Fondazione Barilla presenta lo studio “L’Europa e il cibo”: i sistemi alimentari sono centrali per la salute e la transizione ecologica

Al centro dello studio un'analisi della situazione europea del rapporto tra cibo, sfide nutrizionali, agricoltura sostenibile e lotta allo spreco alimentare, incluse 7 raccomandazioni di Fondazione Barilla per rendere sostenibili i sistemi alimentari europei

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Green New Deal. Farm to Fork Strategy. UN Food Systems Summit. Sono alcune delle “pietre miliari” europee e internazionali che pongono al centro del dibattitto sulla salute del Pianeta il cibo, con uno sguardo attento alla sostenibilità della sua produzione e consumo. Una sfida, quella della trasformazione dei sistemi alimentari in chiave sostenibile, che riguarda tutti i Paesi del mondo compresa l’Europa, chiamata a superare sfide importanti, dall’ambito nutrizionale a quello dell’agricoltura sostenibile, fino allo spreco di cibo. Gli stati membri, ad esempio, sono i principali promotori dell’agricoltura biologica a livello globale, con la percentuale regionale più alta di superficie agricola destinata a questa tipologia di produzione (l’8,1% del totale). Eppure, l’agricoltura europea rappresenta in media il 90% dell’impronta idrica delle produzioni nazionali[1] ed è responsabile di circa il 10% delle emissioni totali di gas serra, tanto che il Green Deal propone una serie ambiziosa di misure volto a rendere l’UE il primo continente climaticamente neutro al mondo entro il 2050. Dati cui si unisce la perdita di produttività agricola dovuta all’erosione del suolo nell’UE stimata in 300 milioni di euro[2][3]. Proprio per comprendere meglio lo stato dell’arte in cui versano i sistemi alimentari europei, individuare gli ambiti di miglioramento e le soluzioni concrete da perseguire, Fondazione Barilla presenta – in vista dell’evento di avvicinamento all’UN Food Systems Summit – lo studio “L’Europa e il Cibo”, per stimolare il dibattito e incoraggiare l’adozione di misure politiche e soluzioni concrete per un sistema alimentare europeo che offra a tutti cibo sano, equo, nutriente e rispettoso delle risorse del Pianeta.

La fotografia scattata da L’Europa e il Cibo mostra come in UE l’aspettativa di vita alla nascita sia aumentata, passando da una media di 69 anni nel 1960 a una media di 80 nel 2016. Adesso bisognerà agire sull’aspettativa di vita sana, ovvero gli anni di buona salute che un neonato può sperare di vivere senza malattie e/o infortuni, che è mediamente inferiore di 10 anni all’aspettativa di vita generale. A pesare sono il graduale aumento di sovrappeso e obesità (ne soffre circa un adulto su due) e la mancanza di attività fisica. Questo, nonostante tutti i Paesi UE pubblichino linee guida per un’alimentazione sana a livello nazionale e l’educazione alimentare sia materia di studio obbligatoria nelle scuole primarie e secondarie nella maggior parte dei Paesi. Lo studio mostra, inoltre, come gli strumenti digitali stiano offrendo ai cittadini europei sempre più soluzioni per ridurre lo spreco alimentare, senza contare che molte città europee stanno avviando iniziative importanti per fondare una vera economia circolare del cibo.

“Il sistema alimentare rappresenta una leva molto importante per migliorare la salute delle persone e dell’ambiente. In Europa, giocherà un ruolo centrale per la decarbonizzazione del continente e per il raggiungimento degli SDG” ha dichiarato Marta Antonelli, Direttore Ricerca di Fondazione Barilla.

“L’Europa e il Cibo” sarà presentato all’evento digitale internazionale Europe and Food: Ensuring environmental, health and social benefits for the global transition”, che si terrà il 5 maggio alle 10.00 alla presenza di: Paolo De Castro (Eurodeputato, Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale), Marta Antonelli (Direttore della Ricerca di Fondazione Barilla), Michele Quaroni (Ambasciatore-Deputato e Vice Rappresentante Permanente dell’Italia presso l’UE), Claire Bury (vicedirettore generale della Commissione europea per la sostenibilità alimentare), Eduardo Cuoco (Direttore IFOAM EU), Riccardo Valentini (Advisory Board Fondazione Barilla e Coordinatore Scientifico del Progetto Su-Eatable Life) e Luc Vernet (Co-Fondatore di Farm Europe e collaboratore di Eat Europe) .

“Come ha ben ricordato la Commissione, nella comunicazione sul Green Deal, la dimensione globale dell’azione europea non deve essere trascurata: affinché l’Europa diventi il primo continente climaticamente neutro abbiamo bisogno di meccanismi di reciprocità commerciale che non disperdano gli sforzi che tutti noi, cittadini europei e produttori, ci stiamo preparando a fare” – ha dichiarato Paolo De Castro, Eurodeputato, Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale.

“L’etichettatura nutrizionale dovrebbe consentire ai cittadini di fare scelte informate e di seguire modelli di alimentazione sana ed equilibrata, incoraggiando la varietà, la moderazione e il corretto equilibrio di tutti i gruppi alimentari”, ha affermato Michele Quaroni, Ambasciatore-Deputato e Vice Rappresentante permanente dell’Italia presso l’UE.

“La Commissione è impegnata a svolgere un ruolo guida nella transizione verso sistemi alimentari sani e sostenibili. Facilitare il passaggio a diete sane è un obiettivo fondamentale della strategia Farm to Fork e del Piano Europeo per Sconfiggere il Cancro. Lavoriamo insieme per affrontare le sfide nutrizionali!” – ha dichiarato Claire Bury, vicedirettore generale della Commissione europea per la sostenibilità alimentare.

“L’età avanzata degli agricoltori europei è una sfida per le zone rurali. Le barriere, che i giovani agricoltori sono chiamati a superare, devono essere affrontate in modo che possano contribuire al rimodellamento del futuro sistema alimentare europeo”, ha affermato Riccardo Valentini, membro dell’Advisory Board della Fondazione Barilla e coordinatore scientifico del progetto Su-Eatable Life.

LE 7 RACCOMANDAZIONI DI FONDAZIONE BARILLA PER TRASFORMARE – DAVVERO – I NOSTRI SISTEMI ALIMENTARI

La trasformazione del sistema alimentare europeo richiederà una serie di misure e interventi per portare vantaggi all’alimentazione, alla salute, all’agricoltura e alla società. Ecco perché, con l’obiettivo di “indicare la strada” ai policy makers, Fondazione Barilla ha elaborato 7 raccomandazioni per contribuire a dar forma alla transizione dei sistemi alimentari europei:

  1. Sfruttare il cambiamento nella società derivato dagli effetti della pandemia di Covid-19, per affrontare le cause delle storture alimentari alla radice: i leader europei sono chiamati a creare sistemi agroalimentari che offrano a tutti cibo sano, sicuro e sostenibile e siano in grado di superare crisi improvvise soprattutto alla luce del fatto che attualmente 33 milioni di cittadini europei possono permettersi un pasto di qualità solo a giorni alterni[4].
  2. Adottare una strategia politica integrata per riconnettere cibo, alimentazione e agricoltura: ciò richiede l’adozione misure strategiche concrete che accelerino la transizione a livello globale, nazionale e locale.
  3. Affrontare la transizione alimentare mediante un approccio sistemico e partenariati multi-stakeholder: per migliorare i modelli alimentari, la salute e il benessere delle persone si raccomanda l’adozione di un approccio che coniughi gli sforzi introdotti a livello legislativo con il ruolo dell’individuo quale agente di cambiamento[5].
  4. Favorire contesti che consentano di adottare le scelte alimentari sane e sostenibili: attraverso linee guida nutrizionali aggiornate e sistemiche che considerino anche la salute dell’ambiente.
  5. Fare leva sull’educazione alimentare nell’ambito di una strategia più ampia: integrando l’educazione alimentare sin dall’infanzia e promuovendo stili di vita e comportamenti alimentari sani e sostenibili[6], nell’ambito di una strategia che coniughi altri approcci, come per esempio la promozione dell’attività fisica.
  6. Trasformare l’agricoltura da problema a soluzione: ricerca, innovazione e investimenti possono svolgere un ruolo fondamentale nello sviluppo di strategie, soluzioni e strumenti per sistemi alimentari più sostenibili.
  7. Affrontare, misurare e rendicontare su perdite e sprechi alimentari: adottando la metodologia europea sullo spreco alimentare e stabilendo impegni vincolanti in linea con gli SDG.

FOCUS:

FAST FACTS: LE PRINCIPALI EVIDENZE DEL REPORT L’EUROPA E IL CIBO

Presentato il 5 maggio nel corso dell’evento internazionale dal titolo:Europe and Food: Ensuring environmental, health and social benefits for the global transition”, lo studio “L’Europa e il Cibo” è stato realizzato da Fondazione Barilla attraverso un’elaborazione dei dati del Food Sustainability Index[1] e analizza tre aspetti fondamentali del cibo: sfide nutrizionali, agricoltura sostenibile e spreco alimentare, con un focus sui 27 Paesi UE e sul Regno Unito.

Dallo studio emergono diverse evidenze per migliorare la salute delle persone e del Pianeta, partendo dal cibo:

SFIDE NUTRIZIONALI, diete sostenibili per aumentare l’aspettativa di vita sana, riducendo sovrappeso e obesità:

  • Sovrappeso e obesità sono una sfida che riguarda tutti i Paesi europei. In UE più di 1 adulto su 2 e almeno 1 bambino su 4 sono sovrappeso. La causa? Mancanza di attività fisica e l’allontanamento da diete sane – come quella mediterranea – soppiantate da un’alimentazione ricca di proteine, grassi saturi, sale, zuccheri, etc., cui si accompagna un consumo ridotto di frutta e verdura.
  • L’aspettativa di vita alla nascita è aumentata passando da una media di 69 anni nel 1960 a una media di 80 nel 2016. L’aspettativa di vita sana, ovvero gli anni di buona salute che un neonato può sperare di vivere senza malattie e/o infortuni, è mediamente 10 anni inferiore all’aspettativa di vita generale.
  • Tutti i Paesi UE pubblicano linee guida per un’alimentazione sana a livello nazionale. Tuttavia, solo Svezia e Germania hanno inserito nelle proprie linee guida l’impatto ambientale delle scelte alimentari.

AGRICOLTURA SOSTENIBILE, bene il biologico, ma ancora pochi giovani e donne:

  • Gli stati membri sono i principali promotori dell’agricoltura biologica a livello globale: registrano la percentuale regionale più alta di superficie agricola destinata all’agricoltura biologica (l’8,1% della superficie agricola totale).
  • Nel gruppo UE, la partecipazione degli under 35 in agricoltura si attesta intorno al 5%, fatta eccezione per Romania e Bulgaria che registra tassi superiori al 10%. L’età media è 53 anni.
  • La partecipazione femminile alle attività agricole è leggermente inferiore al 50%, ma tra i vari Paesi sussistono differenze che vanno dal 37,7% di Malta al 63% della Svezia.
  • Nell’UE, il consumo idrico in agricoltura va dallo 0,01% al 57,43% delle risorse rinnovabili nazionali di acqua dolce: quasi tutti i Paesi europei sono importatori netti di acqua incorporata nei prodotti agricoli.

SPRECO ALIMENTARE, Italia e Francia al top per policy, la digitalizzazione motore per un’economia circolare del cibo:

  • Più del 20% del cibo prodotto in UE viene sprecato (88 milioni di tonnellate/anno), generando un costo economico di 143 miliardi di euro e il 6% delle emissioni totali di GHG dell’UE. In media, ogni europeo produce 58 kg/anno di rifiuti alimentari: si va dal livello più alto registrato in Belgio (87 kg), al più basso di Cipro (36 kg).
  • Negli ultimi anni, l’UE ha raggiunto tre traguardi importanti: la pubblicazione delle linee guida sulla donazione dei prodotti alimentari; l’aggiornamento delle linee guida sull’utilizzo di alimenti non più destinati al consumo umano come mangime; e l’adozione di una nuova metodologia per misurare lo spreco alimentare. A livello nazionale, è possibile osservare buone pratiche in Francia (il primo Paese al mondo a promulgare una legge nazionale sul tema) e in Italia (dove la legge Gadda ha agevolato le donazioni alimentari snellendo la burocrazia e offrendo incentivi fiscali a chi dona cibo ad enti caritatevoli e banchi alimentari).
  • Gli strumenti digitali stanno offrendo ai cittadini opzioni sempre più numerose per adottare stili di vita più sostenibili e ridurre lo spreco, senza contare che molte città europee stanno avviando iniziative importanti per ridurre lo spreco alimentare, sostenere le fasce più deboli, e creare nuovi posti di lavoro attraverso una vera economia circolare del cibo.

[1] L’Indice mondiale che misura la sostenibilità dei sistemi alimentari creato da Fondazione Barilla e dall’Economist Intelligence Unit (EIU)


[1] Calcolo reperito in: Mekonnen, M.M. e Hoekstra, A.Y. (2011). National water footprint accounts: the green, blue and grey water footprint of production and consumption. [online] Reperibile presso: https://waterfootprint.org/media/downloads/Report50-NationalWaterFootprints-Vol2.pdf.

[2] Panagos, P., Standardi, G., Borrelli, P., Lugato, E., Montanarella, L. e Bosello, F. (2018). Cost of agricultural productivity loss due to soil erosion in the European Union: From direct cost evaluation approaches to the use of macroeconomic models. Land degradation & development, 29(3), 471-484.

[3] Sartori, M., Philippidis, G., Ferrari, E., Borrelli, P., Lugato, E., Montanarella, L. e Panagos, P. (2019). A linkage between the biophysical and the economic: Assessing the global market impacts of soil erosion. Land Use Policy, 86, 299-312.

[4] Commissione europea (2020). Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni. A Farm to Fork Strategy for a fair, healthy and environmentallyfriendly food system.

[5] Mozaffarian, D., Angell, S., Lang, T. e Rivera, J. (2018). Role of government policy in nutrition-barriers to and opportunities for healthier eating. BMJ, p. k2426.

[6] Organizzazione mondiale della sanità (2018). The nutrition challenge: food system solutions.