Livelli di smog elevati sono molto pericolosi per la salute umana e contribuiscono alla mortalità di una determinata area, provocando decessi prematuri. Ridurre i livelli di smog sotto la soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) potrebbe prevenire più di 50mila morti all’anno in mille città europee prese in considerazione, tra cui una novantina italiane. E’ quanto stabilisce uno studio che stima il numero di decessi prematuri dovuti a due ‘ingredienti’ dell’inquinamento atmosferico: le polveri sottili (Pm2,5) e il biossido di azoto (NO2).
Dallo studio, pubblicato su ‘The Lancet Planetary Health’, emerge anche un triste primato italiano. Gli autori hanno classificato le città utilizzando un punteggio del carico di mortalità basato sui tassi di mortalità, la percentuale di mortalità prevenibile e gli anni di vita persi a causa di ciascun inquinante. Per il particolato fine Pm2,5 Brescia è risultata prima, con il più alto punteggio del carico di mortalità: 232 decessi prevenibili sotto la soglia Oms e 309 scendendo a livelli ancora più bassi (rispettivamente l’11 e il 15% delle morti annuali). Altre 2 città del Nord Italia dell’area della Pianura Padana, cioè Bergamo e Vicenza, rientrano tra le prime 5 con le maggiori implicazioni avverse per la salute da Pm2,5.
Mentre per il biossido di azoto le città più grandi e le capitali dell’Europa occidentale e meridionale, anche italiane, erano le più in alto. Madrid (206 morti prevenibili ai livelli Oms e 2.380 morti prevenibili scendendo sotto livelli più bassi, rispettivamente lo 0,6% e il 7% dei decessi annuali), Anversa, Torino, Parigi e Milano sono le prime cinque.
Il lavoro prende in considerazione 969 città e 47 metropoli in Europa e arriva alla conclusione che, riducendo l’inquinamento dell’aria sotto la soglia di allarme definita dall’agenzia Onu per la salute, si potrebbero evitare 51.213 morti l’anno per esposizione a Pm2,5 e 900 per NO2. Con un’ulteriore riduzione a livelli ancora più bassi, si avrebbe uno scenario che vede 124.729 decessi annui prevenibili associati all’esposizione a Pm2,5 e 79.435 associati all’esposizione a NO2 in tutte le città.
All’altro estremo della classifica ci sono invece le città dei Paesi scandinavi hanno registrato la mortalità più bassa sia per Pm2,5 che NO2. Tromso in Norvegia ha avuto il carico di mortalità più basso associato all’NO2, mentre Reykjavik in Islanda ha avuto il carico di mortalità più basso associato al Pm2,5, mentre in entrambe le città non ci sono state morti prevenibili a causa dell’inquinamento atmosferico in entrambi gli scenari di riduzione. Sulla base dei dati emersi, gli esperti chiedono “un’azione politica urgente per ridurre l’inquinamento atmosferico e realizzare comunità sostenibili, vivibili e sane“. Queste nuove stime “specifiche per città – sottolinea Mark J Nieuwenhuijsen, dell’Istituto per la salute globale di Barcellona (ISGlobal), in Spagna, coautore dello studio – evidenziano il grave impatto dell’inquinamento atmosferico sui residenti“. Sono emerse “differenze locali non spiegate da studi precedenti condotti a livello nazionale. Lo studio dimostra che molte città non stanno ancora facendo abbastanza per affrontare lo smog. Non esiste una soglia di esposizione sicura al di sotto della quale l’inquinamento atmosferico è innocuo e la politica sanitaria del governo locale dovrebbe riflettere questo“.
Lo studio è stato caratterizzato dall’uso di una risoluzione maggiore per definire l’inquinamento locale e di un algoritmo per classificare le città. “Le aree metropolitane come Madrid – spiega Sasha Khomenko, di ISGlobal – registrano alti tassi di mortalità a causa del biossido di azoto, un gas tossico associato ad alti volumi di traffico nelle aree urbane densamente popolate. Il traffico, la combustione di carburante e le attività industriali sono i principali contributori al Pm2,5. La Pianura Padana nel Nord Italia è un’area densamente urbanizzata con elevate emissioni antropiche, mentre le aree della Polonia meridionale e della Repubblica Ceca orientale ospitano industrie di estrazione del carbone e la combustione del carbone domestico è frequente durante i mesi invernali“. Pur avendo lo studio in questione “delle limitazioni” ed essendo necessarie “ulteriori ricerche“, l’identificazione delle differenze locali, concludono gli autori, è importante in quanto non sempre emergono nelle stime a livello nazionale. “Ad esempio – spiega Khomenko – l’Italia non è classificata fra i Paesi con il più alto carico di mortalità a causa dell’esposizione al Pm2,5, ma nel nostro studio abbiamo rilevato la più alta mortalità nelle città del Nord Italia. Ci auguriamo che le autorità locali utilizzino questi nuovi dati per informare e attuare nuove politiche che abbiano un impatto positivo sulla salute dei loro abitanti”.


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