“Due settimane fa, il 18 marzo, avevamo fornito un aggiornamento della valutazione del vaccino AstraZeneca. In quel momento avevamo concluso che i benefici nella prevenzione del Covid-19, con i rischi associati di ospedalizzazione, superano di gran lunga i rischi di effetti collaterali. La nostra posizione non è cambiata“. Così Emer Cooke, direttrice esecutiva dell’EMA, in un briefing con la stampa incentrato principalmente su eventuali sviluppi nella valutazione del vaccino contro SARS-CoV-2 prodotto da AstraZeneca. Riportando le valutazioni degli esperti, la Cooke ha confermato “l’impossibilità di identificare fattori di rischio specifici, inclusi età sesso e background clinico, nella manifestazione di disturbi alla coagulazione“. Escluse anche controindicazioni per la somministrazione del vaccino in donne incinte ma con il “consiglio che queste si consultino prima con il loro medico curante prima di ricevere qualsiasi vaccino”.
Sugli episodi di trombosi, la direttrice generale ha spiegato che sono stati “valutati 62 casi su 9,2 milioni di persone vaccinate. Se guardiamo all’età, abbiamo calcolato un rischio di un caso su 100mila nelle persone con età inferiore ai 60 anni. Si tratta di eventi associabili al vaccino solo per una questione temporale ma per i quali non c’e’ nessun nesso causale comprovato”.

Finora “sono stati segnalati casi di effetti avversi su una persona ogni 100 mila vaccinati” con le dosi AstraZeneca, ma “non ci sono prove che questi casi siano collegati al vaccino“, ha detto Peter Arlett, capo del dipartimento di farmacovigilanza ed epidemiologia presso dell’EMA. Dei 62 casi analizzati dall’Ema nella valutazione della sicurezza del vaccino anglo-svedese “44 si sono verificati nell’area economica europea dove sono stati somministrati 9,2 milioni di vaccini“.
Riguardo al fatto che le rare trombosi colpiscano soprattutto donne giovani, Cooke ha sottolineato che il dato si conferma nella popolazione in generale, a prescindere dal vaccino. “Se guardiamo alla popolazione generale – ha detto Cooke – il rapporto di casi di trombosi del seno venoso cerebrale tra donne e uomini e’ di 10 a 1, in particolare nella classe di eta’ 30-45 anni, quindi c’e’ una incidenza piu’ forte nelle donne giovani in ogni caso”. “Dobbiamo inoltre tenere conto – ha aggiunto Arlett – che la proporzione donne-uomini vaccinati con AstraZeneca in Europa in questi mesi e’ di circa due a uno”.