Vulvodinia: dopo il racconto di Giorgia Soleri tutti ne parlano, ma cos’è davvero la malattia silenziosa che opprime le donne?

La vulvodinia può e deve essere curata: basta saperla riconoscere e non ignorarne i sintomi relegandoli a 'semplici' conseguenze di instabilità psicofisica

Dopo il racconto di Giorgia Soleri, fidanzata di Damiano dei Maneskin, l’Italia intera parla della vulvodinia, la cosiddetta ‘malattia invisibile’ che pochi conoscono, sebbene le donne che ne soffrono siano sempre più numerose. Peccato però che non lo dicano o almeno, cercano di dirlo, ma spesso non vengono capite. Già, perché il problema di questa patologia è che molto frequentemente non viene diagnosticata, né tantomeno riconosciuta. Dolore, prurito insopportabile, disagi, pianti silenziosi: le donne che ne soffrono lo raccontano così, ma spesso se lo raccontano semplicemente tra loro perché dirlo ‘agli altri’ è percepito come una lamentela senza fondamento, quasi un piagnisteo.

 

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Partiamo da un punto fondamentale nella comprensione di questa malattia: la vulvodinia è un dolore pelvico cronico che porta quasi all’invalidità temporanea. Chi ne soffre, spesso, nel momento in cui prova dolore più acuto non riesce a fare nulla, né lavorare, né camminare, né interagire con altre persone. Le donne affette da vulvodinia perdono serenità e capacità di concentrazione. Ma non basta. Nel momento in cui si rivolgono ad uno specialista scoprono che sono pochi i ginecologi italiani, soprattutto nelle regioni del Sud, che sappiano individuare e curare la malattia. Le lacrime, i pianti di dolore, portano troppo spesso i medici a pensare che il problema sia più che altro psicologico e dunque il dolore viene visto come psicosomatico. Ma così, in realtà, non è.

Come spiega il dottor Cesare Gentili su paginemediche.it, “la vulvodinia è un disturbo vissuto come un disagio, spesso descritto come una sensazione di dolore e di bruciore nell’area vulvare pur in assenza di lesioni cliniche visibili“. Ed è proprio l’assenza di lesioni visibili a causare la sottovalutazione del problema da parte di chi ascolta i racconti della donne che ne soffrono. “Se questa condizione non è estesa all’intera vulva ma solo al vestibolo (la zona compresa tra l’introito vaginale e la parte interna delle piccole labbra) si parla di vestibulodinia – prosegue il dottor Gentili – ; si parla di clitoridodinia quando il dolore si concentra sul clitoride. Il temine vestibolite, sinomino di vestibolodinia, andrebbe evitato in quanto il suffisso -ite indica una condizione infiammatoria infettiva, che è invece assente nella vulvodinia. Il 90% delle vulvodinie sono propriamente delle vestibolodinie.

Il dolore può essere spontaneo oppure provocato da un contatto (rapporto sessuale, indumenti stretti, assorbenti, etc.) o da banali movimenti come sedersi o accavallare le gambe. Molto spesso è presente in modo continuativo, accompagnando la donna per l’intera giornata. La vulvodinia colpisce dalla adolescenza alla menopausa”.

In merito alle cause della vulvodinia, Gentili spiega che “il disturbo può avere molte cause spesso tra loro interagenti, il che contribuisce ad aggravare la sintomatologia. La paziente riferisce l’esordio dei disturbi in seguito a ripetute infezioni da candida o in seguito a traumi fisici (episiotomia, biopsia, elettrocauterizzazione); talora, in seguito a rapporti sessuali non desiderati, dolorosi e in assenza di lubrificazione, o dopo un trauma psicologico”. I sintomi caratteristici della vulvodini sono invece i seguenti:

  • dolore e bruciore vulvare spontaneo o conseguente al contatto con gli indumenti; il disturbo è riferito prevalentemente nella zona vestibolare ma può estendersi all’intera area, interessando l’ano e la zona uretrale, con senso di peso sovrapubico e fatica e bruciore ad orinare;
  • intorpidimento e gonfiore;
  • forte dolore al tatto e nei tentativi di penetrazione vaginale;
  • dispareunia (dolore vaginale nei rapporti sessuali);
  • senso continuo di disagio, ansia e depressione.

Inoltre, si precisa ancora su paginemediche.it, la paziente che soffre di vulvodinia:

  • avverte come delle punture di aghi; sente fitte o scosse elettriche sul pube, sulla vulva o nella zona perianale;
  • ha i sintomi tipici di un’infezione (vaginite o cistite), ma il tampone e l’urinocoltura sono negativi;
  • i pantaloni e gli slip provocano un’irritazione che talora impedisce di stare seduta o di camminare;
  • prova una sensazione di abrasione all’entrata della vagina;
  • fatica a urinare e l’urina brucia;
  • questi sintomi durano da più di tre mesi.

In Italia il percorso che porta alla diagnosi precoce e alla cura della vulvodinia è ancora lungo, soprattutto per via di retaggi culturali arcaici secondo i quali le sofferenze ‘intime’ femminili siano quasi un fenomeno naturale di fronte al quale nemmeno i medici possono molto. Non è così e la vulvodinia può e deve essere curata.