Visitare il Parco dei Monti Sibillini è un’occasione per vivere un’esperienza di viaggio vivificante perché consente di integrare la scoperta del passato e dei tesori di un ambiente naturale selvaggio e spesso ostile che ha generato nel tempo leggende come quelle che gravitano intorno al Monte Sibilla.
Questo era sede della Grotta della Sibilla, una cavità naturale in cui dimorava la Sibilla, una profetessa condannata a vivere nelle profondità della montagna con le fate sue ancelle. Le meraviglie del Parco Nazionale dei Monti Sibillini non sono però solo da ricercarsi nelle leggende, ma nella natura del territorio modellato dall’azione dei ghiacciai e dall’edificazione di monasteri, pievi, santuari e piccoli borghi da parte dell’uomo.
Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini

Si tratta di un vasto massiccio montuoso caratterizzato da oltre venti vette che superano i 2.000 metri ed è caratterizzato da un territorio di origine prettamente calcarea profondamente modellato dall’azione dei ghiacciai del Quaternario. Questi hanno dato origine a circhi glaciali (depressioni subcircolari a forma di anfiteatro) come quello del Monte Vettore e di Monte Bove, a tipiche valli a U e ai fenomeni carsici che risultano evidenti in tutta l’area.
Questi ambienti naturali sono occupati da specie animali assai rare come il lupo e l’aquila reale ma anche l’astore, il falco pellegrino e i camosci dell’appennino che con i cervi sono tornati a ripopolare il territorio grazie ai progetti di reintroduzione realizzati dal Parco.
Il regno della Sibilla
Nella spaventosa Gola dell’Infernaccio, lavorata dall’erosione del fiume Tenna, aleggiano ancora i ricordi degli antichi riti negromantici che qui si compivano, come mette ancora oggi i brividi il demoniaco lago di Pilato, poiché la leggenda tramanda che il corpo esanime del famoso procuratore romano che condannò Cristo fu trascinato da alcuni bufali che si tuffarono nelle acque rosse del lago (dovute in realtà a una specie particolare di gamberetti), che attraversa longitudinalmente il massiccio del Vettore, scomparendovi per sempre.
Secondo la leggenda, la Sibilla era buona e incantatrice, conoscitrice dell’astronomia e della medicina, essa elargiva responsi profetici con un linguaggio non facile da interpretare; mentre le fate di cui si circondava uscivano la notte, e risalivano prima dell’alba per non essere escluse dal regno della sacerdotessa.
Le fate di tanto in tanto entravano in contatto con gli uomini: si recavano a valle per insegnare alle giovani la filatura e la tessitura delle lane, e per incontrare i giovani pastori.
Talvolta nascevano degli amori stregati con cui le fate legavano a sé alcuni uomini che a quel punto venivano irretiti e sottratti al mondo umano, destinati a rimanere in vita fino alla fine del mondo, ma costretti nella grotta e nel mondo della notte con le loro amanti fatate e la sacerdotessa.
Cosa fare e cosa vedere tra i Monti Sibillini
Tra i luoghi su cui maggiormente si imprime un’aurea di spiritualità vi è certamente Preci che accoglie l’Abbazia di Sant’Eutizio, fondata nel 470 d.C. e in cui sorse la Scuola chirurgica preciana, divenuta famosa per la capacità dei monaci di curare i malati con le preziose e medicamentose erbe dei Monti Sibillini.
Cuore sacro dei Monti Sibillini è certamente Norcia patria di San Benedetto patrono d’Europa e famosa per il suo splendido centro storico dove si erge la piazza con la chiesa dedicata al Santo, il Duomo del XVIII secolo e altri notevoli edifici storici.
Da Norcia partono le escursioni alle “marcite“: l’originale sistema di irrigazione permanente dei prati realizzato, sin dai tempi dei monaci benedettini.
Nelle alture sopra Visso si trova il Santuario di Macereto, un complesso religioso che sorge a circa 1000 metri sul livello del mare e che rappresenta la maggiore espressione dell’architettura rinascimentale marchigiana.
In automobile ma anche in moto o in bicicletta si può partire alla scoperta del territorio dei Monti Sibillini grazie all’articolato sistema di fruizione del territorio attivato dal Parco.
È possibile percorrere i 190 chilometri della “Grande via”, ma anche i 6 “Itinerari giornalieri” o il “Grande Anello dei Sibillini” con i suoi 120 chilometri di percorso escursionistico da compiere in una settimana.
Particolarmente interessanti sono alcuni sentieri a tema, come il sentiero dello Zafferano, chiamato così perché ripercorre l’antica strada di coloro che portavano dall’Abruzzo l’antica spezia.
In mountain bike è possibile esplorare gli ambienti suggestivi del Parco grazie ai numerosi sentieri segnalati specifici per questa disciplina, come il “Grande Anello in Mountain Bike” che si sviluppa su 160 chilometri.