Terremoto Adriatico, oltre 65 scosse da ieri. Di Giovambattista (INGV): “Ha scosso mezza Italia ma non avrà coda”

Dalla mezzanotte, l'INGV ha registrato oltre 10 terremoti nell'Adriatico, due dei quali di magnitudo 3.1, per un totale di circa 65 eventi sismici da ieri pomeriggio

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Continua la sequenza di terremoti nel Mar Adriatico iniziata con la scossa di magnitudo 5.6 di ieri tra Italia e Croazia. Il sisma, pur piu’ vicino alla Croazia, e’ stato avvertito fortemente nel nostro Paese: dalle Marche alla Puglia, e perfino sul lato opposto della penisola, a Napoli, lungo la costa campana e quella del Lazio meridionale. Dalla mezzanotte l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ha registrato oltre 10 terremoti, due dei quali di magnitudo 3.1, per un totale di circa 65 eventi sismici da ieri pomeriggio (vedi mappe della gallery scorrevole in alto). Non si segnalano danni a persone o cose.

Di Giovambattista: “Ha scosso mezza Italia ma non avrà coda”

Non ci sono rischi che il terremoto nel mare Adriatico possa propagarsi. Lo dice in un’intervista alla Repubblica Rita Di Giovambattista, che dirige il dipartimento terremoti dell’INGV. “A queste distanze non c’e’ nessun pericolo – spiega – A volte puo’ accadere che un terremoto rilasci lo sforzo sulle faglie vicine, ma solo nelle immediate vicinanze. I sismi in Italia centrale poi sono causati da un meccanismo opposto, di tipo distensivo. La geologia di questa zona e’ molto complicata”.

La placca adriatica e’ molto rigida, si spinge fin sotto all’Appennino e trasmette bene le onde sismiche – spiega Di Giovambattista – C’e’ la spinta della placca adriatica sotto agli Appennini. Crea un movimento compressivo che e’ alla base sia della scossa principale di ieri che di quelle di assestamento. Nel pomeriggio ne abbiamo registrate oltre una trentina. Tre hanno superato la magnitudo 4, con due a 4.1. Nel 1978 c’era stata una scossa di magnitudo 5: sappiamo che si tratta di una zona sismica, non siamo stupiti. In mare per fortuna i danni sono minori, ma abbiamo anche meno strumenti per capire quali sono i fenomeni che causano i terremoti. Anche fissare la profondita’ e’ piu’ difficile”.

Riguardo al rischio tsunami, spiega di Giovambattista, “c’e’ stata quella che chiamiamo un’informazione. L’allerta scatta a magnitudo superiori. Abbiamo monitorato la situazione con le boe, ma non ci sono state anomalie“.

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