“Il SIVEMP-Veneto, Sindaco Italiano Veterinari di Medicina Pubblica, in un articolo pubblicato ieri sul proprio portale ha commentato gli esiti dei test diagnostici attualmente in corso negli allevamenti di visoni, tra cui anche nell’unico allevamento veneto situato a Villa del Conte, in provincia di Padova, nel quale risulterebbero: 5 animali, sottoposti a test virologici (tamponi oro-faringei e/o fecali), con positività al SARS-CoV-2; 90% dei visoni su un campione di 60 animali sottoposti a test sierologici (sangue), con anticorpi per esposizione al coronavirus SARS-CoV-2. Si tratta evidentemente di un focolaio di SARS-CoV-2, esattamente come accaduto lo scorso agosto nell’allevamento lombardo di Capralba (CR) dove furono rilevate 2 positività ai test virologici, cui se ne aggiunse una terza a novembre; l’allevamento, oltre 26.000 visoni, venne poi abbattuto a dicembre”. A darne notizia la Lav-Lega anti Vivisezione che già lo scorso novembre LAV aveva diffuso immagini “che documentavano come allevatori e addetti non rispettino le minime misure di biosicurezza finalizzate ad evitare l’introduzione del coronavirus tra i visoni. Tra gli allevamenti segnalati dalla LAV c’era anche l’allevamento di Villa del Conte (PD)“.
I controlli diagnostici in corso negli allevamenti di visoni sono effettuati in ottemperanza dello screening diagnostico disposto con Circolare n.27663 del 21 dicembre. Per tutto il 2020 infatti, in Italia non c’è mai stato obbligo di controllare, con test diagnostici, l’eventuale presenza del virus tra i visoni nonostante fosse ampiamente noto che i visoni infettati dal coronavirus SARS-CoV-2 sono perlopiù asintomatici; condizione che comporta la formazione di veri e propri serbatoi del virus. Il Sivemp-Veneto specifica che “da notizie preliminari, anche l’unico allevamento rimasto attivo in Veneto, a Padova ha avuto deboli positività alla RT-PCR in meno di cinque visoni. La sieroprevalenza su un primo gruppo di 60 visoni, al contrario ha percentuali di oltre il 90%, a sottolineare ancora che si è intercettata la coda dell’infezione, a fronte di casi umani confermati. Anche qui, nonostante la implementazione, la sorveglianza passiva non è stata tempestiva e preventiva. Si è in attesa di ulteriori dettagli dall’IZS delle Venezie che in prima linea segue il focolaio, anche per evitare allarmi e che, come accaduto in altre zone, la stampa parli di “focolai nascosti”“.
I veterinari si interrogano sulla “necessità di discutere se la sorveglianza passiva debba essere sostituita da una sorveglianza attiva, visto anche l’esiguo numero di allevamenti sul territorio, e la possibilità di ricorrere a screening di allevamento con pochi campioni, anche ambientali. Oppure, in maniera più drastica, prolungare il divieto di riproduzione nell’allevamento dei visoni, in modo da garantire un periodo di “quasi” tutto vuoto di un anno. I due episodi di Cremona e Padova di sicuro sottolineano che l’attuale sorveglianza non è tempestiva“. Attualmente in Italia ci sono 6 allevamenti che detengono almeno 7.000 visoni riproduttori. La Lav ha chiesto al Ministero della Salute di vietare l’allevamento.


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