Bagnoli – Napoli: la bonifica infinita

La favola della bonifica infinita del presunto "caso unico al mondo" di Bagnoli: Il sito industriale dismesso, andrebbe trasformato in parco pubblico, con semplici, veloci, e relativamente economiche operazioni di messa in sicurezza

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di Benedetto De Vivo – Il caso della “bonifica” del sito ex-industriale di Bagnoli (Napoli), è una vicenda che si protrae dal 1995, e che ancora è senza soluzione, nonostante si sia speso già un fiume di denaro pubblico (circa 600-700 milioni di €). Sono stato consulente tecnico (CTU), dal 2009 al 2017, della Procura della Repubblica di Napoli, nel processo sulla bonifica dei suoli del sito ex-industriale dismesso di Bagnoli. Il Tribunale di Napoli nella sentenza di I grado (5/2/2018; motivazioni pubblicate 13/7/2018) ha condannato gli imputati (con assoluzione di alcuni) per truffa e disastro ambientale, con accoglimento di tutti i risultati tecnici dei CTU del PM. Quindi nulla scrivo in merito alle vicende giudiziarie, che esulano completamente dalla mia competenza, riportando solo che il mio operato e di altri quali CTU del PM, sia stata pienamente (tranne qualche aspetto marginale) confermato dal Perito terzo (Dott. Claudio Galli) nominato dai Giudici. Per il resto tutti sono innocenti fino a Sentenza di Cassazione.

Mi soffermo, in questo intervento, invece su quanto si prepara a fare a Bagnoli, nel dopo processo di I Grado, con nuovo cospicuo finanziamento del Governo Conte 1 (penso si tratti di circa € 600 milioni) per “bonificare” il sito ex-industriale di Bagnoli. Finanziamento che aggiunto a quanto già speso, configura la strabiliante cifra di circa 1,2 miliardi di €. La correttezza della strada della messa in sicurezza l’avevo condivisa nel dibattimento processuale. Il principio giusto è stato però poi completamente disatteso e stravolto nella fase esecutiva da parte della BagnoliFutura SpA e delle ditte appaltatrici, attraverso operazioni che sono state oggetto di dibattimento nel Processo di I Grado.

La speranza è che il nuovo soggetto attuatore, Invitalia, non continui a sostenere la favola che la bonifica costituirebbe un’operazione “unica al mondo”, e che si proceda velocemente al risanamento del sito, come si fa in tutti i Paesi seri del mondo. Per chiarire, nel contesto USA, di siti industriali dismessi (definiti brownfield sites) ve ne sono almeno 340.000! Hanno forse bonificato 340.000 brownfield sites? No! Procedono, generalmente, molto più semplicemente alla loro messa in sicurezza permanente, in funzione della destinazione d’uso dei terreni. I tedeschi nella Ruhr, sono intervenuti su di un’area con la stessa tipologia di inquinamento di Bagnoli, con estensione molto superiore e in pochi anni hanno trasformato il tutto in un parco pubblico con milioni di visitatori/anno, spendendo sostanzialmente la stessa cifra sperperata a Bagnoli, fino al 2012. Mettendo in rilievo che per il sito del “caso unico al mondo” di Bagnoli si sono spesi fino al 2012 circa 600 milioni di € + altri 600 milioni di € per le attività finanziate dal Governo Conte 1. Ma come è possibile continuare con questo enorme spreco di denaro pubblico?

Riguardo la nuova bonifica del sito di Bagnoli, finanziata dal Governo Conte 1 con nuove ingenti risorse pubbliche, Invitalia, quale soggetto attuatore, al momento ha bandito un Concorso di Idee. È stato peraltro nominato dal Governo un Commissario Straordinario, le cui funzioni sono chiare, definite da una Legge dello Stato e da una sentenza del Consiglio di Stato, ma non altrettanto chiara la capacità di incidere positivamente a beneficio delle necessarie sinergie istituzionali. Rispetto al passato, sembra che nulla sia cambiato… mentre la soluzione rimane sempre…. semplice, veloce e relativamente economica. Basterebbe informarsi che cosa si fa su migliaia di casi simili sparsi per il mondo, smettendola con la favola di spacciare il caso della bonifica infinita di Bagnoli, come “unico al mondo”.

Il Concorso di Idee bandito da Invitalia, prevede rigorosamente solo la manifestazione di idee per un piano urbanistico, non essendoci alcuna voce che riguardi il risanamento ambientale; tanto che non è prevista la presenza di esperti nel settore della bonifica e/o messa in sicurezza di siti ex industriali dismessi. È una scelta veramente singolare, perché un progetto urbanistico su un brownfield site non può prescindere dalla progettualità e fattibilità del risanamento ambientale. I due aspetti della pianificazione dovrebbero viaggiare in parallelo: solo una conoscenza dettagliata dello stato dell’arte del sito dal punto di vista ambientale (in particolare su terreni e sedimenti marini, come il caso di Bagnoli) può determinare una operazione di successo.

Le considerazioni di massima che seguono sono basate sulla mia personale, pluriennale conoscenza del sito di Bagnoli e di riconosciuta competenza, a livello mondiale, nel settore della geochimica ambientale (competenze che sono fondamentali per la messa in opera delle tecniche di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati), ma anche su confronti/collaborazioni con colleghi, consulenti di US EPA (United States Environmental Protection Agency) esperti per la bonifica/messa in sicurezza di migliaia di brownfield sites; Cinesi, esperti di risanamento di piattaforme petrolifere marine offshore in varie parti del mondo ed esperti italiani ed europei di trattamento di desorbimento termico e di biosoil washing con Acidi Umici Modificati (MHA), problematiche potenziali del sito di Bagnoli.

Per quanto riguarda l’idea di destinare ad aree residenziali una parte dei terreni da bonificare, bisogna mettere in evidenza, che il territorio di Bagnoli ricade interamente nella Zona Rossa dell’apparto vulcanico (attivo) dei Campi Flegrei. Nelle Zone Rosse a rischio vulcanico la densità abitativa va disincentivata, non incrementata. Si vuole ripetere a Bagnoli, già quanto fatto scelleratamente con la costruzione dell’Ospedale del Mare in piena Zona Rossa del Vesuvio, con il silenzio/assenso di intera comunità vulcanologica Italiana? Politici accorti, nell’amministrare il territorio, dovrebbero lavorare con la visione delle potenziali emergenze che riguarderanno le generazioni future. Il territorio va gestito con ragionevolezza e lungimiranza, approfittando del riposo dei vulcani.

Non tutti i terreni del sito ex-industriale, dovrebbero essere trattati nella stessa maniera, ma si dovrebbero distinguere le zone da porre in sicurezza da quelle da bonificare in maniera organica per un loro utilizzo urbano. Questa decisione dovrebbe essere il risultato del completamento della caratterizzazione del sito, che Invitalia nel frattempo, si spera, porti a compimento in modo corretto.

Nel merito specifico di alcune soluzioni tecniche operative discutibili già prese da Invitalia, mi corre obbligo di rimarcare quanto segue, sulle problematiche: Colmata Mare, Amianto, e utilizzo di phytoremediation per eliminazione di IPA e PCB dai suoli di Bagnoli. 1) Colmata a mare: La questione della rimozione o meno della Colmata è stata, spesso, in questi anni al centro del dibattito cittadino. Allo stato dei fatti, quali che siano i pro e i contro, esiste una apposita Legge, che obbliga a procedere alla rimozione della Colmata. Ora il Commissario Floro Flores, scopre “la problematica” della rimozione Colmata, rinviando, ridicolmente, la soluzione da prendersi in merito a dopo avere effettuato la “bonifica” a terra! Posizione non condivisibile, perché il risanamento a terra NON può prescindere da ciò che si dovrà fare a mare! Ma napoletanamente, risolve il “problema” con un “po’, verimmo (poi vediamo cosa fare)…”. 2) La presenza di materiale contenente amianto (MCA), interrato nell’ex sito Eternit: Ho sempre sostenuto e continuo a farlo, che il MCA dovrebbe rimanere interrato, in quanto MCA se non volatilizzato non costituisce pericolo per alcuno. Semplicemente l’area dove è presente MCA andrebbe destinata a Parco Pubblico, previa messa in sicurezza con una coltre di terreno incontaminato (capping), evitando quindi di progettare manufatti per la cui costruzione sarebbe necessario movimentare terreni. Avere già dato in appalto (pare per circa 20 milioni di €), la rimozione di MCA, rappresenta un puro spreco di denaro pubblico. Evidentemente ci si prepara a un notevole incremento edilizio nell’area dalla quale si rimuove amianto, lisciando il pelo, a presunti ambientalisti. 3) Utilizzo delle tecniche, sperimentali, di phytoremediation: La tecnica della phytoremediation, potrebbe essere utilizzata, per alcuni specifici elementi/composti potenzialmente tossici, ma non esiste alcuna pianta che sia in grado di rimuovere contemporaneamente tutti gli elementi e composti potenzialmente tossici (siano essi inorganici che organici) da un sito. Che poi delle piantine erbacee, con radici max di 15 cm, siano capaci di eliminare composti organici (IPA, PCB) fino alla falda (che arriva a Bagnoli fino a 4-5 m di profondità), è pura fake science. Le piante per potere “assorbire” elementi metallici e/o composti organici (IPA e PCB), li devono trovare solubilizzati nella matrice liquida (acqua di falda). Ma i composti organici, in particolare IPA e PCB, sono sostanze recalcitranti, vale a dire pochissimo solubili, che rimangono essenzialmente “bloccati” nella matrice solida (suoli), e quindi non possono certamente essere eliminati fino alla falda nei suoli dove sono presenti in concentrazioni superiori alle soglie fissate da DLgs 152/2006. In ogni caso, non è pensabile utilizzare una tecnica sperimentale (nella migliore delle ipotesi), in un sito che dovrebbe essere restituito alla fruizione dei cittadini, al termine dei 2-3 anni che si dovrebbero impiegare per portare a termine le attività di bonifica/messa in sicurezza del sito. In parole semplici, si dovrebbe operare solo con tecnologie sicure e sperimentate con un Technology Readiness Level (TRL), pari a 9. Altrimenti si tratterebbe di una “bonifica”, la cui efficacia andrebbe verificata tra un numero indefinito di anni. Alias si tratterebbe di una “bonifica” a futura memoria…

Stazione Appaltante (D.P.C.M. 15.10.2015) – INVITALIA

Interventi per la bonifica ambientale e rigenerazione urbana dell’area di Bagnoli – Coroglio

Di seguito, discuto, criticamente, degli interventi ideati e trattati in modo alquanto vago in documento Invitalia.

Soil washing: Invitalia scrive, correttamente, che: Tale tecnologia è applicabile per il risanamento di terreni prevalentemente sabbiosi. Non tenendo in alcun conto il non irrilevante dettaglio che nei terreni di Bagnoli, c’è una prevalenza (>60%) di terreni fini!

Desorbimento termico: Invitalia esclude la fattibilità di desorbimento termico in situ, in quanto non sarebbe efficace per eliminazione di nitrobenzene! Senza spiegare quale sarebbe entità di presenza di nitrobenzene nel sito, con una discutibilissima motivazione, si scarta il desorbimento in-situ, che è efficacissimo per eliminazione di IPA e PCB (che sono il vero problema del sito di Bagnoli) e si preferisce la soluzione ex-situ, con escavazione di terreni e loro trattamento, con conseguente, lungo e dispendioso processo di movimentazione terreni, da escavare e reinterrare….

Nanotecnologie (grafene): Invitalia propone applicazione di tecnologia con grafene, in quanto particolarmente efficace nel trattamento di matrici (acqua, suolo, aria) contaminate da prodotti petroliferi grezzi e raffinati. Senza rilevare che il problema grosso di Bagnoli è la presenza, in elevate concentrazioni di IPA e PCB, e non di generici prodotti petroliferi grezzi e/o raffinati.

Ossidazione chimica (ISCO): Invitalia scrive che la tecnologia viene impiegata per la bonifica sia dei terreni che delle acque sotterranee. E che essa NON è applicabile su inquinamenti inorganici ed è limitata da granulometrie fini e elevati contenuti di umidità della matrice solida. Invitalia stessa specifica che le tecnologie proposte, NON sono applicabili, su terreni a prevalente granulometria fine, come è il caso prevalente dei terreni di Bagnoli.

Test biologici – phytoremediation: Invitalia scrive che la phytoremediation in situ, non richiede nessuna escavazione, trasporto e smaltimento del terreno, ed ha la prerogativa di mantenere, ripristinare o addirittura migliorare le proprietà fisico-chimiche del suolo. Inoltre è vantaggioso sia dal punto di vista ecologico, per la sua valenza ambientale, che economico in quanto i costi sono molto inferiori a quelli richiesti per le tecniche convenzionali. In particolare l’impiego delle piante come strategia di bonifica trova la sua applicazione ottimale soprattutto in quei siti nei quali la contaminazione è poco profonda ed i livelli di contaminazione non sono troppo elevati, ma con opportuni interventi può essere impiegata anche in condizioni diverse. L’interesse per la phytoremediation si è sviluppato rapidamente poiché si tratta di una tecnologia “pulita” ed economica che può essere applicata per “lunghi periodi”. Al fine di valutare l’effettiva fattibilità dell’applicazione di tale tecnologia per la bonifica di un sito contaminato risulta quindi indispensabile non solo procedere ad una caratterizzazione di dettaglio del sito ma anche ad eseguire test di sperimentazione in laboratorio e in campo in impianti pilota. Per le tecniche sperimentali di phytoremediation vedi punto 3 di pagina precedente. A Bagnoli si deve fare una bonifica/messa in sicurezza, con effetti immediati e certi (con Technology Readiness Level (TRL) pari a 9, e non una “bonifica a…futura memoria! Bisognerebbe rispettarli i cittadini, non prenderli in giro, prospettando, pseudo-soluzioni ambientaliste che sono pura fake science!

Considerazioni di B. De Vivo su limiti delle idee progettuali della Stazione Appaltante-Invitalia

Interventi per la bonifica ambientale e rigenerazione urbana dell’area di Bagnoli – Coroglio di Invitalia

Rapporto 2020

  • Invitalia sembra calare nel vuoto i futuri piani di utilizzo del suolo senza considerazioni di fattibilità della bonifica/messa in sicurezza.
  • Fornisce alcune informazioni utili sui concetti di risanamento ma, nel complesso, sembra essere piuttosto vago.
  • Potenzialmente é solo punto di partenza prima di una pianificazione più dettagliata.
  • Nessuna descrizione degli usi futuri del suolo e degli obiettivi di risanamento associati, e del modo in cui queste informazioni aiutano a determinare (insieme ai costi) le tecnologie di risanamento appropriate.
  • Menziona “ossidazione chimica in situ” (ISCO) ma non identifica l’approccio ISCO specifico (persolfato, perossido, permanganato, ecc.) oppure dove sarebbe applicata la tecnologia e perché.
  • Nessuna informazione specifica sulla tecnologia di iniezione del carbonio e su quali matrici ambientali é mirata (suolo o acque sotterranee, ecc.), e perché.
  • Nessuna discussione su cosa sarà fatto per prevenire continui scarichi di PCB/altri inquinanti in mare dal Canale Bianchettaro e altri.
  • Nessuna menzione di come e dove avverrà il risanamento delle acque sotterranee.
  • Gli obiettivi e la fattibilità della tecnologia di fitorisanamento proposta rimangono non chiari; non è chiaro come sarà prevenuta l’esposizione a contaminanti umani nel corso degli anni prima che il fitorisanamento possa ridurre sufficientemente le concentrazioni di contaminanti nei suoli (nelle più ottimistica delle previsioni, solo nei primi 20 cm!).
  • Non è chiaro il motivo per cui il ”capping” di 1 metro con terreni non contaminati non sia considerato affatto come soluzione di risanamento per aree in funzione dell’uso del suolo.
  • Nessuna spiegazione del motivo per cui il lavaggio del terreno (soil washing) non è riuscito la prima volta (con BagnoliFutura) e di come sarà fatto in modo diverso per ottenere un risultato migliore.
  • Non vengono forniti dettagli su cosa si farà con i terreni di scavo della Colmata a Mare: volumi da scavare e dove vanno collocati?
  • Vengono presentate le opzioni di bonifica dei sedimenti marini, ma il rapporto fornisce pochissime indicazioni su quale serie di opzioni sarà probabilmente utilizzata e perché. Poco è stato fatto sulla fattibilità tecnica e sulle analisi dei costi per i sedimenti marini.
  • Il riepilogo della valutazione del rischio di balneazione non ha identificato quali contaminanti chimici avrebbero causato i rischi cancerogeni eccessivi (ad esempio non viene fatta alcuna distinzione tra contaminanti organici – IPA, PCB – o inorganici, molti dei quali sono certamente di origine vulcanica).
  • Non è chiaro se la sabbia della spiaggia sia stata analizzata di recente e se il risanamento precedente abbia avuto successo, se la sabbia sia stata ricontaminata e/o se sia necessaria un’ulteriore bonifica.
  • Nessuna discussione sui costi di implementazione approssimativi e confronto con i costi delle soluzioni alternative. Stime approssimative dei costi aiuteranno a definire le priorità e la fattibilità della bonifica/messa in sicurezza ambientale.

Conclusioni

  • I dettagli sono importanti: perché “il diavolo è nei dettagli”.
  • Nessuna decisione sugli approcci di bonifica/messa in sicurezza dovrebbe essere presa fino a quando le necessarie valutazioni tecniche e dei costi non siano state effettuate e adeguatamente condivise con le comunità tecniche, normative e cittadine.
  • C’è più di un modo per “ripulire” il sito, ma il tanto tempo e denaro sprecati possono facilmente derivare da decisioni sbagliate; esiste una soluzione ottimale che fornisce le migliori possibilità di successo in un tempo ragionevole a un costo inferiore.
  • Considerate le sfide tecniche e i nuovi ingenti fondi (circa 600 milioni di euro) coinvolti, la comunità ha bisogno di valutatori terzi, obiettivi, indipendenti, con comprovate esperienze e con autorità per valutare e aiutare a formulare strategie di risanamento migliori.

Idee Progettuali di massima di B. De Vivo e Team di Esperti internazionali

Senza entrare, in questa fase nel merito delle soluzioni tecniche di dettaglio, nelle varie zone del sito, ribadisco il concetto che la soluzione a Bagnoli, sulla falsariga, di quanto realizzato in decine di migliaia di brownfield sites nei soli USA e nel mondo, dove si mettono in atto veloci, semplici e relativamente economiche soluzioni, prevalentemente di messa in sicurezza dei siti, con loro trasformazione in Parchi pubblici. E’ quanto si dovrebbe fare a Bagnoli, smettendola con la favola del “caso unico al mondo”! Il team di miei collaboratori a livello internazionale (Consulenti US EPA, Cinesi, Europei e Italiani), ha le competenze documentate di attività di bonifica/messa in sicurezza di brownfield sites. A Bagnoli in estrema sintesi si dovrebbe fare quanto segue:

  • Non ci dovrebbero essere Aree a destinazione residenziale, avendo ben messo in evidenza che Bagnoli è in piena Zona Rossa per rischio vulcanico dei Campi Flegrei. Incrementare la densità abitativa sarebbe una decisione scellerata.
  • Gli interventi a terra dovrebbero perseguire due obiettivi: la messa in sicurezza della matrice terreno/suolo e l’abbattimento della carica inquinante della falda freatica. La messa in sicurezza dovrebbe essere imperniata su due interventi: la posa in opera di teli di HDPE ricoperti (capping) di terreni incontaminati e/o con basse concentrazioni di inquinanti, sia organici (IPA, PCB, Idrocarburi Totali) che inorganici. Su tali terreni messi in sicurezza si possono poi collocare tutte le specie vegetali possibili, secondo i suggerimenti di botanici e agronomi.
  • Pe le acque di falda è possibile un intervento che utilizzi barriere reattive permeabili (tecnica diffusamente utilizzata decenni in aree minerarie carbonifere; e recentemente implementata e sperimentata in Cina con utilizzo di varie tecnologie, comprese nanotecnologie, in funzione di opportuna caratterizzazione geochimica del corpo idrico), con scavo ortogonale al flusso riempito di materiale reattivo e quindi, nel caso specifico, verosimilmente parallelo alla linea di costa.
  • Si potrebbe prevedere solo un limitato uso del suolo per uso commerciale: Gli standard italiani per i suoli/terreni a uso commerciale, per IPA/PCB/ Idrocarburi Totali e Metalli Potenzialmente Tossici devono essere rispettati attraverso misure di capping con terreni incontaminati dello spessore di 1 metro, con misure istituzionali per prevenire l’esposizione umana rispetto ai suoli/terreni al disotto del metro superficiale di capping.
  • Si dovrebbero intercettare acque piovane/Canale Blanchettaro e ulteriori scarichi di deflusso di acque superficiali verso il mare con deposito di loro carico inquinante.
  • Gli arenili a nord e a sud della Colmata a Mare e la nuova spiaggia che si creerà dopo l’eliminazione (come per Legge) della Colmata dovranno essere protetti con la creazione di opere soffolte (scogliere) e soddisfare gli standard italiani per IPA/PCB/Idrocarburi Totali e Metalli Potenzialmente Tossici di Legge per i sedimenti marini.
  • I sedimenti marini dovranno essere protetti, per consentire la balneazione senza esporre a rischio la popolazione. Questo si dovrebbe realizzare, utilizzando materiale stabilizzante fino a una distanza di 100-150 m dalla linea di costa e fino alla profondità di 2 metri. I sedimenti marini oltre i 100-150 m dalla linea di costa dovrebbero essere resi meno biodisponibili mettendo in atto misure istituzionali per vietare la pesca in queste acque.

 A cura di Benedetto De Vivo, Professore Straordinario presso l’Università Telematica Pegaso, Napoli; Adjunct Prof. presso: Virginia Tech, Department of Geosciences, Blacksburg 24061, VA, USA; Nanjing University, Nanjing, China; Hubei Polytechnic University, Huangshi, China. Già Prof. Ordinario di Geochimica Ambientale presso l’Università di Napoli Federico II.

2019 Gold Medal Award dell’Association of Applied Geochemistry; 2020 International Research Award as Innovative Researcher in Applied Geochemistry (by RULA AWARDS & IJRULA); In Lista di University Manchester, UK, tra i Top Italian Scientists (nella Disciplina Natural & Environmental Sciences), 2019.