Il vaccino può causare una falsa positività al Covid? Dall’università di Palermo la richiesta di chiarimento alla Pfizer

“Quasi tutti i sanitari del Pronto soccorso vaccinati con la prima dose al Policlinico di Palermo sono risultati positivi al sierologico eseguito dopo circa 15-20 giorni"

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Troppi contagi fra gli operatori sanitari che hanno eseguito la prima dose del vaccino anticovid, in servizio nei reparti dove sono esplosi focolai, tanto che il professore di Igiene dell’università di Palermo e direttore dell’Istituto di Igiene del Policlinico ha chiesto all’azienda Pfizer Italia se è possibile che il farmaco faccia interferenza con il tampone rapido antigenico che ricerca le proteine del covid. Meno probabile l’interferenza con il tampone molecolare, che invece rileva sequenze genetiche del virus. Si tratta per ora solo di una sorta di intuizione, senza alcun fondamento scientifico: “Serve una valutazione più approfondita per escludere la possibilità di imbattersi in falsi positivi tra i vaccinati“, spiega il professore.

Gli ultimi focolai esplosi al Civico di Palermo in Medicina d’urgenza e Cardiologia hanno interessato decine di pazienti non vaccinati, ma anche una ventina tra medici e infermieri. Tutti i sanitari avevano ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer fra il 31 dicembre e il 7 gennaio. Ciò che resta da chiarire è se si tratti in tutti casi di reale contagio, come documenta anche uno studio clinico pubblicato sul New England in cui si parla di persone che hanno sviluppato i sintomi fra la prima e la seconda dose. E’ infatti solo con il richiamo che la copertura è garantita al 95 per cento dopo 7 giorni dalla somministrazione.

La positività rilevata dal tampone per i soggetti vaccinati potrebbe essere dovuta ad una interferenza con il vaccino. Il professore di Igiene all’università di Palermo, Francesco Vitale, responsabile dell’ambulatorio di Epidemiologia clinica, invita alla prudenza: “Ho telefonato a Pfizer Italia per chiedere se hanno avuto segnalazioni di interferenze con i test rapidi antigenici e con i molecolari”.

Il vaccino a rna – spiega il professore – genera un codice nel nostro organismo che fa sviluppare la proteina S. Sul mercato ci sono tantissimi test antigenici. Se quelli che usiamo vanno a ricercare la proteina S, allora è possibile che diano una positività anche per i vaccinati”. “Non si tratta di una interferenza lunga. L’rna, degradandosi, produce questa proteina S che poi a sua volta si degrada quando si producono gli anticorpi. Ma se il test viene eseguito in questa fase transitoria, allora è probabile che dia una positività. Per cui bisogna stare attenti a non usare questi test sui vaccinati in questa fase. Oppure bisogna usare test che non rilevano questa proteina ma altre. Abbiamo chiesto a Pfizer se hanno rilievi di questo tipo”. Il dubbio resta anche per i molecolari, che spesso hanno confermato l’esito del rapido. “Stiamo verificando anche questo – precisa Vitale – ma non dovrebbe essere così, perché i molecolari intercettano sequenze genetiche del virus”.

Quasi tutti i sanitari del Pronto soccorso vaccinati con la prima dose al Policlinico di Palermo – dice il professore – sono risultati positivi al sierologico eseguito dopo circa 15-20 giorni. Segno che hanno avuto una risposta immunitaria, anche se non particolarmente forte. Solo il rinforzo che si ha attraverso il richiamo a 21 giorni determina una concentrazione di anticorpi con una maggiore copertura e una maggiore durata”.