Secondo alcuni storici l’Editto di Tessalonica diede inizio a un processo per il quale per la prima volta una verità dottrinale veniva imposta come legge dello Stato, trasformando di conseguenza la dissidenza religiosa in un crimine vero e proprio.
In sostanza il 27 febbraio del 380 d.C. l’imperatore Teodosio I, decretava il cristianesimo religione di Stato e metteva in moto una serie di provvedimenti che avrebbero portato alla persecuzione dei pagani e degli eretici, ritenuti pericolo pubblico e nemici dello Stato.
Teodosio I il Grande: l’imperatore antipagano

La capacità strategica di Teodosio fu immediatamente chiara poiché da subito egli inaugurò una politica di accordi con i barbari che rimase una costante durante tutto il suo regno, egli infatti consentì ai goti di stanziarsi nei Balcani, entro i confini dell’impero e permise loro di autogovernarsi con le proprie leggi.
Una delle maggiori prove del suo regno fu quando dovette affrontare le gravi tensioni con l’Impero Romano d’Occidente, nel momento in cui un usurpatore si era insediato in Gallia e in Spagna e nel 383 aveva determinato la fine di Graziano, cui succedette Valentiniano II, ancora troppo giovane per governare e posto sotto la tutela della madre Giustina che esercitò il governo in quegli anni.
La rapida nomina di Valentiniano doveva assicurare continuità alla dinastia e con la politica di Graziano.
Graziano e Teodosio erano, infatti, entrambi cristiani praticanti e procedettero con l’appoggio e in stretta collaborazione con la Chiesa nell’avversione e nella lotta al paganesimo.
Soprattutto Teodosio aveva il fermo proposito di far divenire il cattolicesimo (termine che a quel punto era oramai entrato nell’uso comune) l’unica religione di Stato e di fare di questo proposito il vessillo della sua politica di unità imperiale.
Nel 379 d.C., Graziano che in un primo momento aveva ribadito la tolleranza verso tutti i culti e le eresie, a Milano aveva abolito il provvedimento e rinunciato al pontificato massimo così come aveva fatto Teodosio nel momento in cui era diventato Augusto, nonostante fosse suo di diritto.
Era il simbolo questo del declino delle anche strutture dello Stato pagano a cui seguirono le riduzioni delle prerogative dei soldati pagani.
L’Editto di Tessalonica
Il decreto dichiarava il cristianesimo (in particolare quello che seguiva i canoni del credo niceno-costantinopolitano) religione ufficiale dell’Impero Romano: proibiva fermamente l’arianesimo e i culti pagani tutti.
Il testo fu redatto dalla cancelleria di Teodosio I ed era destinato a combattere l’eresia esigendo da tutti i cristiani una confessione di fede conforme alle delibere del Concilio di Nicea, inoltre, la legge riconosceva alle due sedie episcopali di Roma e di Alessandria d’Egitto il primato in materia di teologia.
Sebbene l’editto proclamasse il Cristianesimo religione di Stato, tuttavia, non stabiliva ancora alcuna direttiva specifica, per cui si dovettero attendere i cosiddetti decreti teodosiani promulgati da Teodosio I per normare l’attuazione pratica dell’Editto di Tessalonica.
I decreti teodosiani: la persecuzione del paganesimo
Teodosio che oramai era stabilmente stanziato a Costantinopoli, seguì la linea di Graziano prendendo dei provvedimenti analoghi contro i pagani e nel 381 d.C. prese parte a un concilio in cui si condannava fermamente l’arianesimo.
Valentiniano II era stato posto sotto l’influenza del vescovo di Milano, Ambrogio, che aveva sempre preso vigorosamente posizione contro ogni tolleranza religiosa e provocando forti contrasti a corte, dove la madre Giustina era invece del tutto incline ad avallare l’arianesimo. Contrasto che si tradusse con la disfatta militare prima e con la morte per strangolamento dello stesso Valentiniano II.
Tuttavia, dopo il 390 d.C. le misure di Teodosio contro il paganesimo, le apostasie e le eresie si fecero sempre più dure, fino a culminare nell’emanazione del 24 febbraio 391 d.C. che chiudeva tutti i templi e aboliva ogni forma di culto pagano, persino quelli praticati privatamente.
Nel 392 d. C. si stabilì, inoltre, che ogni atto di paganesimo era da considerale sacrilego ed equiparabile ad un atto di lesa maestà, la traduzione pratica dei decreti teodosiani fu una vera e propria persecuzione del paganesimo.
Oramai la partita con il paganesimo era chiusa: templi come il Serapeum di Alessandria furono distrutti in tutto l’impero; vescovi e arcivescovi furono a capo di asceti fanatici che uccisero fedeli intenti nelle loro funzioni sacre mentre distruggevano i loro luoghi di culto; i Giochi Olimpici cessarono nel 394 d.C .; e i misteri di Eleusi appena due anni dopo; i Libri Sibillini (la raccolta di responsi oracolari sul destino di Roma) furono bruciati nel 407 d.C..
Ancora più spietato fu il successore di Teodosio I: nel 416 d.C. un editto di Teodosio II stabilì che solamente i cristiani potevano svolgere la funzione di giudici, rivestire cariche pubbliche e arruolarsi nell’esercito; nel 423, infine, dichiarò tutte le religioni pagane null’altro se non “culto del demonio” e decretò che tutti coloro che persistevano nella pratica di tali culti venissero sottoposti a punizioni come il carcere e la tortura.