“L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell’illuminismo”.
Questo, appunto, è il motto dell’Illuminismo, scritto, pensato e diffuso tre secoli fa. Il movimento politico, sociale, culturale e filosofico chiamato Illuminismo e che si sviluppò nel XVIII secolo in Europa, ha dato origine al termine che oggi sta a significare genericamente qualunque forma di pensiero che voglia “illuminare” la mente degli uomini, spesso ottenebrata dall’ignoranza e dalla superstizione, attraverso la critica, la ragione e la scienza.
Da quando queste idee vennero teorizzate e messe per la prima volta nero su bianco, ponendo in secondo piano l’oscurantismo tipico dell’epoca precedente, sono trascorsi trecento anni. Tre lunghi secoli nel corso dei quali la scienza è diventata sempre più una guida nella vita dei singoli individui e delle nazioni. Ma qualcosa, a quanto pare, deve essere andato storto. Lo sviluppo, paradossalmente, ci sta facendo rendere conto che l’oscurantismo, la superstizione, l’irrazionalità, il fatalismo, sono rimasti radicati nelle nostre società, nelle nostre vite, nelle nostre coscienze.

A ben pensarci è un po’ quello che sta accadendo con il Covid e con i vaccini: l’eccesso di informazioni, l’onnipresenza sui media di esperti che parlano di argomenti scientifici fornendo il loro parere e il loro punto di vista, ha esacerbato ancora di più tutto questo complesso e intricato meccanismo. L’opinione pubblica non si fida degli esperti perché, apparentemente, a volte si contraddicono tra loro. Contraddizione che però avviene solo in apparenza, appunto, perché la verità è che la scienza non è empirismo, ma non è nemmeno ‘perfetta’. Ciononostante fidarsi degli scienziati è un imperativo imprescindibile per non tornare ad essere una società di irrazionali e superstiziosi. Superare la paura con la razionalità è ciò che ci differenzia da tutti gli altri animali – forse – e dunque perdere di vista questo ‘modus vivendi’ è pericoloso e mina, dalle basi, la nostra stessa civiltà. O presunta tale.
Il lato positivo dei social è che possono metterci in contatto con chiunque in tempo reale, ed è questo che in molti hanno fatto: alle tre di notte, impauriti e preoccupati, tanti cittadini hanno chiesto ad esperti come Boris Behncke o Alessandro Bonforte quali fossero i rischi o cosa dovessero temere. E sono stati tranquillizzati: fa tutto parte della vita naturale del vulcano, che sfoga così l’accumulo di energia, è stato spiegato loro con diversi post e commenti. La forte percezione è stata dovuta alle condizioni meteorologiche, al vento, alla pressione, che hanno fatto da cassa di risonanza per i boati. Tutto qui. Nessun rischio. E la paura è passata. Perché, lo ripetiamo, si sono fidati.
Sarebbe bello poter fare così anche con il Covid, ma in oltre un anno le cose non hanno fatto altro che peggiorare: l’opinione pubblica decide se i vaccini sono sicuri, se gli esperti sono davvero esperti, se i medici sanno fare i medici, se i virologi se ne intendono di virus e se gli epidemiologi sanno davvero come funzioni un’epidemia. L’opinione pubblica – la ‘gente’ – crede di sapere già tutto e così si lascia travolgere dalla paura e dall’irrazionalità. E non di fida di chi davvero sa e conosce.
Speriamo solo che qualcuno o qualcosa ci illumini presto!