Diabete e glicemia alta, dal digiuno alla frutta: la nutrizionista elenca gli errori più comuni da evitare e i benefici di preziosi alimenti golosi

Diabete e alimentazione: che dieta seguire per abbassare la glicemia alta? Quali cibi preferire o evitare? Dai falsi miti sulla frutta ai consigli utili, intervista alla dott.ssa Cervigni

Diabete e glicemia alta sono condizioni che, se ignorate o non curate adeguatamente, possono causare gravi complicanze a carico di occhi, reni, nervi, apparato cardiovascolare, con un associato deterioramento della qualità della vita.
Sono ormai numerosi gli studi che dimostrano come una corretta alimentazione e regolare attività fisica possano agire come un vero e proprio farmaco per prevenire o contrastare l’evoluzione del diabete: in questo ambito si inserisce un particolare regime alimentare che apporta importanti benefici, non solo per prevenire e combattere glicemia alta e diabete, ma anche altre patologie, come tumori, obesità, malattie cardiovascolari, autoimmuni e patologie neurodegenerative.

diabete tipo 2 cause sintomiLa Dieta della Longevità è un regime alimentare che si basa su un processo multidisciplinare, ed in particolare su 5 pilastri,” ha spiegato a MeteoWeb la dott.ssa Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus, che si focalizza sulla ricerca del nesso tra nutrienti e geni della longevità per vivere in salute più a lungo e dar vita a quella che può essere definita una “longevità programmata”: la missione della Fondazione è rallentare e combattere l’insorgenza di importanti patologie correlate all’avanzare dell’età o non trasmissibili promuovendo l’educazione alimentare e la crescente diffusione di uno stile di vita bilanciato e di abitudini alimentari salutari.
Quali sono dunque questi 5 pilastri? La ricerca di base nei laboratori (gli studi su organismi semplici aiutano a comprendere l’interazione tra cellule e nutrienti, nonché come un certo tipo di dieta possa influire sulla salute migliorandola e determinare la longevità anche nell’uomo); l’epidemiologia (lo studio delle cause delle malattie nelle popolazioni, che può aiutare a comprendere come la dieta impatta sul metabolismo); gli studi clinici (per valutare come un regime alimentare incide sulla salute); lo studio dei centenari (dati concreti sull’efficacia di determinate abitudini alimentari, portate avanti nel corso di un’intera vita); lo studio dei sistemi complessi (per comprendere l’organismo umano attraverso modelli più intuitivi).
Dunque, ne deriva che le raccomandazioni per un’alimentazione che garantisca una vita lunga e in salute si basano su prove solide e concrete, fondate su ricerche scientifiche e cliniche, esito di risultati emersi da studi di ricerca di base, clinici, genetici ed epidemiologici, come pure di migliaia di pazienti seguiti direttamente. Inoltre, la maggior parte di consigli alimentari corrispondono ad abitudini nutrizionali di popolazioni caratterizzate da buona salute e longevità record, dove la dieta rappresenta un fattore centrale.
La Dieta della Longevità, ha precisato la dott.ssa Cervigni, “è un tipo di alimentazione che diminuisce i fattori di rischio non solo per il diabete, ma in generale per le malattie legate all’invecchiamento“. Quindi si tratta di un regime alimentare, “utile per chi soffre di diabete ma anche per prevenire la maggior parte delle patologie, come tumori, malattie autoimmuni, patologie neurodegenerative. La Dieta della Longevità ha un effetto positivo su numerose malattie“.

diabetePer quanto riguarda nello specifico il diabete, quali indicazioni si possono dare per la gestione della patologia? Secondo l’esperta, “è importante rispettare il digiuno giornaliero notturno, di 12 ore, anche perché un intervallo più lungo porta ad altri problemi: questo digiuno, che va dall’ultimo pasto serale al primo della giornata successiva, permette la sincronizzazione con il ritmo circadiano, aiuta il metabolismo e di riflesso la gestione della glicemia“. E’ importante poi “mangiare di più, ma in modo intelligente, infatti non bisogna associare il concetto di dieta a quello di regime alimentare restrittivo: per esempio, si dovrebbe evitare di mangiare un grande piatto di pasta, sarebbe meglio associare un minore volume di pasta a una maggiore quantità di legumi e verdure, ottenendo così un pasto più nutriente con meno amido ma più fibre, vitamine e minerali, e ciò va a vantaggio della glicemia“.
I pazienti diabetici “spesso tendono a volere eliminare i carboidrati dalla dieta, perché composti da glucosio che aumenta la glicemia, ma è un errore grave che può portare ad effetti peggiori, anche perché, inoltre, automaticamente si va ad aumentare in consumo di proteine che innescano meccanismi che a loro volta possono favorire l’insorgenza di diabete e altre patologie. Insomma, il fai da te non va bene,” ha sottolineato la biologa nutrizionista.

E per quanto riguarda il “travagliato” rapporto diabete, glicemia alta e frutta? “Dire che bisogna mangiare più frutta e verdura non è proprio corretto: sulla verdura non ci sono particolari limiti, la frutta è certamente importante perché vanta vitamine, minerali, antiossidanti, fibre, ma contiene anche fruttosio, che ha un impatto rilevante sui livelli di glicemia“. Inoltre, ha proseguito la dott.ssa Cervigni, è molto diffusa l’abitudine errata “di mangiare anche 4-6 frutti al giorno, che apportano un carico di zuccheri non indifferente“. Quindi, come spesso viene indicato, “è bene trovare il giusto compromesso, cioè, 1-2 frutti al giorno, perché nessun alimento è perfetto, e tutti vanno assunti con moderazione“.

Tra la frutta consigliata, un particolare occhio di riguardo va riservato – vista anche la stagione in cui ci troviamo – ai frutti rossi (lamponi, more, fragole, mirtilli, ribes): questi alimenti “contengono meno zuccheri e sono molto golosi, ottimi soprattutto, se abbinati a fonti di grassi buoni, per abbassare il carico glicemico del pasto. I frutti rossi contengono tanti antiossidanti, polifenoli, che combattono la formazione di radicali liberi, che poi determinano l’invecchiamento“.
Il nostro corpo infatti, produce radicali liberi, che invecchiano le cellule, “ed i polifenoli li contrastano, e quindi ci ringiovaniscono, in senso lato“. Inoltre, i frutti rossi contengono “acido ellagico e fibre insolubili che aiutano la regolarità intestinale aiutando a disintossicare l’organismo, fondamentali soprattutto durante il cambio di stagione“. Il vantaggio dei frutti rossi è che hanno “pochi zuccheri e pochissime calorie, con un alto contenuto di vitamina C“, e sono anche molto validi “contro le cistiti, contengono antocianine che vantano un effetto antisettico, antimicrobico“.
Come consumare i frutti rossi? Ecco infine qualche consiglio goloso della dott.ssa Cervigni: “Quando si fa colazione, si può fare una marmellata ‘express’, basta prendere dei lamponi, cuocerli un pochino in padella schiacciandoli un po’, ed il risultato ha molti meno zuccheri della marmellata classica, oppure ancora se desideriamo un piccolo dessert, possiamo sciogliere a bagnomaria un po’ di cioccolato fondente, anche al 90-100%, e intingervi fragole, more, lamponi, mirtilli“.

Per approfondire:

Diabete: come abbassare la glicemia alta abbinando la Dieta della Longevità al digiuno programmato

Chi è Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista

Romina Inès Cervigni
Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus

Romina Inès Cervigni, biologa nutrizionista, Responsabile Scientifico della Fondazione Valter Longo Onlus, ha al suo attivo un dottorato di ricerca alla Open University nel Regno Unito conseguito focalizzando i suoi studi in ambito oncologico, con un particolare focus nelle ricerche di biologia cellulare. Ha collaborato, inoltre, come ricercatrice post-dottorato con il Comitato Nazionale delle Ricerche (CNR) di Napoli e con l’Università VitaSalute San Raffaele di Milano, occupandosi di malattie neurodegenerative.
I suoi studi in Nutrizione e Dietetica, con un Master di secondo livello all’Università Politecnica delle Marche, le permettono di completare il suo percorso formativo integrando fra le sue competenze le terapie farmacologiche per diverse patologie attraverso una terapia alimentare. Collabora con la Fondazione Valter Longo Onlus fin dalla sua creazione e assiste quotidianamente pazienti con diverse patologie provenienti da tutto il mondo.

Cos’è la Fondazione Valter Longo Onlus, la prima in Italia dedicata a ottimizzare la longevità

Fondazione Valter Longo OnlusOffrire a tutti l’opportunità di una vita più lunga e sana. È questo il mantra che ha ispirato Valter Longo, scienziato e biogerontologo di fama internazionale, nella creazione della Fondazione Valter Longo Onlus, che opera per prevenire e curare gravi malattie e permettere a tutti, bambini e adulti, anche in povertà, di vivere sani e a lungo. La prima in Italia dedicata a favorire la longevità sana attraverso l’educazione alimentare nelle scuole ed il sostegno alle persone fragili e in difficoltà nella prevenzione e cura di gravi malattie.

Una Fondazione concentrata sulla creatività, ma anche sull’approccio multidisciplinare tipico dell’ambito universitario. Un approccio unico, che combina la biologia molecolare, la dietologia e la medicina per informare, assistere e curare sempre più persone, dall’infanzia agli anni d’argento, per accompagnarle verso una longevità sana – intendendo per longevità una vita di durata superiore alla media. In particolare, il lavoro della Fondazione si focalizza sulla ricerca del nesso tra nutrienti e geni della longevità per vivere in salute più a lungo e dar vita a quella che può essere definita una “longevità programmata”.

La missione della Fondazione è rallentare e combattere l’insorgenza di importanti patologie correlate all’avanzare dell’età o non trasmissibili – quali tumori, diabete, obesità, malattie cardiovascolari, autoimmuni, come il Morbo di Crohn e la sclerosi multipla, e patologie neurodegenerative come l’Alzheimer – promuovendo l’educazione alimentare e la crescente diffusione di uno stile di vita bilanciato e di abitudini alimentari salutari.

Non tutti sono consapevoli che la nutrizione è uno dei più potenti farmaci naturali a nostra disposizione, sia in un’ottica preventiva che in un percorso di cura”, tiene a precisare Valter Longo. Ecco perché il lavoro della Fondazione Valter Longo Onlus si focalizza sulla ricerca del nesso tra nutrienti e geni della longevità per vivere in salute più a lungo. Una vera e propria strategia biologica evoluta per poter influire sulla longevità e sulla salute attraverso strategie di protezione e rigenerazione come la dieta e il digiuno.

Fondazione Valter Longo Onlus intende educare, formare e collaborare con un esercito di 10mila nutrizionisti per trasformarli in veri e propri ambasciatori della sana longevità e dare un contributo concreto alla salute di adulti e bambini.