Sud a Nord. “Le prescrizioni ‘dettate dal panico’ sono una malpractice che serpeggia pesantemente – osserva Matteo Bassetti, primario di Malattie Infettive al San Martino di Genova – con conseguenze anche sul futuro, perche’ l’uso indiscriminato di antibatterici sta ponendo le basi di una pandemia da germi resistenti“.
Gli antibiotici macrolidi, tra cui l’azitromicina, osserva Bassetti, presidente della Societa’ Italiana Terapia Antinfettiva (Sita), “hanno mostrato di avere effetti antinfiammatori, ma vediamo troppi pazienti che fanno a casa una terapia di antibiotici come misura preventiva, mentre vanno usati solo se ci sono segni radiologici di polmoniti o in pazienti ospedalizzati in cui c’e’ un rischio oggettivo che il virus apra la porta a un batterio. Altrimenti aumentiamo la proliferazione di batteri resistenti, che saranno il vero post-Covid” e “a cui stiamo gia’ assistendo in ospedale“. Attenzione anche al cortisone, che va assunto quando la saturazione dell’ossigeno scende. “Lo vediamo invece spesso prescritto appena arriva il risultato di un tampone positivo – chiarisce Andreoni, direttore scientifico della Simit (Societa’ Italiana Malattie infettive e tropicali) -. I dati pero’ mostrano che chi assume cortisone troppo presto ha un andamento peggiore rispetto a chi lo usa quando la malattia si aggrava, anche perche’ diminuisce le difese immunitarie“. Altrettanto vale il terzo farmaco della triade di cui si abusa a domicilio, l’eparina, che aiuta a evitare la formazione di trombi. “E’ utile per chi e’ allettato o per chi ha un rischio specifico di coagulazione. Altrimenti – conclude Andreoni – puo’ esporre a problemi emorragici”.
