Terremoti in Spagna, lo sciame sismico di Granada non si ferma. L’esperto INGV: “811 scosse in una settimana, è insolito per due motivi. Un vero rompicapo”

Spagna, prosegue lo sciame sismico: centinaia di scosse di terremoto negli ultimi giorni, l'esperto INGV fa il punto
MeteoWeb

Una forte scossa di terremoto magnitudo 4.4 ha scosso lo scorso 23 gennaio la Spagna, creando non poca preoccupazione nei cittadini della provincia di Granada: il sisma è avvenuto alle 12:15, con epicentro a Santa Fe, nel sud del Paese, e profondità di appena 2 km. E’ stato uno dei più forti avvertiti nella provincia: i media locali riportano che secondo l’Instituto Geográfico Nacional de España “si è trattato del sisma più potente degli ultimi 10 anni, quando si è verificata una scossa di magnitudo 6.2 con epicentro a Nigüelas. E’ stato anche il secondo più forte in oltre 30 anni: bisogna risalire al 1990 per un sisma di magnitudo 4.8 con epicentro a Ízbor“.

Nell’area, inoltre è in atto un particolare sciame sismico: sono numerose le scosse di terremoto registrate negli ultimi giorni nella provincia di Granada, con epicentro nei pressi delle città di Santa Granada, Santa Fe, Atarfe e Cùllar Vega, nell’hinterland orientale del capoluogo, Granada appunto. Tante persone si sono riversate in strada impaurite non solo il 23 gennaio, ma, ad esempio, anche nella notte tra 26 e 27 gennaio: le autorità locali in quell’occasione hanno invitato la popolazione a mantenere la calma, confermando che non sono stati registrati danni a persone o cose.
Il primo ministro Pedro Sanchez, in un tweet, ha rassicurato la popolazione chiedendo ai cittadini di ascoltare le indicazioni dei servizi di emergenza.
Il sindaco di Granada Luis Salvador ha chiesto ai cittadini “collaborazione e tranquillità” assicurando che le istituzioni sono “coordinate e preparate“.

Terremoti in Spagna, esperto INGV: “Sono l’effetto dello scontro tra Africa ed Europa”

terremoto spagna 23 gennaio 4.4Quella di Granada è tra le zone della Spagna più attive dal punto di vista sismico: lo ha spiegato a MeteoWeb Gianluca Valensise, sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Nell’area interessata dallo sciame “si sono verificate al momento 811 scosse, con epicentro nel bacino di Granada, una delle poche zone sismiche importanti della Spagna“. I terremoti nel Paese “avvengono principalmente nel sud, in particolare nella Cordigliera betica: le montagne più alte della Spagna, escludendo i Pirenei, si trovano in Andalusia, nell’area meridionale, e sono l’effetto dello scontro tra Africa ed Europa. Le due placche si scontrano dando origine a 2 catene montuose“.

La zona di scontro, ha affermato l’esperto INGV, “va dal sudovest della Spagna fino ad Alicante: da Cadice, Gibilterra, fino Alicante, passando per Malaga, Granada, Murcia. E’ qui che ci si aspetta terremoti. Dall’altra parte del Mediterraneo troviamo l’Algeria, e lì i terremoti sono molto simili e speculari“.

Nonostante dunque si tratti di una zona sismica, dove i terremoti non sono una rarità, è tuttavia insolito che “lo sciame sia così prolungato nel tempo“, così come è enigmatica la loro profondità, ha proseguito Valensise: quella interessata, è una zona con eventi tipicamenteprofondissimi: si può ricordare il sisma del 1954, magnitudo 7.8, verificatosi a Granada a 700 km di profondità lungo il piano di subduzione, formato da una placca che si infila sotto un’altra, come uno scivolo“. Il sisma, sebbene di magnitudo importante, “essendosi verificato a grande profondità, ha fatto pochissimi danni, perché l’energia del sisma si è attenuata fino ad arrivare in superficie: in Irpinia, dove i terremoti si verificano tipicamente a 10 km di profondità, ci sarebbe stato un cataclisma“. Invece, i terremoti odierni, localizzati “un po’ a nord rispetto alla sorgente del 1884, sono molto superficiali, ed è una cosa curiosa, perché in genere nella zona sono molto profondi. Sembrano essere a 2-3 km, un po’ come avviene a Ischia. E’ un rompicapo” .

Andando ancora indietro nel tempo, il sismologo INGV ha ricordato che il terremoto più indicativo “è quello del 1884, avvenuto nel giorno di Natale, noto come il terremoto di Arenas del Rey: ha avuto magnitudo 6.7, a metà strada tra il sisma di Norcia e quello in Irpinia. In questo caso si sono registrati molti crolli e un migliaio di vittime. E’ il paradigma di questo scontro in direzione quasi nord-sud tra la placca Europea a nord e quella Africana a sud. Le due catene, quella del Nord Africa, la Maghrebide, che va dal Marocco, passando per l’Algeria e arriva in Tunisia, e quella Betica, sono l’effetto e la testimonianza di questo scontro in atto. La catena Maghrebide è molto più attiva di quella Betica, infatti mentre in Algeria i terremoti sono più frequenti, in Spagna sono al contrario limitati“. Altri eventi storici importanti che si possono ricordare, ha concluso Valensise, sono “quello del 1829 in Alicante e quello del 1431 a Granada o ancora quello del 1522 ad Almeria“.

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