Coronavirus, lo studio: un noto farmaco anti-artrite riduce la mortalità nei pazienti ricoverati

Eli LILLY e Incyte hanno annunciato oggi i dati di uno studio di fase 3 su pazienti ricoverati per Covid: un farmaco anti-artrite riduce il rischio di mortalità

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Sarebbero promettenti i risultati di un farmaco anti-artrite utilizzato contro Covid-19. Eli LILLY e Incyte hanno annunciato oggi i dati di uno studio di fase 3 (denominato Cov-Barrier) su 1.525 pazienti con Covid-19 ospedalizzati che valuta baricitinib (4 mg) una volta al giorno più lo standard di cura, compresi corticosteroidi e remdesivir, rispetto a placebo più cura standard. Lo studio, spiega LILLY, non ha raggiunto la significatività statistica sull’endpoint primario, definito come progressione verso la ventilazione non invasiva (incluso l’ossigeno ad alto flusso), la ventilazione meccanica invasiva (incluso Ecmo) o la morte entro il 28.esimo giorno. Ma un endpoint secondario chiave ha mostrato che baricitinib, in aggiunta allo standard di cura, ha ridotto il rischio di morte del 38% entro 28 giorni.

“Vi è tuttora un bisogno impellente e ancora insoddisfatto di trattamenti in grado di ridurre ulteriormente la mortalità per i pazienti Covid-19 – spiega il co-ricercatore primario Wesley Ely, professore di medicina e co-direttore del Centro di malattie critiche, disfunzione cerebrale e sopravvivenza all’Università Vanderbilt – Sebbene Cov-Barrier non abbia raggiunto l’endpoint primario basato sugli stadi di progressione della malattia, i dati mostrano che baricitinib ha ridotto significativamente il rischio di mortalità – sottolinea – al di sopra e al di là dello standard di cura raccomandato, senza ulteriori rischi per la sicurezza. Questi importanti risultati fanno avanzare la nostra ricerca di opzioni di trattamento per salvare vite umane nei pazienti con Covid ospedalizzati”. La frequenza degli eventi avversi e di quelli gravi è stata generalmente simile nei gruppi che hanno assunto il farmaco o placebo. Non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza potenzialmente correlati all’uso di baricitinib, prosegue LILLY che intende “pubblicare i risultati dettagliati di questo studio in una rivista specializzata nei prossimi mesi e condividerà i dati con le autorità di regolamentazione negli Stati Uniti, nell’Ue e in altre aree geografiche per valutare i prossimi passi per baricitinib per il trattamento dei pazienti ospedalizzati con Covid-19″.