SARS-CoV-2, il caso Cile: è tra i Paesi migliori al mondo nelle vaccinazioni ma i casi stanno aumentando rapidamente

Nonostante una campagna di vaccinazione di grande successo in Cile, 5° nel mondo per dosi somministrate ogni 100 persone, i contagi sono in aumento: il punto della situazione

Ieri, mercoledì 10 marzo, il Cile ha superato i 5 milioni di dosi di vaccino somministrate contro SARS-CoV-2 dopo aver registrato un nuovo record giornaliero di 376.520 vaccinazioni. Ha inoltre superato il milione di persone immunizzate con due dosi. Questi dati fanno del Cile il leader in America Latina per quanto riguarda la campagna di vaccinazione e lo collocano tra i migliori Paesi del mondo, essendo, insieme ad Israele, il Paese che sta inoculando più velocemente le dose ogni 100 persone, giungendo già ad iniettare una dose ad oltre 4 milioni di persone (il 21% della popolazione totale di 19 milioni). Per quanto riguarda le dosi somministrate ogni 100 persone, il Cile occupa il 5° posto nel mondo, superato solo da Israele, Emirati Arabi, Regno Unito e Stati Uniti.

I fattori del successo della campagna di vaccinazione

Ci sono 3 fattori importanti che spiegano il successo della campagna di vaccinazione in Cile: le risorse finanziarie per acquistare i vaccini, una buona strategia per la loro distribuzione, la capacità istituzionale e la struttura governativa per implementarla. Il Cile si è mosso subito e ha firmato accordi con diverse case sviluppatrici di vaccini contro SARS-CoV-2, assicurandosi finora oltre 35 milioni di vaccini (10 milioni di Pfizer-BioNTech, altri 10 milioni di Sinovac e il resto da AastraZeneca, Johnson&Johnson e Covax). Inoltre, è in trattativa per acquistare dosi del vaccino russo Sputnik V, con le quali presto potrebbe garantirsi le dosi necessarie per vaccinare tutta la popolazione.

Il Cile, inoltre, è stato il primo Paese dell’America del Sud a cominciare a vaccinare contro SARS-CoV-2. Il 24 dicembre, il Cile ha iniziato le vaccinazioni dal personale medico e dal 3 febbraio, in forma massiccia. L’obiettivo del governo è quello i vaccinare con almeno una dose 5 milioni di persone entro la fine di marzo e 15 milioni entro il primo semestre del 2021.

Foto di Alberto Valdes / Ansa

Oltre ad avere le risorse finanziarie, l’acquisto dei vaccini è stato previsto con sufficiente anticipo e con una giusta pianificazione. Poi sono state stabilite delle priorità per quanto riguarda le somministrazioni: prima gli operatori sanitari, poi gli anziani, per i quali il Cile ha acquistato un numero importante di dosi della Pfizer, e poi avere vaccini di altre case farmaceutiche per il resto della popolazione. Molto importante è stato l’aver adottato una strategia diversificata nell’acquisto delle dosi, a differenza di alcuni Paesi ricchi che, per esempio, hanno puntato solo su vaccini occidentali.

Il Cile, inoltre, conta una rete di cure primarie solida, attraverso la quale vengono già condotte altre campagne annuali di vaccinazione. Questa rete robusta e l’esperienza nelle campagne di vaccinazione ha facilitato la logistica. E in questo, il Paese ha un vantaggio, in quanto ha una popolazione piccola e molto concentrata nell’area metropolitana di Santiago. Importante anche l’utilizzo delle risorse materiali e umane esistenti al fine di accelerare il ritmo delle vaccinazioni. Sono stati abilitati stadi, centri educativi e sportivi come centri di vaccinazione ed è stato chiamato tutto il personale sanitario qualificato, come dentisti e ostetriche, per effettuare le vaccinazioni. Fondamentale anche la collaborazione tra i diversi livelli di governo: c’è un coordinamento del governo centrale però con molti interventi dei governi regionali e locali.

Casi in aumento

Nonostante una campagna di vaccinazione di grande successo, i contagi registrati nel Paese sono in aumento. I casi registrati ieri, 10 marzo, sono stati quasi 4.000 per un totale di oltre 860.000 infezioni dall’inizio della pandemia. Le autorità cilene hanno comunicato che il tasso di positività (il numero di contagi rilevati ogni 100 test) è salito all’11,01%, un dato che non si registrava dal momento peggiore della pandemia, a giugno 2020, nel pieno dell’inverno australe.

Foto di Alberto Valdes / Ansa

Dopo una stabilizzazione dopo i mesi invernali, i casi in Cile hanno iniziato a salire alla fine dello scorso anno, per poi tornare ad abbassarsi. Nelle ultime settimane, si erano mantenuti stabili, però a partire da marzo, la curva ha iniziato a salire di nuovo proprio in concomitanza con l’autunno australe. Gli esperti sono convinti che le cause di questo nuovo aumento siano molteplici e che vadano dalle politiche attuate per contenere il virus dall’inizio della pandemia alla stanchezza per le misure dopo un anno. “Il Cile non ha mai raggiunto un controllo efficace della pandemia. A differenza di alcuni Paesi europei o dell’Oceania o dell’Asia, che hanno raggiunto un calo significativo dopo la prima ondata, in Cile ci siamo stabilizzati in quello che chiamiamo una endemia alta, ossia un numero persistente di casi che non si è mai abbassato”, spiega a BBC Mundo il dottore Juan Carlos Said (Imperial College di Londra). Secondo l’esperto, anche se il Paese ha sviluppato una capacità importante di realizzare test, non è stato molto efficace nel localizzare i contatti dei contagiati, il che ha permesso al virus di continuare a circolare.

Foto di Alberto Valdes / Ansa

Inoltre, proprio il successo della campagna di vaccinazione potrebbe essere una causa dell’attuale aumento dei casi. “Purtroppo con l’inizio delle vaccinazioni, c’è stata una cattiva gestione delle informazioni fornite alla popolazione e della comunicazione del rischio, facendo intendere che con i vaccini la situazione fosse risolta e non comunicando il messaggio che il vaccino è un elemento in più di prevenzione dell’infezione. Perciò, quando sono iniziate le vaccinazioni, molte gente ha pensato che, essendo arrivati i vaccini, il problema fosse finito e ha rilassato le misure di auto-prevenzione”, spiega la dottoressa Claudia Cortés (Università del Cile e vicepresidente della Società Cilena di Infettivologia).

Gli esperti non scartano la possibilità che tra le cause dell’aumento delle infezioni ci siano anche le nuove varianti del virus. Le autorità cilene hanno comunicato che la variante brasiliana è presente nel Paese da varie settimane ed è stata identificata anche la variante britannica.

Foto di Marko Djokovic / Ansa

Infine, gli esperti spiegano che non c’è una contraddizione tra l’aumento dei casi e i vaccini: i vaccini sono efficaci ma non sono magici al punto da poter ridurre i contagi da un giorno all’altro. I vaccini non agiscono nell’immediato, ma hanno bisogno di tempo. Anche se il Cile ha vaccinato il 20% della popolazione con la prima dose, meno del 5% ha ricevuto due dosi ed è effettivamente immunizzato. Affinché si vedano gli effetti della vaccinazione, deve essere vaccinato un numero molto più grande di persone, fino all’80%. Se si manterrà il ritmo attuale delle vaccinazioni, si stima che il Paese inizierà a vedere i primi risultati nel calo dei ricoveri e dei decessi entro fine marzo, considerando che la maggior parte delle dosi somministrate sono di Sinovac, che è meno efficace in termini di prevenzione del contagio rispetto ad altri, spiegano gli esperti.