Rischio tsunami nel Mediterraneo, esperto INGV: “Poco noto ma presente anche nei nostri mari, eventi rari ma con un potenziale distruttivo enorme” [MAPPE]

Amato (INGV): "Il monitoraggio degli tsunami di origine sismica viene effettuato a partire dall'analisi in tempo reale dei forti terremoti"

  • L'ultimo evento sismico che ha prodotto uno tsunami nel Mar Mediterraneo durante il periodo di operatività del CAT analizzato in questo studio (2017-2020). Epicentro presso l'isola di Samos, magnitudo 7.0, 30 ottobre 2020. Si notano i punti in allerta rossa e quelli in allerta arancio. Le isolinee in mappa rappresentano le isocrone dello tsunami (le linee del tempo percorso). Per questo evento il CAT ha diramato l'allerta tsunami otto minuti dopo il terremoto
    L'ultimo evento sismico che ha prodotto uno tsunami nel Mar Mediterraneo durante il periodo di operatività del CAT analizzato in questo studio (2017-2020). Epicentro presso l'isola di Samos, magnitudo 7.0, 30 ottobre 2020. Si notano i punti in allerta rossa e quelli in allerta arancio. Le isolinee in mappa rappresentano le isocrone dello tsunami (le linee del tempo percorso). Per questo evento il CAT ha diramato l'allerta tsunami otto minuti dopo il terremoto
  • Mappa di pericolosità da tsunami nel Mar Mediterraneo e maremoti storici (simboli come nella legenda a sinistra). Oltre l'85% degli tsunami nel Mediterraneo sono stati provocati da forti terremoti. Le aree più esposte sono quelle della Grecia, di Egitto e Libia, e dell'Italia meridionale
    Mappa di pericolosità da tsunami nel Mar Mediterraneo e maremoti storici (simboli come nella legenda a sinistra). Oltre l'85% degli tsunami nel Mediterraneo sono stati provocati da forti terremoti. Le aree più esposte sono quelle della Grecia, di Egitto e Libia, e dell'Italia meridionale
  • Epicentri dei terremoti del Mediterraneo dal 2017. I simboli colorati indicano gli eventi sismici che hanno provocato l'attivazione del CAT, con vari gradi di severità (legenda a sinistra in mappa). Nel 2021 ci sono stati altri due eventi, uno al largo dell'Algeria e un altro nel Mare Adriatico (Croazia)
    Epicentri dei terremoti del Mediterraneo dal 2017. I simboli colorati indicano gli eventi sismici che hanno provocato l'attivazione del CAT, con vari gradi di severità (legenda a sinistra in mappa). Nel 2021 ci sono stati altri due eventi, uno al largo dell'Algeria e un altro nel Mare Adriatico (Croazia)
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MeteoWeb

Valutare il funzionamento del sistema di allerta tsunami nell’area del Mediterraneo, riflettere sulle criticità emerse e individuare le aree di miglioramento da porre in essere,  costituiscono il focus dello studio “From seismic monitoring to tsunami warning in the Mediterranean Sea” appena pubblicato sulla rivista ‘Seismological Research Letters sulle attività dei primi quattro anni del Centro Allerta Tsunami (CAT-INGV), condotto dal gruppo di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

“Quello dovuto agli tsunami è un rischio poco noto ma presente anche nei nostri mari. Si tratta di eventi rari ma con un potenziale distruttivo enorme. Scopo di questo studio è quello di analizzare le procedure attualmente in uso al Centro Allerta Tsunami e identificare gli strumenti per migliorare il servizio rendendolo più rapido ed efficiente”, spiega Alessandro Amato,  Responsabile del CAT-INGV e primo autore dello studio. “Abbiamo analizzato centinaia di terremoti nel mondo e alcune decine nell’area di competenza del CAT, cioè il Mar Mediterraneo. Alcuni dei terremoti più forti avvenuti tra il 2017 e il 2020, periodo di operatività del CAT, hanno generato degli tsunami di modesta entità. In un paio di casi, cioè nel 2017 e nel 2020 tra la Grecia e la Turchia, sono state osservate inondazioni fino a due metri di quota;  nel caso del recente terremoto di magnitudo 7 a Samos si sono registrati danni ingenti e una vittima dovuti allo tsunami. I messaggi di allerta tsunami”, prosegue Amato, “sono stati inviati dal CAT tra 7 e 10 minuti dopo l’occorrenza dei terremoti, un tempo utile per permettere l’evacuazione in quasi tutte le aree costiere potenzialmente interessate dallo tsunami”.

Il CAT è parte del Sistema di Allertamento nazionale per i Maremoti di origine sismica che è stato istituito nel 2017 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; quest’ultima ha affidato al Dipartimento della Protezione Civile nazionale il coordinamento delle attività con l’INGV e l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

tsunami mediterraneo
Mappa di pericolosità da tsunami nel Mar Mediterraneo e maremoti storici (simboli come nella legenda a sinistra). Oltre l’85% degli tsunami nel Mediterraneo sono stati provocati da forti terremoti. Le aree più esposte sono quelle della Grecia, di Egitto e Libia, e dell’Italia meridionale

Il CAT-INGV è uno Tsunami Service Provider del Gruppo Intergovernativo NEAMTWS (North-East Atlantic, Mediterranean and connected seas Tsunami Warning System) che agisce con il coordinamento dell’IOC (Intergovernmental Oceanographic Commission) dell’UNESCO. In caso di potenziale tsunami, il CAT invia i messaggi di allerta al DPC italiano e a numerosi Stati membri dell’UNESCO dell’area euro-mediterranea.

“Il monitoraggio degli tsunami di origine sismica”, prosegue Amato, “viene effettuato a partire dall’analisi in tempo reale dei forti terremoti. A tal fine utilizziamo tecniche sismologiche che consentono il calcolo rapido delle coordinate ipocentrali e della magnitudo di ogni terremoto che avviene in mare o sulle coste del Mar Mediterraneo”.

Lo studio”, conclude Alessandro Amato, “ci ha permesso di individuare alcuni elementi che consentiranno di velocizzare le procedure di calcolo riducendo i tempi dell’allerta, pur mantenendo un buon grado di accuratezza delle stime. Infine, è stata enfatizzata l’importanza di colmare l’ultimo segmento della catena di allertamento, quella che deve consentire ai messaggi di allerta di raggiungere il cittadino. Un aumento della consapevolezza riguardo al rischio tsunami e una preparazione specifica della popolazione sono strumenti necessari per la riduzione del rischio”.