Nel periodo compreso tra le due guerre, l’esplorazione antartica effettuò un notevole salto di qualità grazie all’impiego di mezzi aerei.
Sir George Hubert Wilkins fu un esploratore polare australiano, ma il suo interesse per le scienze si estese anche all’ornitologia e alla geografia, fu inoltre pilota, soldato e geografo; ma soprattutto fu colui che pur non riuscendo ad attraversare il Polo Nord con il suo sottomarino, il “Nautilus” di Verniana ispirazione, fu in grado di dimostrare che i sottomarini erano in grado di riuscire nell’impresa e quindi di operare sotto la calotta polare.
George Hubert Wilkins i primi anni di vita e il valore militare
Studiò a Mount Bryan East e alla Adelaide School of Mines and Industries, dove portò avanti i suoi studi in ingegneria, in seguito, proprio ad Adelaide dove trovò lavoro all’interno di un cinema itinerante.
Più tardi si spostò a Sidney dove lavorò come direttore della fotografia e infine giunse in Gran Bretagna dove, mentre lavorava come cameramen cinematografico per i Gaumont Studios, divenne uno dei primi pionieri della fotografia aerea.
La sua abilità come fotografo gli valse un posto in diverse spedizioni artiche, tra cui la controversa spedizione canadese del 1913 con Vilhjalmur Stefansson, che abbandonò pare al proprio destino parte dell’equipaggio di una delle navi rimasta incagliata nei ghiacci.

Grazie alla sua eroica prontezza di spirito fu l’unico fotografo ufficiale australiano a ricevere una medaglia da combattente.
Tutt’ora rimane l’unico fotografo ufficiale australiano di qualsiasi guerra ad aver ricevuto questa onorificenza.
Inoltre, fu ferito diverse volte ma riuscì sempre a sopravvivere, talvolta prendendosi il carico di altri feriti e altre fornendo informazioni vitali sull’attività nemica che osservava grazie alla sua posizione privilegiata di fotografo.
Le spedizioni esplorative
Nel 1923 condusse uno studio per il British Museum nell’Australia tropicale dove raccolse esemplari della fauna autoctona più rara, principalmente mammiferi.
Il libro di Wilkins, “Undiscovered Australia” del 1929, rendeva evidente l’estensione e la qualità raggiunta dal suo lavoro in due anni e mezzo fino al 1925, durante i quali la sua vita fu occupata completamente da questo progetto: oltre ai mammiferi, le collezioni includevano piante, uccelli, insetti, pesci, minerali, fossili e manufatti aborigeni.
Sebbene il suo lavoro fosse acclamato dalle equipe scientifiche del museo, fu preso in poca considerazione dalle autorità australiane a causa delle critiche avanzate dallo studioso nei confronti dei danni ambientali che si stavano verificando nel Paese e del suo atteggiamento favorevole e amico verso gli indigeni australiani.
A partire dal 1926, Wilkins iniziò una serie di voli nel bacino polare artico, durante uno dei quali scese con l’aereo sul pack (lo strato di ghiaccio marino derivante dallo sgretolamento della banchisa), a 77º 45? lat. N e 175º long. e compì misurazioni batimetriche nel Mare Artico.
Lì effettuò una serie di carotaggi e sondaggi che indicarono una profondità dell’acqua a 16.000 piedi.
L’anno successivo il 15 aprile 1928, un anno dopo il volo di Charles Lindbergh attraverso l’Atlantico, Wilkins ed Eielson effettuarono una traversata trans-artica da Point Barrow, in Alaska, a Spitsbergen (la più estesa delle isole Svalbard), arrivando circa 20 ore dopo, il 16 aprile.
Nel 1928 esplorò le regioni antartiche con frequenti voli sull’Antartide nel corso dei quali credette d’individuare l’esistenza d’uno stretto tra il continente e la Terra di Graham.
Il risultato più concreto delle sue ricerche fu, in effetti, il rilievo della Terra di Graham, di cui dall’alto riuscì a riconoscere la struttura peninsulare e le isole prospicienti. L’anno seguente, infatti, confermò l’insularità della Charcot Island.
Il viaggio del Nautilus
Wilkins dichiarò che la spedizione aveva lo scopo di condurre uno “studio meteorologico completo” e che l’intento fosse quello di raccogliere “dati di interesse accademico ed economico”. Wilkins riuscì in questo modo ad anticipare di diversi anni quelle che sarebbero diventate le stazioni meteorologiche artiche e sostenne che un sottomarino poteva portare un laboratorio completamente attrezzato fino all’Artico.
A Wilkins fu concesso di noleggiare un sottomarino statunitense in disarmo l’O-12 che venne ribattezzato Nautilus, in onore del “20.000 leghe sotto i mari” di Jules Verne. Il sottomarino venne dotato di un trapano progettato su misura che avrebbe consentito di perforare il ghiaccio in alto per ottenere la ventilazione del mezzo.
L’equipaggio era composto da 18 uomini scelti con grande attenzione e tra di loro figuravano anche diplomatici dell’Accademia navale degli Stati Uniti e veterani della Prima guerra mondiale. Dopo aver testato il mezzo con una serie di immersioni di prova ed essere certo delle prestazioni sia dei macchinari che del personale di bordo, Wilkins e i suoi lasciarono la sicurezza delle vie navigabili lungo la costa e si diressero a Nord dell’Atlantico il 4 giugno del 1931.
Dopo aver effettuato le riparazioni e aver preso a bordo il contingente scientifico che si imbarcò in Norvegia, Wilkins si trovò davanti a un altro problema, mancavano i sistemi da immersione che erano necessari per controllare il Nautilus mentre si trovava sommerso.
Wilkins, però, era deciso a tentare l’impresa anche senza questo ausilio necessario alla navigazione sotto i ghiacci e giunse infine alla latitudine 82 ° 15 ? N.
L’equipaggio fu in grado di prelevare campioni di ghiaccio, testare la salinità dell’acqua e la gravità nei pressi del Polo, ma l’avventura nell’Artico stava diventando troppo pericolosa e dopo un appello di uno dei finanziatori, Wilkins si decise a rientrare in Inghilterra.
Al rientro una violenta tempesta costrinse il Nautilus a riparare in Norvegia e infine si rese necessario affondare la nave che era orami impraticabile per qualsiasi utilizzo futuro.
Nonostante Wilkins non raggiunse il suo obiettivo di navigare con un sottomarino sotto il Polo Nord, riuscì comunque a dimostrare che i sottomarini erano in grado di operare sotto la calotta polare, e ad aprire in tal modo la strada a future missioni di successo.
Prese poi parte tra il 1933 e il 1936 ad altre spedizioni in Antartide e successivamente lavorò come consulente e geografo per le forze armate statunitensi.
Wilkins visse abbastanza per apprendere nell’agosto 1958 dei transiti sotto i ghiacci del Mare Artico da parte dei sottomarini USS Skate e USS Nautilus.
Egli recò un notevole contributo all’esplorazione polare, tanto che il Wilkins Sound, la Wilkins Coast e la Wilkins Ice Shelf in Antartide prendono il nome da lui e dopo la sua morte avvenuta nel 1958, le sue ceneri furono sparse al Polo Nord in una solenne cerimonia commemorativa a bordo del sottomarino USS Skate che le depose il 27 marzo 1959 seguendo gli ultimi desideri dell’esploratore.
Wilkins era principalmente un esploratore sul campo e un pioniere che ha lavorato a un piano chiaro a lungo raggio, basato sulla sua convinzione della necessità di un’organizzazione meteorologica mondiale. A quasi un secolo di distanza le intuizioni di questo esploratore ci colpiscono con la loro lungimiranza poiché egli fu in grado di vedere la profonda interconnessione di tutti gli elementi del pianeta terra con la stessa chiarezza e perentorietà con la quale oggi si presenta a tutti noi.