Islanda, eruzione del vulcano Fagradalsfjall: fessura di 500-700 metri, piccole fontane di lava. La situazione

L'eruzione del vulcano Fagradalsfjall in Islanda è considerata piccola in questa fase: fessura eruttiva di circa 500-700 metri e area del magma di circa 1km²

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Una affascinante ma allo stesso tempo inquietante nuvola rossa a 30km da Reykjavik, capitale dell’Islanda, ha illuminato la notte, segnalando l’inizio della tanto attesa eruzione vulcanica nella Penisola di Reykjanes. Dopo oltre 40.000 scosse registrate nell’Islanda sudoccidentale a partire dal 24 febbraio scorso, il vulcano Fagradalsfjall ha iniziato ad eruttare alle 20:45 circa (ora locale) di ieri, 19 marzo. Due terremoti con magnitudo superiore a 5, di cui uno di M. 5.7, avvenuto alla periferia di Reykjavik, erano stati registrati il 24 febbraio. Non si registra nessun danno a cose o persone per via dell’eruzione in quanto l’area, che comprende anche il porto di pescatori di Grindavik, è per lo più disabitata. Nella gallery scorrevole in alto, le spettacolari immagini dell’eruzione.

L’eruzione è considerata piccola in questa fase e l’attività vulcanica è diminuita da ieri sera. La fessura eruttiva è lunga circa 500-700 metri. L’area del magma è ampia circa 1km². Le fontane di lava sono piccole e i flussi di lava attualmente sono un pericolo molto localizzato. L’attività sismica è minore e diffusa intorno all’area del Fagradalsfjall. Non ci sono indicazioni circa la produzione di cenere e tefra e attualmente non si prevede che l’inquinamento da gas causi molti disagi alle persone, eccetto a coloro che si trovano vicino ala fonte dell’eruzione. Le emissioni di gas saranno monitorate attentamente”, ha comunicato l’Ufficio Meteorologico Islandese (IMO). “Il codice per l’aviazione per l’Aeroporto Internazionale di Keflavik è stato abbassato di nuovo ad arancione poiché non ci sono indicazioni di produzione di cenere e tefra e non c’è un imminente pericolo per l’aviazione”. Il flusso di lava è di circa 100 metri al secondo e nessuna infrastruttura è in pericolo.

Scacciato, dunque, il timore di una replica di quanto avvenuto nel 2010, quando il vulcano Eyjafjallajokull diffuse nell’atmosfera enormi nubi di fumo e cenere che mandarono in tilt il traffico aereo internazionale per una settimana, con la cancellazione di 100 mila voli in tutto il mondo. I cittadini sono comunque stati invitati a restare nelle loro abitazioni e a non avvicinarsi all’area. La strada Suðurstrandarvegur, che corre lungo la costa meridionale della Penisola di Reykjanes è chiusa tra le due città costiere di Grindavík e Þorlákshöfn. Anche altre strade vicine al sito dell’eruzione sono state chiuse, mentre sia la strada principale che collega la capitale alla regione di Reykjanesbæ che l’aeroporto internazionale di Keflavík sono stati riaperti.

La piccola eruzione non crea pericolo immediato e potrebbe durare per un giorno o un mese, secondo il Professor Magnús Tumi Guðmundsson, che aggiunge che non c’è attività esplosiva e non un grande problema con il flusso di lava. “Questo non è un evento in rapida evoluzione ed è una buona posizione per avere un’eruzione”, ha affermato l’esperto, aggiungendo che le eruzioni fissurali sono sempre più grandi all’inizio, ma è ancora troppo presto per dire quanto finirà.

Questa è la prima eruzione nella penisola di Reykjanes dal XII secolo a oggi. Per questo motivo, per Tumi Guðmundsson, l’eruzione è un evento importante, che potrebbe segnare l’inizio di un periodo di diverse eruzioni.

Con 32 sistemi vulcanici considerati attivi, il numero più alto d’Europa, l’Islanda è sede di un’intensa attività vulcanica, con una media di un’eruzione ogni cinque anni. L’isola si trova sulla dorsale medio atlantica, che separa la placca tettonica eurasiatica da quella nordamericana, i cui spostamenti sono alla base delle frequenti eruzioni. L’avvenimento più recente risale all’agosto 2014, quando un fenomeno eruttivo, durato sei mesi, interessò il sistema vulcanico di Bardarbunga, in un’area disabitata al centro dell’isola.