“La seconda dose di Astrazeneca agli under 60 non va somministrata, il governo ci ripensi”: l’allarme della Società italiana di Farmacologia

Ema aveva invitato i governi a procedere con la seconda dose di Astrazeneca a chi aveva già ricevuto la prima, ma la Sif chiede di ripensarci: rischio di trombosi superiore alla media

Sul vaccino Vaxzevria della casa farmaceutica Astrazeneca, la confusione regna ancora sovrana. Dopo la comunicazione di qualche settimana fa dell’Ema, Agenzia Europea del farmaco, che ha confermato la possibilità di reazioni avverse, sono stati numerosi gli italiani che si sono rifiutati di sottoporsi a vaccinazione con quello specifico siero. Una scelta discutibile, ma di certo non ingiustificata: l’errata comunicazione che fin dall’inizio ha caratterizzato quel vaccino non ha certo aiutato i comuni cittadini a comprendere e scegliere per il meglio, creando un panico spropositato, ma fondato.

Ora, a distanza di oltre due mesi dalla prima somministrazione del vaccino Astrazeneca per milioni di italiani, i dubbi tornano, in particolare in merito alla seconda dose. Molti si chiedono: la faccio? E’ davvero necessario? Ho alternative. Ovvio che ogni percorso vaccinale, per rendere al meglio, dovrebbe essere completato, ma nel caso di Vaxzevria i quesiti sono tanti. Succede quindi che, i comuni cittadini di cui parlavamo prima, si affidano alla scienza per rispondere a queste domande. Scienza che, però, non fornisce riposte definitive. O meglio, non le fornisce quando a interferire con la scienza arriva la politica. Questa mattina Ema aveva invitato i governi a procedere con la seconda dose di Astrazeneca a chi aveva già ricevuto la prima.

Peccato però che in Italia un altro ente autorevole, la Società italiana di Farmacologia (Sif), stia sostenendo il contrario. “La seconda dose del vaccino AstraZeneca a chi ha meno di 60 anni non deve essere somministrata. Caldeggiamo, dunque, un ripensamento del governo relativo a questa decisione. Il suggerimento di non vaccinare una seconda volta questa popolazione è ben motivato”. E’ quanto afferma la Sif che sul suo sito ha pubblicato dei documenti sul tema, motivandone le ragioni. Secondo i farmacologi, infatti “nei soggetti sotto 60 anni il rischio di trombosi cerebrale del seno venoso è superiore a 10 casi su 1 milione di dosi e raggiunge, nello scenario peggiore, un rischio di 35 casi nelle donne giovani”. “L’effetto avverso – spiegano – è basato sulla produzione di anticorpi anti-piastrine ed è possibile che il secondo inoculo, infatti, determini un aumento della produzione di anticorpi nei soggetti che hanno avuto manifestazioni subcliniche dopo la prima somministrazione. Inoltre, gli effetti della somministrazione della seconda dose del vaccino si vedrebbero dopo 3 settimane dall’inoculo. Dunque, non potremmo sospendere la somministrazione prontamente a fronte dei primi effetti avversi osservati”.

I due nuovi opinion paper pubblicati sul sito della Sif dedicati agli eventi avversi dei vaccini anti-Sars-CoV-2 riportano un’analisi approfondita sul tema e sui pronunciamenti delle agenzie regolatorie che, come si legge “hanno più volte rivisto, talvolta correggendosi, prendendo tempo oppure intervenendo in maniera molto assertiva, durante gli ultimi mesi, a suon di comunicati stampa“. E osservano come spesso “questo tam-tam sta disorientando il cittadino, complici le notizie sugli effetti avversi dei vaccini. Naturalmente – chiariscono – vale sempre la regola che nessun farmaco è esente da effetti collaterali così come nessun vaccino, ma ogni fenomeno terapeutico o avverso deve essere scientificamente spiegato, e raccontato al massimo della chiarezza, affinché anche la società civile possa essere consapevole delle ‘decisioni dall’alto’. La società civile, in altre parole – sostengono i farmacologi Sif – non va soltanto educata, ma coinvolta. Dopo aver ricapitolato gli eventi avversi comuni e molto comuni, determinati dai vaccini, descritti dagli studi di fase 2-3 e pubblicati nei mesi scorsi” come “fatica, mal di testa, dolori muscolari e articolari, febbre sopra i 38°C, brividi e nausea” si dedica attenzione alle trombosi (sotto varie manifestazioni e tipologie), che ha generato panico e indotto a nuove indagini”. Da qui l’esigenza “per ovviare alla difficoltà di farsi capire” che ha spinto la Sif a pubblicare sul proprio sito “i due documenti per mettere ordine al caos informativo, alimentato dallo scetticismo di molti, amplificato dalla rete/social network, accresciuto da un passa-parola privo di fondamenta razionali”.