La geoingegneria solare è uno strumento per contrastare il riscaldamento globale?

Secondo un nuovo rapporto della National Academies of Sciences, Engineering and Medicine, la geoingegneria solare è un approccio che dovrebbe essere studiato nella lotta al riscaldamento globale ma non può sostituire la decarbonizzazione e il taglio delle emissioni

MeteoWeb

Un nuovo rapporto della National Academies of Sciences, Engineering and Medicine ha affrontato una questione controversa: la geoingegneria solare è un potenziale strumento per contrastare i cambiamenti climatici? La geoingegneria solare è un approccio studiato per raffreddare la Terra, riflettendo la luce solare di nuovo nello spazio o modificando le nuvole. Il rapporto, prodotto da una commissione di 16 esperti appartenenti a campi diversi, non prende una posizione ma conclude che il concetto dovrebbe essere studiato.

Il rapporto chiede la creazione di un programma di ricerca multidisciplinare, in coordinamento con altri Paesi e gestito dal Global Change Research Program degli Stati Uniti, che cerca di colmare le molte lacune sull’argomento. Lo studio sottolinea che questa ricerca non rappresenta un sostituto al taglio di emissioni di gas serra e che dovrebbe essere una parte minore della risposta americana ai cambiamenti climatici. Lo studio fa notare che “ingegnerizzare il clima” non affronterebbe la causa principale dei cambiamenti climatici, indicata come le emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane. Lo studio chiede, dunque, un programma di ricerca che attinga alla scienza fisica, alle scienze sociali e all’etica e che includa l’opinione del pubblico.

Le dichiarazioni di 3 membri della commissione che ha prodotto il rapporto sottolineano la complessità della questione.

3 opzioni, molte domande

Le strategie di geoingegneria solare sono molto controverse all’interno e oltre la comunità della climatologia. È un grande passo avanti avere 16 esperti provenienti da diverse discipline che concordano sul fatto che ora è il momento di stabilire un programma di ricerca su questo argomento. La nostra commissione ha percorso una lunga strada per giungere a questa raccomandazione, lavorando attraverso molte questioni complesse e controverse per raggiungere il consenso, ma lo ha fatto in maniera collegiale e produttiva”, afferma James W. Hurrell, professore e Scott Presidential Chair of Environmental Science and Engineering, Colorado State University.

“Le 3 opzioni che abbiamo considerato sollevano molte domande:

  • L’iniezione di aerosol stratosferico aumenterebbe il numero di piccole particelle riflettenti (aerosol) nell’alta atmosfera per aumentare la riflessione della luce solare nello spazio. Anche se esistono forti evidenze del fatto che questo approccio può indurre un raffreddamento a scala globale, c’è una comprensione limitata di come il potenziale di raffreddamento sia correlato alle quantità di aerosol iniettati, alla loro posizione e al loro tipo e alle conseguenti risposte e impatti climatici regionali.
  • Il “marine cloud brightening(letteralmente “schiarimento delle nuvole marine”, ndr) aggiungerebbe materiali alle nuvole basse sull’oceano per renderle più riflettenti. Il vapore d’acqua nelle nuvole condensa in goccioline quando entra in contatto con particelle, come il sale; l’aggiunta di particelle produce più goccioline, rendendo le nuvole più riflettenti. Importanti domande di ricerca sono dove e di quanto la luminosità delle nuvole può essere modificata e se i processi di feedback mascherano o amplificano alcuni degli effetti. I processi chiave si verificano a scale troppo piccole per essere incluse direttamente nella generazione attuale dei modelli climatici globali e queste incertezze sui processi dovranno essere ridotte per sviluppare proiezioni affidabili degli impatti climatici.
  • L’assottigliamento dei cirri cercherebbe di ridurre la formazione di nuvole sottili che trattengono il calore che si irradia verso l’alto dalla superficie della Terra. L’efficacia di questo approccio è sconosciuta a causa della comprensione molto limitata delle proprietà dei cirri e dei processi microfisici che determinano come i cirri potrebbero essere modificati. Le simulazioni dei modelli climatici esistenti hanno prodotto risultati contraddittori.

Considerati i rischi del rapido riscaldamento e i suoi impatti, è importante considerare un portfolio di opzioni di risposta, e comprendere nel modo più rapido ed efficace possibile se la geoingegneria solare potrebbe essere un’opzione ragionevolmente sicura ed efficace. Un programma di ricerca interdisciplinare, coordinato e ben governato potrebbe dimostrare che sono necessari maggiori investimenti. Oppure potrebbe indicare che la geoingegneria solare non dovrebbe essere ulteriormente considerata. Il punto chiave è che entrambi i risultati sarebbero guidati da una solida scienza”, conclude Hurrell.

Ampliare la discussione

sale cambiamenti climatici“La geoingegneria si è evoluta da un concetto marginale ad un serio argomento di ricerca meno di 20 anni fa e oggi le tecnologie della geoingegneria solare sono ampiamente nella fase di ideazione. Le simulazioni dei modelli informatici e gli analoghi naturali, come i vulcani, indicano che aggiungere aerosol riflettenti nella stratosfera o aumentare la “luminosità” delle nuvole marine potrebbero avere effetti di raffreddamento. Tuttavia, ci sono rischi e incertezze associate a questi approcci e i benefici potenziali – che potrebbero non essere distribuiti in modo uniforme in tutto il mondo – non sono ben compresi. Per esempio, gli scienziati sanno molto poco sugli effetti regionali delle differenti strategie di geoingegneria solare. E i ricercatori hanno appena iniziato ad esplorare le dimensioni ecologiche, sociali, politiche, economiche ed etiche di questi approcci. Inoltre, molte persone negli Stati Uniti e nel mondo non sanno che la ricerca sta andando avanti e che sono stati proposti esperimenti all’aperto. Finora, le discussioni sulla geoingegneria solare sono state concentrate tra un gruppo relativamente piccolo di ricercatori, principalmente dal Nord America e dall’Europa”, afferma Marion Hourdequin, Professoressa di Filosofia al Colorado College.

Ma come i cambiamenti climatici stessi, la geoingegneria solare interesserebbe tutti. Le tecnologie che la nostra commissione ha considerato avrebbero effetti globali e multigenerazionali. Tenendo in mente questo, ora è il momento di dialoghi più ampi e più inclusivi su come la geoingegneria solare dovrebbe essere studiata e gestita e se dovrebbe essere considerata seriamente o no. Questi dialoghi devono includere le comunità vulnerabili al clima, le popolazioni indigene e le nazioni del sud del mondo. Il rapporto della nostra commissione chiede un programma che intrecci insieme ricerca multidisciplinare, coinvolgimento del pubblico e delle parti interessate e attenti limiti e linee guida per la ricerca. Questo programma dovrebbe facilitare la cooperazione e il potenziamento delle capacità, sostenere una comunità di ricerca più demograficamente e geograficamente diversificata, permettere una partecipazione equa e dare priorità alle strategia che costruiscono fiducia, trasparenza e legittimità”.

“La geoingegneria solare ha sollevato grandi questioni tecniche, sociali ed etiche che dovrebbero essere informate dalla ricerca ma non possono essere adeguatamente risolte da un piccolo gruppo di esperti. E indipendentemente da ciò che impariamo attraverso la ricerca sulla geoingegneria, una cosa è chiara: ridurre le emissioni, decarbonizzare le economie e sostenere l’adattamento agli attuali e futuri impatti climatici devono essere al centro della scena”, conclude Hourdequin.

Un processo attento e inclusivo

Poche questioni climatiche sono polarizzanti come la geoingegneria solare. Ma anche rifiutare di impegnarsi con la geoingegneria solare solleva delle domande. Possiamo essere sicuri che non ne avremo bisogno in futuro? E se il riscaldamento da gas serra generasse terribili impatti climatici? E se venisse fuori che la geoingegneria solare non è tecnicamente fattibile o socialmente accettabile, non dovremmo impararlo ora? Questo rapporto riconosce l’importanza di comprendere meglio la fattibilità, l’accettazione, i rischi, l’etica e la gestione della geoingegneria solare per orientare il processo decisionale. Ma richiede anche un approccio misurato, sfumato e integrativo. E sottolinea che l’esplorazione della geoingegneria solare non dovrebbe compromettere la ricerca o l’azione sulla mitigazione e l’adattamento climatico”, afferma Ambuj D. Sagar (School of Public Policy e Professore di studi politici dell’Indian Institute of Technology Delhi).

Il coinvolgimento e la partecipazione del pubblico e spunti da varie discipline sono fondamentali per condurre una ricerca efficace sulla geoingegneria solare. Allo stesso tempo, sono necessarie conoscenze specialistiche adeguate e accordi istituzionali per confrontarsi con questo tema complesso. Dobbiamo comprendere come migliorare efficacemente questa partecipazione e rafforzare tale capacità. Prestare attenzione a queste questioni aprirà le porte all’inclusione di prospettive e ricercatori dal sud del mondo e da altre comunità che sono spesso escluse. Aiuterà anche a rendere i programmi di ricerca più robusti e aiuterà le persone a comprendere meglio i potenziali rischi nel mondo derivanti dalla geoingegneria solare. Un programma di ricerca forte e inclusivo dovrebbe coinvolgere pienamente anche i Paesi in via di sviluppo e altre comunità rilevanti nell’esplorazione dei modelli di governance per la geoingegneria solare”.

“La nostra commissione ha raccomandato che il programma di ricerca americano proposto sia condotto in coordinamento con altri Paesi. Speriamo che questo approccio stimolerà un impegno più profondo nel mondo, soprattutto da parte dei Paesi in via di sviluppo che devono essere parte dei dialoghi e delle decisioni globali su questo argomento”, conclude Sagar.