La città finlandese di Lathi, circa 120 mila abitanti, è stata scelta come città più verde d’Europa 2021. La giuria che doveva assegnare il premio l’ha scelta all’unanimità, bocciando le grandi Strasburgo e Lille. La quasi sconosciuta Lahti, situata a circa un centinaio di chilometri da Helsinki, è diventata la “Green Capital” europea 2021, divenendo di fatto anche la più piccola dal 2010, anno in cui è stato istituito il premio in questione. Ma non solo la più piccola. E’ anche la più vicina al Polo Nord e la più orientale, con un’attenzione alla sostenibilità che è quasi atavica.
Ecco, nell’ordine, l’elenco delle città che negli ultimi undici anni (dodici se comprendiamo anche il prossimo anno) hanno ricevuto l’ambito premio:
La domanda che sorge quasi spontanea è: cos’hanno in comune tutte queste città? E come si fa ed entrare in questo ‘Olimpo’ della città più green? La risposta è complessa e non di così facile intuizione come potrebbe sembrare, perché sebbene la natura influisca molto, anche lo sviluppo svolge un ruolo fondamentale, e non è un paradosso. Parliamo di città a misura d’uomo, ma all’avanguardia a livello tecnologico.
Se proprio volessimo trovare un denominatore comune tra tutte queste città è presto detto: tutte possiedono un proprio termovalorizzatore. Proprio così: il termovalorizzatore, la ‘bestia nera’ degli italiani, ovvero quello che i nostri connazionali non vogliono, è il primo ‘sintomo’ di sviluppo a favore di un ambiente più sano e più green.
Perché i termovalorizzatori fanno tanto discutere? Partiamo dalle basi: un termovalorizzatore è un inceneritore nel quale il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti viene utilizzato per produrre vapore. Quest’ultimo viene poi utilizzato per la produzione diretta di energia elettrica o come vettore di calore.
Termovalorizzatore: pro e contro
Uno dei vantaggi più importanti e rilevanti di un termovalorizzatore è che l’utilizzo riduce la necessità di discariche cittadine, dove in genere vengono depositati diversi tipi di rifiuti. Questo porta, ovviamente, a un rispetto per l’ambiente non indifferente, considerando che così facendo si evita l’inquinamento di falde acquifere e terreni. Se consideriamo che in Italia la stragrande maggioranza dei rifiuti non viene riciclata ma portata in discarica, per oltre il 75% del totale, è facilmente intuibile come i termovalorizzatori diventino fondamentali.
Uno dei più noti ‘contro’ dei termovalorizzatori è che, nonostante le attuali tecnologie di controllo e filtraggio dei fumi in uscita, ci sono particelle talmente piccole da riuscire a sfuggire ai filtri. Inoltre non esiste ancora un macchinario in grado di calcolare la quantità esatta di particelle che viene liberata nell’aria. Tra i rifiuti che vanno a confluire nei termovalorizzatori possono esserci materiali che, se inceneriti, rilasciano inquinanti pericolosi per la salute e per l’ambiente, sebbene quelli di nuovissima generazioni limitano al minimo questo rischio. Inoltre si tratta di un sistema di smaltimento dei rifiuti piuttosto costoso.
Infine, considerando che circa il 30% del peso totale dei rifiuti non è combustibile, esso viene raccolto alla fine del processo di combustione e lasciato raffreddare. In seguito viene trasportato in discariche speciali e lo stesso discorso vale per le polveri fini, circa il 4% del peso del rifiuto in ingresso, classificate come rifiuti speciali pericolosi. A conti fatti il processo di combustione riduce i rifiuti in cenere al 30% del peso in entrata, dunque i rifiuti vengono eliminati solo al 70% del totale. Resta perciò il problema dello smaltimento delle ceneri.



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