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SARS-CoV-2, lo studio di Malta: “i giovani che finiscono in ospedale sono gravemente obesi, l’obesità è la più grande piaga della pandemia”
SARS-CoV-2, dalla terapia intensiva Covid di Malta importanti indicazioni sul legame tra la pandemia e l'obesità
Sin dall’inizio della pandemia di SARS-CoV-2 è emerso il legame tra l’obesità e le complicanze del virus: la percentuale dei positivi affetti da obesità che necessita di ricovero ospedaliero è molto più grande rispetto alle altre categorie. Non a caso, l’obesità è una di quelle gravi malattie che determinano il decorso dei casi gravi di SARS-CoV-2 come diabete, ipeternsione e altri problemi cardiovascolari, molto spesso concomitanti nello stesso soggetto. I responsabili del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Mater Dei di Msida, nosocomio pubblico di Malta affiliato all’università che dall’inizio della pandemia si è specializzato in Covid-Hospital per Malta, hanno spiegato che “l’età dei ricoverati in terapia intensiva si è abbassata, abbiamo ricoverati in gravi condizioni anche di 40 e 50 anni. La stragrande maggioranza dei pazienti giovani sono obesi, e questo significa che già hanno una vita difficile in cui lottano con miriadi di altre patologie, soprattutto diabete e ipertensione. Il contagio da Covid-19 gli comporta complicazioni molto gravi, e a rendere la situazione ancora più difficile è proprio la mole dei pazienti che riusciamo a mettere in ventilazione meccanica con enormi difficoltà“.
Il problema dell’obesità è molto sentito a Malta, dove un quarto della popolazione è obesa: si tratta del tasso più alto d’Europa. Inoltre a Malta c’è un ulteriore 36% della popolazione adulta che è in sovrappeso, significa che oltre la metà dei maltesi ha condizioni di peso insane e patologiche, una qualità della vita già compromessa e un maggior rischio di complicazioni anche in caso di infezione da SARS-CoV-2. “Sappiamo da anni che l’obesità è un grosso problema di Malta, adesso con il Covid-19 è diventato più evidente quanto sia serio questo problemi. Molti pazienti sono in condizioni critiche proprio a causa del loro peso, e questo è molto preoccupante” hanno aggiunto dall’ospedale maltese.
Uno studio della World Obesity Federation ha rivelato che il tasso di mortalità da SARS-CoV-2 è circa 10 volte più alto nei paesi in cui oltre la metà della popolazione è in sovrappeso. Secondo lo studio, dei 2,5 milioni di decessi complessivi per SARS-CoV-2 segnalati entro la fine di febbraio 2021 in tutto il mondo, 2,2 milioni si sono verificati in paesi in cui più della metà della popolazione è classificata come sovrappeso. I collegamenti tra il peso eccessivo e l’aumento del rischio di sintomi gravi da SARS-CoV-2 sono stati trovati in tutto il mondo, secondo quanto osservato dalla federazione.
A maggior ragione alla luce di queste evidenze scientifiche, ci chiediamo quanto possa essere controproducente per la salute della popolazione continuare a tenere chiuse le palestre, proibire le attività fisiche e sportive persino per i bambini, limitare gli orari e gli spazi per trascorrere tempo all’aria aperta e cioè contrastare tutte quelle abitudini sane che contrastano il sovrappeso e l’obesità. A causa dei lockdown, molte persone hanno visto rapidamente aumentare il loro peso proprio per l’impossibilità di muoversi e praticare sport esponendosi così al rischio delle complicazioni da SARS-CoV-2 che prima non avevano e che non avrebbero mai avuto se avessero potuto continuare a praticare attività sportiva.
Quanto tempo dovrà ancora passare affinchè governi e pseudo esperti che fanno da consulenti ai pubblici amministratori possano invertire la rotta, iniziando finalmente a seguire le indicazioni scientifiche per indicare i migliori comportamenti utili per favorire tutti quegli strumenti di prevenzione volti ad evitare le patologie concomitanti che aumentano il rischio di ammalarsi in forma grave, proprio a partire dallo sport, ma anche dall’alimentazione sana e dalla vita all’aria aperta?