Coronavirus, Palù: “Da maggio a settembre non può diffondersi, in futuro poi diventerà endogeno, si adatterà a noi”

Giorgio Palù sottolinea che per il futuro "l'evento più probabile è che il nuovo Coronavirus diventi endogeno, adattandosi alla nostra specie"

Alla nostra latitudine da maggio a settembre abbiamo una radiazione ultravioletta se non perpendicolare quasi. Mancano le caratteristiche indispensabili a un virus respiratorio per diffondersi: umidità, temperatura bassa, scarsa circolazione dell’aria. Un anno fa successe la stessa cosa“: è quanto ha affermato Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco e componente del Comitato tecnico-scientifico, in una intervista a Il Fatto. “Non siamo in grado di predire come evolverà questa pandemia perché SarsCov2 è un coronavirus nuovo. Rispetto alle pandemie del passato il pianeta è molto cambiato, siamo più che raddoppiati negli ultimi 50 anni come popolazione sulla Terra. SarsCov2 è arrivato anche in Antartide e si è diffuso in modo asincrono sul pianeta. Quel che da noi è un fenomeno in fase ora declinante in altri Paesi può essere in fase incrementale. Non si può pensare all’immunità di gregge se non in termini globali“.
Inoltre Palù sottolinea che per il futuro “l’evento più probabile è che SarsCov2 diventi endogeno, adattandosi alla nostra specie. Ricordiamo che la letalità di questo coronavirus è dello 0,2/0,4% ben inferiore a quella di altri virus quali Ebola, Nipah, Hendra, Mers. È possibile che SarsCov2, come il virus dell’influenza, tenderà a convivere con l’uomo. Dovremo prevenire l’insorgere di nuove pandemie causate da virus che possono fare il salto di specie studiando la virosfera all’interfaccia uomo-animale-ambiente. Nuovi patogeni si manifesteranno finché continueremo a violare la natura ed intere nicchie biologiche dove vivono animali selvaggi e virus finora sconosciuti“.