La spedizione di esplorazione di Lewis e Clark negli ignoti territori dell’ovest ebbe inizio il 14 maggio 1804. Durante il periglioso viaggio mapparono territori sino ad allora inesplorati, entrarono in contatto con numerose tribù di nativi americani e raccolsero e catalogarono centinaia di specie di flora e di fauna mai viste prima.
Dalla loro lunga spedizione e da quelle che seguirono iniziò la storia del West del XIX secolo. Si apriva la via a pionieri e coloni che potevano avventurarsi in direzione dell’ovest, sul lungo percorso dell’Oregon trail e attraverso le sue diramazioni dalle Grandi Pianure ai territori del Colorado, tra i canyons dello Utah e le maestose vallate del Wyoming, fino alla vagheggiata terra promessa: la California.
La genesi della spedizione di Lewis e Clark

La motivazione ufficiale che spinse i due esploratori a partire per la loro spedizione era l’individuazione e la classificazione delle biodiversità della flora e della fauna, ma anche lo studio antropologico delle tribù del Nord America; mentre quella più prettamente politica e utilitaristica era determinare quale fosse la presenza di cacciatori di pelli Franco-Canadesi nei territori che erano rimasti ancora inesplorati.
Jefferson proprio a Parigi aveva scoperto che era in pianificazione da parte di re Luigi XVI una spedizione che ufficialmente aveva come scopo quello esplorativo e scientifico, ma che, con tutta probabilità date le ingenti somme messe a disposizione, doveva avere basi economiche sostanziali.
Jefferson, infatti, intuì che dietro una missione di tal portata, che si presentava tanto rischiosa quanto preziosa, vi dovevano essere dei risvolti commerciali per nulla trascurabili e iniziò a considerare la spedizione francese una minaccia.
Gli ostacoli che si profilarono all’orizzonte, prima che anche gli statunitensi potessero costruire un proprio progetto esplorativo, furono molteplici: era al tempo particolarmente difficile attraversare il continente da costa a costa a causa dei confini tra territori francesi e colonie americane; sul versante del pacifico invece gli spagnoli non avrebbero consentito l’accesso; altro fattore che rappresentava un impedimento era la presenza delle tribù di nativi americani, talvolta belligeranti, che erano dislocate su tutto il territorio.
A questo prezzo irrisorio, gli Stati Uniti ottennero un territorio vasto il doppio di quello delle allora 13 colonie statunitensi, e ciò avvenne perché le campagne imperiali di Napoleone in Europa avevano pesantemente cambiato i piani di sviluppo della Francia nelle colonie in quanto non erano più sostenibili i costi di tale impresa e i fondi furono dirottati sui domini del vecchio continente.
Dopo il 1803 i confini vennero modificati e le mappe aggiornate, ciò consentì agli Stati Uniti di spostare lo sguardo più avanti di quanto non avesse mai fatto prima. Jefferson non temporeggiò oltre, finanziando le proprie squadre con l’obiettivo di un’espansione diretta verso la costa ovest del continente.
I territori inesplorati e il Corps of Discovery
La regione che era stata ceduta con il trattato dell’acquisto della Louisiana era quella individuabile nei territori di quelli che sarebbero divenuti stati dell’unione con i nomi di: Louisiana, Oklahoma, Missouri, Kansas, Colorado, Nebraska, Iowa, South e North Dakota, Montana e Wyoming.
Qui erano rimasti inesplorati i vasti territori dell’ovest; nota solo ad alcuni cacciatori era la maestosa catena delle Rocky Mountains, così come la regione nord occidentale dell’allora poco noto Colorado e ancora quella dei rilievi e degli aridi altopiani solcati da profondi canyons che si sviluppavano più a oriente, nello Utah.
Questi selvaggi e grandiosi ambienti naturali erano allora popolati solo dalle comunità e dalle tribù di nativi americani e sembravano rappresentare barriere quasi insormontabili sulla via per la costa occidentale della California.
Gran parte di questa ampia regione ignota era attraversata dal fiume Mississippi e nel progetto di Jefferson vi era quello di far esplorare il Missouri, proprio il lungo affluente del Mississippi, per poi continuare a sud-est delle Montagne Rocciose dove si stendevano le grandi pianure delle High Plains, per poi proseguire verso i territori dell’ovest per cercare una via dalla costa orientale a quella occidentale.
Tra i molti altri che si unirono alla spedizione venne assunto anche l’esploratore interprete e cartografo franco canadese George Drouillard, i fratelli Campo Joseph e Reubin, esperti boscaioli; mentre come sua guardia, abile con le armi e cacciatore, Clark portò il vigoroso schiavo virginiano York che lo accompagnava da anni, il quale venne infine liberato nel 1811.
Sacajawea: la guida della spedizione di Lewis e Clark
In poche settimane giunsero al confine della Louisiana, entrando a tutti gli effetti in quello che si poteva definire territorio ostile: come aveva supposto correttamente Lewis, infatti, le vaste pianure percorse da bisonti e alci erano territorio dei Sioux.
Ma non fu questa l’unica tribù di nativi americani che la spedizione di Lewis e Clark incontrò durante il lungo viaggio, essi ebbero modo di incrociare: Yankton e Lakota, Mandan, Arapaho, Shoshoni, Piedi Neri e Crow.
Fort Mandan fu l’accampamento costruito durante l’inverno 1804-1805, e prendeva il nome da una delle Tre tribù confederate degli Hidatsa, Arikara e Mandan. Qui il gruppo rimase imprigionato senza cibo a causa di un nubifragio e salvato solo grazie alla nativa americana Sacajawea che insieme al marito Toussaint Charbonneau portò provviste sufficienti a far superare la stagione fredda.
Proprio Sacajawea si rivelò una guida insostituibile grazie ai suoi legami di sangue con il capo della tribù degli Shoshoni con il quale riuscì a intavolare trattative per il passaggio indisturbato attraverso il territorio di loro dominio.
La presenza di una donna indigena e di suo figlio neonato consentì di evitare numerosi scontri poiché i nativi nutrivano grande rispetto per la vita di donne e bambini e in particolare per Sacajawea, figlia di un capo del Popolo Serpente, come erano chiamati gli Shoshoni orientali che popolavano la grande pianura del fiume Snake.
Fu a questo punto che il cammino iniziò a divenire complesso e faticoso: le praterie erano scomparse dietro l’ombra delle montagne e ad esse seguirono rapide e impetuosi corsi di fiumi.
Scendendo dalle montagne proseguirono in canoa sul fiume Clearwater fino alla regione dell’Idaho settentrionale, quando giunsero alla confluenza con il fiume Snake seguirono il corso del fiume ad ovest verso il territorio dell’Oregon.
Proprio nel momento in cui arrivarono in prossimità della costa la spedizione dovette fronteggiare un nuovo e gelido inverno. Si accamparono presso quello che è conosciuto come Fort Clatsop e qui cominciarono a preparare il ritorno che avvenne nel 1806.
La via del ritorno e la documentazione raccolta
Prima di attraversare nuovamente il Continental Divide, furono informati dai nativi della presenza di un passaggio tra le montagne. Dopo aver trovato il valico che prese il nome di Passo di Lewis-Clark di due esploratori decisero di dividersi prima di attraversare i monti Bitterroot.
Si ritrovarono dopo oltre un mese di separazione alla confluenza tra il fiume Missouri e il suo affluente Yellostone, qui proseguirono lungo il corso del fiume sino al lago Sakakawea, che prese questo nome proprio dall’indispensabile guida indiana; infine giunsero a St. Louis il 23 settembre del 1806 quando ebbe termine la loro avventurosa spedizione.
Fu redatta la List of species, una descrizione delle specie di piante, fiori, uccelli, rettili e mammiferi che incontrarono lungo il viaggio e che, in quanto sconosciute alla scienza fino a quel momento, in seguito, furono studiate dalla Philosophical Society di Philadelphia. Ancora oggi l’immensa collezione della classificazione di piante, animali e mappe costituisce un patrimonio di inestimabile valore storico.