La pandemia, insieme alle misure di sicurezza messe in campo per arginare la diffusione del nuovo coronavirus in alcune zone, hanno quasi dimezzato il rumore sismico generato dalle attività umane. E’ quanto emerso da uno studio, pubblicato sulla rivista Science, condotto dai ricercatori dell’Imperial College di Londra, dell’Universita’ di Oxford, dell’Osservatorio reale del Belgio e del Servizio sismologico svizzero presso il Politecnico federale di Zurigo (ETH), secondo i quali il rumore sismico da marzo 2020 è diminuito globalmente, con picchi di riduzione del 50 per cento in alcune aree. “Le vibrazioni del terreno provocate dal traffico e dal lavoro industriale – afferma John Clinton del Servizio sismico svizzero – sono diminuite a livello globale durante i lockdown, provocando il periodo di quiete nel rumore sismico piu’ lungo ed esteso mai registrato”.
L’equipe di ricercatori ha utilizzato sismometri professionali e amatoriali per misurare il rumore sismico, esaminando i dati sismici da una rete globale di 268 stazioni sismiche in 117 paesi. Hanno così scoperto che i livelli di rumore risultavano ridotti in 185 rilevatori, che in alcune parti, come nello Sri Lanka, raggiungevano un calo del rumore sismico del 50 per cento. “Il rumore sismico – spiega il sismologo – si riferisce alle vibrazioni del terreno provocate dal traffico o da macchinari pesanti, ma anche da fenomeni naturali come terremoti e condizioni meteorologiche avverse“.
Gli autori sottolineano che i cali più significativi sono stati riscontrati nelle aree piu’ densamente popolate, come Singapore e New York City, ma le letture indicano diminuzioni anche in aree remote, come la Foresta Nera tedesca. “Le settimane di lockdown sono state il periodo piu’ silenzioso mai registrato, stando agli archivi di dati degli ultimi 20 anni – precisa l’esperto – questa quiete ha fornito l’opportunita’ di individuare eventi naturali che altrimenti sarebbero rimasti inosservati e di distinguere meglio le differenze tra i segnali prodotti dalle attivita’ antropiche e quelli naturali“.
Gli studiosi sperano che queste analisi possano contribuire alla progettazione di strumenti utili per le previsioni dei disastri naturali in futuro. “Con l’aumento dell’urbanizzazione e la crescita della popolazione globale – osserva Frederick Massin del Servizio sismico svizzero e coautore dell’articolo – un numero maggiore di individui abitera’ zone geologicamente pericolose, per cui sara’ sempre piu’ importante distinguere tra il rumore sismico naturale e quello provocato dall’uomo. Questo studio potrebbe dare il via a un nuovo campo di indagine”. “Per fare solo un esempio – riporta Thomas Lecocq dell’Osservatorio reale del Belgio, altra firma dell’articolo – a Central Park il rumore e’ stato inferiore del 10 per cento durante il lockdown”.
Il team riferisce anche di una riduzione quasi globale del rumore sismico ambientale ad alta frequenza, un fenomeno iniziato in Cina alla fine di gennaio e diffusosi in Europa e nel resto del mondo tra marzo e aprile. “Il rumore generato dall’uomo di solito si attenua durante i periodi tranquilli come le festivita’ natalizie o il Capodanno cinese – spiegano gli autori – ma una ‘antropausa’ da rumore sismico di queste dimensioni non era mai stata osservata prima”.
“Il nostro studio evidenzia il grande impatto delle attivita’ umane sul pianeta – conclude Stephen Hicks dell’Imperial College di Londra, altra firma del documento di ricerca – e potrebbe aiutarci a comprendere meglio le differenze tra il rumore sismico con cause antropiche e quello di origine naturale”.


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