Beppe Grillo, l’incidente del 1981 e quella Chevrolet incastrata tra le rocce: “Ha ucciso la mia famiglia”

Beppe Grillo non ha fatto rimuovere il relitto della Chevrolet con la quale ha ucciso un suo amico, la moglie e il figlioletto per 39 anni. E ancora non ha chiesto scusa per la morte delle tre vittime

La vicenda del possibile stupro di gruppo che vede coinvolto il figlio di Beppe Grillo insieme a tre suoi amici, fa riemergere alla ribalta della cronaca una vicenda che vide coinvolto proprio l’ex comico e fondatore del Movimento 5 stelle nel 1981. Vicenda per la quale venne accusato di omicidio colposo.

Accadde esattamente 40 anni fa, ovvero nel 1981. Beppe Grillo, comico e volto noto della tv italiana, era alla guida della sua Chevrolet a Limone Piemonte, al confine tra Italia e Francia, quando ebbe un incidente nel quale persero la vita tre persone: marito, moglie e bambino di 9 anni. Grillo venne condannato dal tribunale di Cuneo per omicidio plurimo colposo. Cosa accadde quella sera? Partiamo dalla fine, anzi da un anno: il relitto di quella Chevrolet, diventato ormai un cumulo informe di lamiere arrugginite, era ancora lì, sul luogo dell’incidente ed era addirittura diventato una macabra meta turistica. Il sindaco di Limone Piemonte, Massimo Riberi, la riteneva però troppo pericolosa. “Quello non è un trofeo, sono morte alcune persone – diceva – eppure la gente si ferma e in quel punto della strada così stretto, c’è sempre il rischio che qualcuno possa farsi male”.

“Voglio contattare Beppe Grillo per chiedergli di rimuovere quei rottami, credo che ormai sia anche suo interesse – spiegava Riberi in un’intervista – Dopo quarant’anni non c’è ragione perché quell’auto resti lì, quindi cerchiamo di trovare una soluzione per rimuoverla“. Il sindaco voleva ovviamente che fosse fondatore del Movimento 5 stelle a pagare la rimozione. L’operazione non sarebbe stata semplice visto che le lamiere si sono letteralmente incastrate nella roccia. “Andranno segate qui sul posto e poi trasportate sulla strada a pezzi – diceva ancora Riberi -. Ora devo capire come muovermi, contatterò la segreteria di Grillo”. E la rimozione avvenne effettivamente nell’agosto dello scorso anno, dopo 39 anni dall’incidente.

Già. Perché quell’automobile si era praticamente incastrata tra le montagne, dopo essere volata giù per 150 metri, all’inizio della via del Sale, quel 7 dicembre 1981 quando alla guida c’era proprio Beppe Grillo. A morire nell’incidente furono Renzo Giberti, 45 anni, ex calciatore del Genoa, sua moglie Rossana Quartapelle, 33, e il figlio Francesco, di 9 anni, che erano in macchina con il comico. Sul manto stradale c’era il ghiaccio e la Chevrolet era scivolata. Grillo si era salvato perché, durante la caduta, era saltato fuori dall’abitacolo.

Ci fu un processo e lui venne assolto in primo grado dal tribunale di Cuneo e condannato in appello, dopo quattro anni dall’incidente, a 14 mesi con la condizionale. La condanna venne confermata in Cassazione nel 1988.

Su quel caso si è detto tanto e si è scritto ancora di più. Ma c’è un punto fermo, anzi due: Grillo non ha fatto rimuovere la sua auto per 39 anni e, fatto ancora più grave, non ha mai chiesto scusa a Cristina, figlia della coppia morta nell’incidente, che all’epoca dei fatti aveva 7 anni.

Foto Ansa

Io l’ho cercato, – spiega la donna al Giornale ma invano. Volevo almeno che mi raccontasse gli ultimi attimi di vita dei miei genitori, che mi desse pace, che mi chiedesse almeno scusa. Poi con il tempo (non ho mai preteso nulla da lui e non voglio farmi pubblicità), – ho solo deciso, adesso che ho raccontato la verità ai miei due figli, di non vergognarmi più. Perché Beppe Grillo è stato capace, con il suo silenzio, di farmi sentire in colpa: Perché non c’ero? Perché ero rimasta a casa? Avrei potuto salvarli? La cattiveria del Grillo uomo, che ha distrutto la mia infanzia e la mia gioventù ora non mi fanno più paura. Beppe Grillo ha ucciso la mia famiglia: era il 21 Dicembre 1981, io ero rimasta a casa a giocare ma mio padre Renzo, mia madre Rossana e mio fratellino Francesco non li ho mai più rivisti”.

Cristina fu adottata dalla zia Maura, che racconta: “Non ci fecero vedere neanche i cadaveri. Ci misero due giorni e due notti per ritrovare il mio nipotino: era incastrato, a pezzi, sotto la jeep. E dire che era proprio a fianco di Grillo: giocava con una macchinina della Range Rover che Grillo stesso gli aveva regalato quel giorno. Sarebbe bastato allungare una mano e l’avrebbe salvato. Mio cognato Renzo Giberti – stimato imprenditore di Genova – lo trovarono con mezzo cervello fuori, come mia sorella, che mi dissero, era completamente irriconoscibile. Grillo – continua Maura Quartapelle – malgrado le insistenze di mio cognato che conosceva le strade, volle per forza usare la sua jeep che guidava pochissimo. Non sapeva neanche scalare le ridotte. Quando arrivai a Limone Piemonte il giorno dopo, Grillo era già andato via: neanche una parola, una scusa: niente. Non venne neanche ai funerali a Genova e mentre sui giornali dell’epoca si diceva distrutto, dopo neanche un mese dalla morte di tre persone aveva già ripreso gli spettacoli nei teatri”.

Foto Ansa

Ogni volta che lo vedo in televisione o lo sento parlare vedo un uomo – condannato dal tribunale per l’omicidio dei miei familiari – che non ha scontato neanche un giorno di galera. Adesso chiede di essere arrestato al posto del figlio? Bene: è ora che paghi la sua condanna. Sta vivendo la condanna della vita: perché prima o poi la vita ti presenta il conto e non c’è coscienza che possa sfuggire”, conclude Cristina, che dopo le ultime dichiarazioni di Grillo, il quale in un video in difesa del figlio ha detto “arrestate me ma non lui”, ha voluto raccontare una verità tenuta dentro di sé per anni e riemersa prepotentemente ascoltando le urla dell’ex comico, patron del Movimento 5 stelle.