Archeologia: a Sanxingdui, in Cina, analogie con la cultura Maya [FOTO]

Due civiltà ai due estremi del pianeta, che si sono sviluppate in regioni con climi comparabili e riflettono le rispettive visioni del mondo attraverso simboli affini

  • Foto di Martha Lopez Huan / Ansa
    Foto di Martha Lopez Huan / Ansa
  • Foto di Cuauhtemoc Moreno / Ansa
    Foto di Cuauhtemoc Moreno / Ansa
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  • Ansa
    Ansa
  • Foto Claudio Peri / Ansa
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Le scoperte rinvenute presso le leggendarie rovine di Sanxingdui, nel sud-ovest della Cina, mostrano che l’antica civiltà del regno Shu condivideva somiglianze con il popolo Maya. Ad affermarlo è Marco Antonio Santos, direttore del sito archeologico di Chichèn Itza’. Le rovine di Sanxingdui, situate nella città di Guanghan, a circa 60 chilometri da Chengdu, capoluogo di provincia del Sichuan, appartenevano al regno Shu, prospero almeno 4.800 anni fa e che duro’ piu’ di 2.000 anni. Il 20 marzo la Cina ha annunciato che gli archeologi hanno portato alla luce oggetti d’oro, avorio e giada risalenti a circa 3.000 anni fa rinvenuti in sei fosse sacrificali. La costruzione delle citta’-stato dei Maya e’ databile invece attorno al 200 d.C. La città pre-ispanica di Chichèn Itza’, il celebre complesso cerimoniale Maya che comprende l’emblematica piramide di Kukulcan, risale all’incirca a un periodo compreso tra il 700 e il 1200.

Santos ha detto a Xinhua che i resti di alberi in bronzo rinvenuti nelle fosse sacrificali presso le rovine del regno Shu ricordano l’albero sacro ceiba dei Maya, che simboleggiava l’unione di cielo, terra e inferi per la civilta’ che prospero’ in Mesoamerica. “Si tratta di somiglianze molto importanti”, ha detto Santos, sottolineando che “le rappresentazioni di alberi in entrambe le culture ci forniscono un simbolismo molto simile“. Secondo il direttore, i ritrovamenti delle rovine cinesi, considerati una delle piu’ grandi scoperte archeologiche del 20mo secolo, mostrano inoltre un nuovo aspetto della cultura del bronzo, indicando che l’antica civilta’ era gia’ a conoscenza di metodologie che si pensava provenissero da culture successive. Santos ha poi spiegato che sebbene vi sia un ampio scarto temporale tra il millenario regno Shu e la cultura Maya, che prospero’ nelle giungle del Messico sud-orientale, quanto rinvenuto evidenzia la vicinanza tra le due civilta’.

Foto di Martha Lopez Huan / Ansa

, ha notato Santos, aggiungendo che tra gli oltre 500 manufatti recentemente riportati alla luce a Sanxingdui, c’erano opere in oro e giada, materiali che i Maya usavano anche per rappresentare personaggi e scene relative ai reali e agli dei. “In fin dei conti, l’uomo e’ comunque indipendente dal tempo e dallo spazio e a quanto possiamo vedere, a questa latitudine, sia la cultura del regno Shu che quella dei Maya ammiravano il medesimo cielo e avevano le stesse stelle all’orizzonte”, ha detto l’esperto per poi osservare che una caratteristica notevole delle recenti scoperte a Sanxingdui, con gli scavi delle sue fosse sacrificali n 1 e n 2 nel 1986, e’ da riscontrare nel lavoro interdisciplinare e nella tecnologia applicata da squadre di archeologi cinesi. La tecnologia ha permesso di rinvenire manufatti fragili come reperti in seta, che altre metodologie di scavo meno precise non sarebbero state in grado di rilevare. Secondo Santos la collaborazione tra archeologi cinesi e messicani potrebbe apportare vantaggi nei progetti dedicati al mondo Maya, che fanno i conti con le problematiche di conservazione dei reperti dovute a clima piovoso e umidita’. Il direttore del complesso di Chiche’n Itza’ ha concluso dicendo, “ogni volta che le nostre conoscenze culturali si arricchiscono, indipendentemente dal fatto che parliamo una lingua o l’altra, ci rendiamo conto che con esse aumenta anche la nostra fraternita’ e che le nostre culture continuano ad essere sorelle; pertanto, lo scambio di tali conoscenze e’ fondamentale“.