Etna, stazioni sismiche fuori uso: “Condizioni meteo spesso estreme, non sarà una stazione in meno a farci tornare all’età della pietra”

Polemiche per il mancato funzionamento di alcune stazioni sismiche, gli esperti: "L’Etna è tra i vulcani più monitorati al mondo e non sarà una stazione o due per un paio di giorni a farci tornare all’età della pietra"

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Negli ultimi giorni, alcune stazioni sismiche dell’Osservatorio Etneo INGV hanno smesso improvvisamente di funzionare. Responsabile è stato il maltempo che ha colpito l’area. In particolare, le stazioni sismiche si sono spente “perché i pannelli solari che forniscono energia agli strumenti erano coperti da neve e ghiaccio. Con il ritorno di condizioni meteorologiche più discrete, una dopo l’altra, le stazioni hanno ricominciato a funzionare”, aveva spiegato ieri Boris Behncke, vulcanologo INGV, che oggi, dai suoi canali social, è tornato a parlare dell’argomento, insieme ad Alessandro Bonforte, ricercatore INGV.

In questi giorni abbiamo letto una valanga di commenti, più volte pungenti e talvolta polemici, su un paio di stazioni sismiche che si sono spente dopo alcune giornate di maltempo in zona sommitale dell’Etna (oltre 3000m). Siamo sempre e saremo sempre aperti e disponibili a qualunque chiarimento e spiegazione, lo siamo un po’ meno e sempre meno (ci spiace) a offese più o meno celate dietro un maldestro sarcasmo. Per cui, anche se fatto innumerevoli volte, teniamo a puntualizzare che le stazioni riportate sul sito web non sono TUTTE le stazioni dell’Osservatorio; no, non c’è nulla di segreto, solo non ha senso appesantire il sito con dati e grafici spesso (e molti commenti confermano) di difficile lettura e comprensione, il che rende, come adesso, la cosa persino controproducente. Nemmeno in sala operativa, sul videowall, vengono visualizzate tutte le stazioni, non ci starebbero”, scrivono Behncke e Bonforte.

Ripetiamo che le condizioni meteo all’Etna sono spesso estreme; e lo sappiamo che c’è l’Everest, il deserto e Marte. Se vi fidate, i nostri tecnici sono estremamente competenti e combattono spesso con condizioni che voi difficilmente immaginate non essendo del mestiere. Ribadiamo che, proprio per l’impegno e competenza quotidiana, l’Etna è tra i vulcani più monitorati al mondo e non sarà una stazione o due per un paio di giorni a farci tornare all’età della pietra. Cosa è accettabile e cosa non lo è lo decidono gli esperti, non a furor di popolo su Facebook. Quello che per voi è un’immaginetta incompleta, per noi sono dati che non arrivano, utili certo per il monitoraggio ma anche per la ricerca che su quei dati verrà fatta per mesi e anni a venire. Siate sicuri che noi che ci lavoriamo siamo i primi a tenerci”, concludono Behncke e Bonforte.