Giovanni Di Perri, responsabile del reparto di malattie infettive dell’ospedale Amedeo di Savoia di Torino, in collegamento televisivo su Quarta Repubblica ospite di Nicola Porro stasera su Rete 4, rispondendo alle domande del noto giornalista Mediaset sull’opportunità di vaccinare anche i soggetti che hanno già avuto il Coronavirus e sono guariti, ha detto: “dei miei 28 medici, 9 avevano già acquisito l’infezione prima che le vaccinazioni partissero, e siamo stati d’accordo tutti che non si vaccinassero, ma per il semplice motivo che sono protetti e la protezione che deriva dall’infezione, nel giro di almeno sei mesi, è almeno al livello di quella prodotta dal vaccino“.
Porro, che lo scorso anno ha avuto il Coronavirus ed è guarito dopo qualche giorno da paucisintomatico trascorso continuando a lavorare in isolamento domiciliare, ha chiesto all’esperto se – quindi – chiunque ha contratto la malattia in realtà non può ricontagiarsi e quindi non ha bisogno del vaccino in questa fase. Di Perri ha risposto: “Esatto. Nel giro di 6 mesi, una casistica ben studiata come quella rappresentata da quasi 500 operatori sanitari inglesi, il rischio è di 0,4% cioè chi è guarito ha una protezione, nel giro dei sei mesi, superiore a quella che hanno dato i vaccini fino ad ora sperimentati. Tra l’altro da un punto di vista immunitario è una protezione più completa, cioè il nostro sistema si è configurato all’intero virus nel generare la sua risposta, mentre nel vaccino tipicamente si va a cercare di concentrare la risposta su una proteina che è strategica, però assolutamente chi ha contratto l’infezione è nel giro di almeno sei mesi protetto forse più di chi è vaccinato“.
Sempre rispondendo alle domande di Porro, il dott. Di Perri ha aggiunto: “ad oggi per chi ha già contratto l’infezione, il Ministero ha ridotto il suo programma vaccinale a una dose sola, perchè ha preso atto del fatto che quelle poche transitorie avversità che si riscontravano mediamente in ogni centro vaccinale erano soprattutto appannaggio di chi in precedenza aveva avuto l’infezione. E’ anche un modo di risparmiare dosi oltretutto, io le avrei risparmiate entrambe a chi ha fatto l’infezione perchè almeno nel giro di questo 2021 potevo dedicare l’attenzione agli altri, però è anche vero che rispetto ad oltre 3 milioni di casi formalmente riscontrati ce n’è probabilmente quasi il doppio, magari molti inconsapevoli. Con una semplice sierologia, chi ha il sospetto di aver contratto l’infezione potrebbe verificarlo e a quel punto si consideri per l’intero 2021 vaccinato. Io credo che oggi abbiamo già il 12-13% di italiani immunizzati o per via spontanea o attraverso i vaccini già fatti. Quando questa percentuale salirà al 20-25%, beh insomma qualcosa dovremo pur diversificare, non credo che occorrerà aspettare che l’ultimo italiano si sarà vaccinato per riaprire le nostre attività, ovviamente in maniera controllata“.
