Sars-Cov2, prosegue la ‘caccia’ alle varianti: l’ultima identificata in Messico, preoccupa quella sudafricana

Un'altra variante del Sars-Cov2 è stata identificata in Messico, che è in questo momento il terzo Paese al mondo per numero di decessi

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Le variante del Coronavirus sono ormai innumerevole ma a ‘fare notizia’ sono quella che maggiormente preoccupano medici e virologi. L’ultima è stata identificata in Messico, su alcuni soggetti positivi al Sars-Cov2. Lo hanno annunciato i ricercatori del Laboratorio per la diagnosi delle malattie emergenti (LaDEER) dell’Università di Guadalajara dopo aver riscontrato una possibile mutazione del virus nei campioni di quattro persone residenti nella zona di Jalisco. Natali Vega, capo del laboratorio, ha sottolineato in conferenza stampa che queste variazioni potrebbero essere indicatori di una nuova ‘variante messicana’ o che il virus potrebbe aver colpito i processi che danno immunità a una persona dopo aver superato l’infezione.

Foto di Francisco Guasco – Ansa

Questo significa che se sono già stato infettato e ho sviluppato l’immunità, teoricamente dovrei essere protetto in caso entrassi in contatto con il virus di nuovo. Ma davanti a questa mutazione è probabile che l’immunità raggiunta non mi protegga più“. La mutazione in questione è simile alla E484K, presente nei ceppi brasiliano e sudafricano. Il laboratorio ha spiegato di aver raccolto altri campioni di persone positive al coronavirus che abitano nella stessa area, allo scopo di avere dati più esaustivi nel giro delle prossime due settimane. Vega ha sottolineato che è ancora troppo presto per dire se questa variante influenzerà l’efficacia dei vaccini, poiché è necessario condurre studi clinici più approfonditi. Il Messico, dall’inizio della pandemia ha registrato 1,9 milioni di casi e oltre 161.200 morti, classificandosi come terzo Paese al mondo in termini assoluti per numero di decessi da coronavirus.

Oms, la variante sudafricana preoccupa per reinfezione

Le nuove varianti del Covid preoccupano, in particolare quella sudafricana, perché il virus si trasmette più velocemente, ed i sistemi sanitari potrebbero avere più difficoltà. Ma soprattutto perché rapporti preliminari mostrano che con la mutazione sudafricana c’é il rischio di reinfettarsi”. Così il direttore dell’Oms Europa Hans Kluge intervenendo alla plenaria del Comitato delle Regioni. “Inoltre – aggiunge – dobbiamo valutare cosa significhi questo per i vaccini“.