Violenza sulle donne, la criminologa Anna Vagli: “Il lockdown ha aggravato la situazione, c’è anche un fenomeno che si chiama effetto weekend”

Violenza sulle donne: come ha inciso il lockdown? "Ha aggravato e fatto crescere quelli che erano già fenomeni precedenti"

MeteoWeb

La criminologa Anna Vagli è intervenuta ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format “I Lunatici”, condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta dal lunedì al venerdì dalla mezzanotte alle sei del mattino.

La criminologa ha parlato di femminicidio: “Dall’inizio del 2021 i femminicidi sono nove, è una delle pagine più nere degli ultimi anni. Gli omicidi sono ridotti ai minimi storici, i femminicidi invece hanno riscontrato un’impennata. Questo è dovuto anche in parte a una porzione di vita costretta ai domiciliari per colpa del covid-19, anche se questo è un fenomeno che procede a passi elevati da qualche anno. Stiamo assistendo a un fenomeno del declino patriarcale. Per certi uomini la violenza è diventata un modo per sventare la minaccia della perdita, per mantenere un controllo sulla donna che non c’è più. Il loro motto è ‘o con me o con nessun altro’. Questa violenza è sintomo di un retaggio culturale che ormai si è fatto strada e che dimostra come l’uomo non riesca a gestire la perdita della compagna, non ne accetti la libertà e l’indipendenza, il fatto che possa dire no“.

Servirebbe una rivoluzione culturale che parta dalle scuole: “Sicuramente bisognerebbe partire dalle scuole. Mettere le panchine rosse, ricordare una sola data all’anno, il 25 di novembre, che le donne non si toccano, è quasi ridicolo. Il punto di partenza devono essere le scuole, è da lì che bisogna insegnare che siamo tutti uguali. Bisogna intervenire sui più piccoli per abbattere le architetture legate al genere. Bisogna partire dalle scuole anche perché negli ultimi anni stiamo iniziando a parlare di baby-femminicidio. Ci sono ragazze giovanissime che cadono per mano dei propri fidanzati ragazzini. Oltre a riscontare una difficoltà che hanno le donne adulte nel denunciare e ammettere la violenza, nelle ragazzine adolescenti che non ricevono una corretta educazione dalle scuole, si fa fatica a riconoscere il pericolo, perché non ragionano in termini di pericolosità ma di affettività a quell’età. Serve un’educazione al rispetto, altrimenti si sviluppa un adattamento psicologico nei confronti della violenza. Servirebbe un’ora a settimana a partire dalle elementari dedicato all’educazione e alla parità di genere“.

I dati che abbiamo da inizio anno sono più che preoccupanti. Lo scorso anno c’era una maggior sensibilizzazione rispetto a questa tematica, allo stato attuale c’è invece una tendenza a dimenticare, nessuno si preoccupa di queste donne che cadono per mano degli uomini, non c’è sensibilizzazione, è quasi diventato una normalità sentire di una donna uccisa dal marito o dal compagno. La violenza sulle donne è pandemica, va contrastata con qualsiasi mezzo, anche con l’informazione. Non basta la legge, ma anche le campagne di sensibilizzazione e il supporto emotivo“.

Come ha inciso il lockdown? “Ha aggravato e fatto crescere quelli che erano già fenomeni precedenti. E’ vero che ora viviamo un lockdown alleggerito, ma passare ventiquattro ore accanto al compagno maltrattante, aumenta i rischi. C’è un fenomeno che si chiama ‘effetto weekend’, il compagno ha più tempo da passare con la propria donna e quindi aumentano le possibilità in cui può agire violenza. Il confinamento in casa con tutte le difficoltà connesse ad un adattamento ad una nuova realtà psicologica ha certamente influito negativamente in certe dinamiche“.