I lockdown aggravano la pandemia, i vaccini come Astrazeneca sono i migliori e i giovani non dovrebbero essere vaccinati: lo studio su Science che ribalta tutto

Il nuovo studio pubblicato su Science su Sars-Cov2 ribalta completamente molti punti fermi: i lockdown sarebbero ormai inutili e l'abbassamento dell'età dei soggetti infetti è un bene

Uno studio pubblicato su Science potrebbe completamente ribaltare tutto ciò che sappiamo (e buona parte di quello che abbiamo fatto) sul Covid. La lotta al virus Sars-Cov2 che prosegue ormai da oltre un anno ha avuto fino a questo momento pochi punti fermi: distanziamento sociale, mascherine, pulizia delle mani, lockdown in caso di necessità. La novità è che potrebbe essere quasi tutto inutile. Il nuovo studio condotto da Jennie S. Lavine del Dipartimento di Biologia della Emory University di Atlanta e Ottar N. Bjornstad del Dipartimento di Biologia e del Centro Dinamica delle malattie infettive dell’Università dello Stato della Pennsylvania è destinato a rivoluzionare clamorosamente le nostre conoscenze sull’evoluzione del coronavirus.

Partiamo da una conclusione che per noi italiani potrebbe essere un primo spiraglio di speranza e di ‘luce in fondo al tunnel’: il fatto che in Italia si stia abbassando la fascia di età delle persone più colpite dal virus è un bene, perché significa che il virus muove i suoi primi passi verso l’endemicità. “Un anno dopo la sua comparsa – scrivono gli autori dello studio -, la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) è diventata così diffusa che ci sono poche speranze di eliminarla. Esistono, tuttavia, molti altri coronavirus umani che sono endemici e causano più reinfezioni che generano un’immunità sufficiente per proteggere da gravi malattie degli adulti. Facendo ipotesi sull’immunità acquisita dai suoi parenti già endemici” l’equipe guidata da Lavine “ha sviluppato un modello con cui analizzare la traiettoria di SARS-CoV-2 verso l’endemicità. Il modello tiene conto del profilo della malattia strutturato per età di SARS-CoV-2 e valuta l’impatto della vaccinazione. Il passaggio dalle dinamiche epidemiche a quelle endemiche è associato a uno spostamento nella distribuzione per età delle infezioni primarie verso i gruppi di età più giovani, che a sua volta dipende dalla velocità di diffusione del virus. L’immunità sterilizzante più duratura rallenterà la transizione verso l’endemicità. A seconda del tipo di risposta immunitaria che genera, un vaccino potrebbe accelerare l’instaurarsi di uno stato di endemicità lieve della malattia”.

I coronavirus, lo ricordiamo, hanno per lo più una natura benigna, dunque renderli endemici è, secondo gli esperti, l’unico modo per ‘disattivare’ il loro potere distruttivo nei confronti dell’organismo umano. “Attualmente ci troviamo di fronte alla questione di come la gravità dell’infezione con la sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) possa cambiare negli anni a venire. La nostra analisi – precisano gli autori dello studio – dei dati immunologici ed epidemiologici sui coronavirus umani endemici (HCoV) mostra che l’immunità che blocca le infezioni diminuisce rapidamente ma che l’immunità che riduce la malattia è di lunga durata. Il nostro modello, che incorpora questi componenti dell’immunità, ricapitola sia l’attuale gravità dell’infezione da SARS-CoV-2 sia la natura benigna degli HCoV, suggerendo che una volta raggiunta la fase endemica e l’esposizione primaria è nell’infanzia, SARS-CoV-2 può essere non più virulento del comune raffreddore. Prevediamo un risultato diverso per un coronavirus emergente che causa una grave malattia nei bambini. Questi risultati rafforzano l’importanza del contenimento comportamentale durante il lancio del vaccino pandemico”.

Da questi consegue dunque che pianificare la transizione verso l’endemicità diventa indispensabile e necessario, e questo può accadere solo attraverso la circolazione continua del virus stesso. “Gli ultimi decenni hanno visto molteplici sfide da infezioni virali acute, tra cui sindrome respiratoria acuta grave (SARS), sindrome respiratoria mediorientale (MERS), Hendra, Nipah ed Ebola. Fortunatamente, tutti erano contenuti localmente. Quando il contenimento non ha successo immediato, come è probabile per la nuova sindrome respiratoria acuta grave da betacoronavirus coronavirus 2 (SARS-CoV-2) è necessario comprendere e pianificare la transizione verso l’endemicità e la circolazione continua, con possibili cambiamenti nella gravità della malattia dovuti all’evoluzione del virus e all’accumulo di immunità e resistenza dell’ospite”.

coronavirusLa natura e l’evoluzione di Sars-Cov2, sebbene non del tutto nota agli esperti, può essere indagata e ‘prevista’ attraverso l’analisi del comportamento di altri virus endemici simili e della stessa famiglia. Si tratta, spiegano ancora, di un virus emergente che ha un numero riproduttivo di base elevato (R0) ed è trasmissibile durante la fase asintomatica dell’infezione, cosa che ne rende difficile il controllo. Tuttavia, ci sono altri sei coronavirus con catene di trasmissione umane note, che potrebbero fornire indizi su scenari futuri per l’attuale pandemia. “Esistono quattro coronavirus umani (HCoV) che circolano endemicamente in tutto il mondo; questi causano solo sintomi lievi e non rappresentano un notevole onere per la salute pubblica. Altri due ceppi di HCoV, SARS-CoV-1 e MERS-CoV, sono emersi negli ultimi decenni e hanno rapporti di mortalità per casi più elevati e rapporti di mortalità per infezione più elevati rispetto a COVID-19, ma erano contenuti e quindi non si sono mai diffusi ampiamente”.

Ancora a questo punto della pandemia le fasce più deboli della popolazione sono in particolare gli anziani, in quanto siamo ancora una popolazione immunologicamente naive, in cui i gruppi di età più avanzata senza precedente esposizione sono più vulnerabili a malattie gravi. Più il virus diventerà endemico, più colpirà i giovani che hanno difese immunitarie maggiori e più efficaci, aiutandoci così a giungere alla cosiddetta immunità di gregge.Proponiamo un modello per esplorare i potenziali cambiamenti sia nella trasmissione che nella gravità della malattia degli HCoV emergenti attraverso la transizione verso l’endemicità. Ci concentriamo su SARS-CoV-2 e discutiamo di come le conclusioni sarebbero diverse per i coronavirus emergenti più simili a SARS-CoV-1 e MERS-CoV. La nostra ipotesi è che tutti gli HCoV suscitino un’immunità con caratteristiche simili e l’attuale problema acuto di salute pubblica è una conseguenza dell’emergenza epidemica in una popolazione immunologicamente naïve in cui i gruppi di età più avanzata senza precedente esposizione sono più vulnerabili a malattie gravi. Usiamo le nostre stime dei parametri immunologici ed epidemiologici per gli HCoV endemici per sviluppare un modello quantitativo per la trasmissione endemica di un virus con caratteristiche simili alla SARS-CoV-2, inclusa la dipendenza dall’età della gravità”, spiegano gli esperti.

Il passaggio dalle dinamiche epidemiche a quelle endemiche è associato a uno spostamento nella distribuzione per età delle infezioni primarie verso i gruppi di età inferiore. Questa transizione, scrivono gli autori dello studio, può richiedere da pochi anni a pochi decenni, a seconda della velocità con cui si diffonde l’agente patogeno. Il tasso di diffusione, misurato da R0, è determinato da una combinazione di proprietà virali e dalla frequenza dei contatti sociali e può quindi essere ridotto dall’allontanamento sociale. Ne consegue che le chiusure e i lockdown siano paradossalmente più dannosi delle riaperture.

vaccino astrazeneca
Foto Dominic Lipinski / Ansa

Rallentare l’epidemia attraverso misure di allontanamento sociale che riducono R0 vicino a 1 appiattisce la curva, ritardando così le infezioni e prevenendo la maggior parte dei decessi precocemente. A questo punto entra in gioco il vaccino, che potrebbe inaugurare il regime endemico più rapidamente. Soprattutto, però, il modello prevede che una volta raggiunto lo stato endemico, la vaccinazione di massa potrebbe non essere più necessaria per salvare vite umane. “Se è necessario un frequente potenziamento dell’immunità mediante la circolazione virale in corso per mantenere la protezione dalla patologia – si legge ancora nell’articolo pubblicato su Science -, potrebbe essere meglio che il vaccino imiti l’immunità naturale nella misura in cui previene la patologia senza bloccare la circolazione del virus in corso. I risultati preliminari suggeriscono che il vaccino a base di adenovirus (come quello di Astrazeneca, ndr) è migliore nel prevenire infezioni gravi rispetto a quelle lievi o asintomatiche, e sarà importante raccogliere dati simili per gli altri vaccini. Se il vaccino dovesse causare una forte riduzione della trasmissione, potrebbe essere importante considerare strategie che mirino alla somministrazione a individui più anziani per i quali l’infezione può causare una maggiore morbilità e mortalità, consentendo al contempo il mantenimento dell’immunità naturale e della trasmissione negli individui più giovani”.

In conclusione, i risultati della ricerca suggeriscono che l’uso dei sintomi come strumento di sorveglianza per frenare la diffusione di SARS-CoV-2 diventerà più difficile, poiché le reinfezioni più lievi contribuiscono sempre più alle catene di trasmissione e ai tassi di contagio a livello di popolazione. Inoltre, l’infezione o la vaccinazione possono proteggere dalle malattie ma non fornire il tipo di immunità di blocco della trasmissione che consente la schermatura o la generazione di immunità di gregge a lungo termine. “Il distanziamento sociale e un vaccino efficace sono fondamentali per il controllo durante un’epidemia vergine e la transizione da essa – concludono gli autori –, ma una volta entrati nella fase endemica, la vaccinazione di massa potrebbe non essere più necessaria. La necessità di una vaccinazione continua dipenderà dall’età dell’IFR. Se le infezioni primarie dei bambini sono lievi (come per SARS-CoV-1 e SARS-CoV-2), la vaccinazione continua potrebbe non essere necessaria poiché i casi primari regrediscono a lievi tiri di naso infantili. Se, d’altra parte, l’infezione primaria nei bambini è grave (come per la MERS), sarà necessario continuare la vaccinazione dei bambini”.