Una grande galleria d’arte a cielo aperto: è la città di Lione, che con i suoi dipinti urbani viene considerata la capitale europea dei murales, qui se ne contano infatti più di 150 distribuiti tra i vari quartieri della città.
Sono realizzati con la tecnica del trompe-l’oeil che induce, nell’osservatore, l’illusione di guardare oggetti e persone reali, quasi tridimensionali, conferendo a questi murales la capacità di sorprendere ogni visitatore che giri un angolo distrattamente e si trovi davanti un’immensa opera d’arte tra sogno e realtà.
La vita della città e i suoi abitanti colti nella quotidianità, teatri che scivolano da un panneggio o personaggi che hanno dato lustro a Lione sono le scene che si rinnovano almeno ogni 10 anni grazie alla cura e all’attenzione riservata a questi dipinti che fanno di Lione un luogo unico e originale.
La storia dei murales di Lione

È così che l’arte si spostò per la strada e precisamente sui muri delle città, dei palazzi, dei quartieri grazie ai graffiti come quelli d’oltreoceano di Keith Haring o quelli con cui Diego Rivera aveva dato vita a una nuova tradizione artistica già negli anni ’20 del Novecento.
Su questi esempi a Lione un gruppo di giovani pittori diede vita a un collettivo chiamato Cité Création. La Lione di quegli anni era, in effetti, una città incolore e priva di quel tipo di attrattiva contemporanea rappresentata dai graffiti, il sindaco Michel Noir capì che la città aveva necessità di uno slancio in direzione di una maggiore modernità e incoraggiò l’iniziativa del collettivo.
I murales sono perfettamente inseriti nel contesto urbano e impreziosiscono la città con la doppia funzione di liberare dal grigiore Lione e consentire agli abitanti di riappropriarsi della propria identità locale tracciando la storia dei singoli quartieri di appartenenza con una forma d’arte che si presentasse diretta e universalmente comprensibile.
I Murales di Lione
La gru vista da lontano appare talmente vera che sembra riuscire a muoversi e gli abitanti sono ritratti sorridenti e in alcun modo toccati da alcuna preoccupazione se non quella di salutarsi amabilmente, in quella che nel tempo si è trasformata in una delle zone più rinomate e costose di Lione.
La Bibliothèque de la Cité
Il murales è stato creato nel 1998 e oggi attrae turisti e bibliomani da tutto il mondo, intenti non solo ad apprezzare i dipinti dei testi di François Rabelais, Voltaire, Louise Labé, Jean Reverzy, Frédéric Dard, Annie Salager e molti altri, ma anche perché il quartiere in cui sono collocati è rinomato per accogliere numerosi librai che ingolosiscono i collezionisti di tutto il Paese.
Tra i più significativi graffiti urbani di Lione vi è il Fresque des Lyonnais, che si trova nei pressi del Municipio di Lione, nel 1° arrondissement, all’angolo con Rue de la Martinière, un murales di 800 metri quadri di superficie composto da 24 personaggi storici di Lione e 6 personaggi contemporanei, disegnati al piano terra, mentre interagiscono con i residenti.
Riconosciuto il grande successo di quell’esperimento, il sindaco di Lione dell’epoca chiese al collettivo Cité Création, di creare un progetto simile.
Tra i personaggi, dipinti tra il 1994 e il 1995 dai giovani writers, vi sono personaggi storici come i fratelli Lumière che proprio qui diedero vita alla loro invenzione del cinematografo; ma anche Giovanni da Verrazzano, esploratore italiano che girò il mondo proprio dalla e in nome della Francia e naturalmente il Piccolo Principe, capolavoro della narrativa per grandi e piccini creato dall’aviatore e scrittore Antoine de Saint-Exupéry e proprio insieme ad esso ritratto; e ancora Tony Garnier, famoso architetto e urbanista francese nato proprio a Lione; eguale nascita anche per l’imperatore romano Claudio e per lo chef Paul Bocuse.
I murales vengono periodicamente ritoccati e riadattati alla modernità e la città non si ferma mai poiché non si può mai dire di averli visti tutti che ne compaiono di nuovi, tra gli altri più interessanti, al di là della Saona si trova in Place Ennemond-Fousseret il dipinto dell’Hotel des Loges; Lo studio d’artista, invece si trova in una via subito dopo Quai Saint Vincent; imperdibile anche la Fresque Vegetale Lumiere, che combina, in una composizione scandita da piantagioni verticali, la scrittura urbana dei muri dipinti.