Nella pandemia da SARS-CoV-2, le varianti hanno sempre tenuto il mondo con il fiato sospeso, nel caso di eventuali maggiori capacità di diffusione o di una maggiore letalità. SARS-CoV-2, infatti, è già cambiato innumerevoli volte: tante le varianti scoperte, da quella inglese, a quella brasiliana fino a quella sudafricana.
Ma solo le varianti più “vantaggiose” per il virus si diffondono e hanno già rimpiazzato da mesi il ceppo originario di Wuhan, sostiene in un’intervista a Repubblica il virologo Fausto Baldanti. Secondo il responsabile del laboratorio di Virologia Molecolare del San Matteo di Pavia, gran parte di queste varianti presenta mutazioni irrilevanti, il che per il momento non ha compromesso l’efficacia dei vaccini. “Ciò che vediamo ci porta a pensare sempre più convintamente che il virus stia finalmente incontrando una fase che potremmo definire di declino”, ha affermato Baldanti.

La speranza è che “queste somiglianze siano l’indicazione che effettivamente il Covid che abbiamo conosciuto sia impossibilitato a mutare all’infinito, che stia esaurendo la capacità di sopravvivenza” per trasformarsi “in un virus umano a bassa intensità”.
