Il 6 marzo 1918 spariva la USS Cyclops aprendo definitivamente l’era di uno dei più grandi misteri geografici del nostro pianeta: quello del Triangolo delle Bermuda.
Sebbene, contrastando le fantasiose teorie dell’epoca che ricercavano in una causa sovrannaturale la scomparsa della nave, fossero già state introdotte delle spiegazioni tangibili e plausibili, è solo da qualche anno che gli scienziati concordano su una possibile spiegazione metereologica per cui proprio nel Triangolo delle Bermuda sono scompari tanti mezzi aerei e navali.
La scomparsa della USS Cyclops

La nave era partita da Bahia con a bordo 309 persone che oltre all’equipaggio comprendevano: civili, agenti di viaggio, consoli e persino tre assassini. Una folla che salutò per l’ultima volta la banchina di un porto il 4 marzo 1918 quando si allontanò dalle Barbados.
La USS Cyclops (AC-4) classe Proteus, di 165 metri di lunghezza e 400 tonnellate di stazza, era una nave militare con al comando un ex ufficiale tedesco ed era diretta a Nord verso Baltimora, dopo essere salpata da Rio de Janeiro il 16 febbraio 1918 in direzione del Maryland.
Le condizioni con cui viaggiò la nave, tuttavia, non erano del tutto prive di pericolo.
Il carico trasportato in quell’occasione era di manganese e si pensava che la nave fosse sovraccarica poiché veniva superata la sua portata massima che era di 8000 tonnellate, in quanto il carico del minerale arrivava probabilmente a 10.000 tonnellate.
Nonostante non fossero previste soste fino al Maryland, la nave si fermò alle Barbados poiché il livello dell’acqua indicava il sovraccarico. A quel punto la nave partì il 4 marzo per Baltimora, dove non giunse mai sparendo per sempre il 6 marzo 1918.
Le indagini
Un’estesa indagine navale dell’epoca aveva concluso che, sebbene molte teorie fossero state avanzate, nessuna spiegava in modo soddisfacente la sua scomparsa.
Questa sintesi fu scritta prima che le due navi gemelle della Cyclops, cioè Proteus e Nereus, scomparissero anch’esse in mare durante la Seconda Guerra Mondiale.
Le due navi portavano anch’esse carichi pesanti, di simili minerali metallici a quelli trasportati dalla Cyclops durante il suo viaggio fatale, e ciò indusse a pensare che anche la loro perdita fosse il risultato di un catastrofico cedimento strutturale.
Se si combina questo fattore con una possibile perdita di potenza dell’unico motore funzionante, non è difficile comprendere in che tipo di difficoltà si sia verosimilmente trovata la nave in caso di maltempo.
Le nuove teorie sul Triangolo delle Bermuda
Qualche anno fa, un gruppo di scienziati guidati dal meteorologo satellitare della Colorado State University Steve Miller ha svelato il mistero di quella porzione di Oceano Atlantico più vicina al continente americano e ai Caraibi che prende il nome di Triangolo delle Bermuda e dove da sempre si verificano misteriosi incidenti aerei e marittimi a causa di condizioni mai pienamente dimostrate scientificamente.
“Questo tipo di nubi esagonali sopra l’oceano sono essenzialmente bombe d’aria” – ha spiegato il meteorologo Randy Cerveny -. Le nuvole formano microesplosioni, sostanzialmente getti d’aria in discesa dalla parte inferiore della nube che poi colpiscono l’oceano creando onde che a volte possono essere di dimensioni enormi.”
In linea con la precedente teoria, gli scienziati della University of Southampton nel Regno Unito, più di recente sostengono che la spiegazione dei fenomeni di sparizione tra Florida, Porto Rico e Bermuda sarebbe da ricercarsi nelle onde anomale di circa 30 metri di altezza che si formerebbero in quella zona.
Gli scienziati hanno utilizzato alcuni simulatori per ricreare queste onde dalla brevissima vita di alcuni minuti, che sono state osservate per la prima volta al largo delle coste del Sud Africa nel 1997 grazie ai satelliti.
L’area del Triangolo delle Bermuda è percorsa da tempeste che si uniscono dal Sud e dal Nord, circostanza che si rivela perfetta per la creazione di un’onda anomala in grado di spezzare in due anche una nave della stazza della Cyclops e farla affondare in due o tre minuti senza che di essa ne rimanga alcuna traccia.