Incendi in Siberia e Canada, inizia la stagione degli incendi boreali: “Difficile prevedere cosa possiamo aspettarci durante l’estate”

Copernicus Atmosphere Monitoring Service sta monitorando gli incendi nell’emisfero nord all’inizio della stagione degli incendi nella foresta boreale

Gli scienziati di Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) stanno monitorando attentamente la Siberia da quando i primi incendi in questa area hanno segnato l’inizio della stagione. Le regioni intorno ad Omsk e Tyumen nella Siberia Occidentale sono state particolarmente colpite dalla metà di aprile, mentre altri grandi incendi sono divampati nel Canada centrale nella metà di maggio. CAMS, implementato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) per conto della Commissione Europea, monitora in modo costante l’intensità delle emissioni provocate dagli incendi in tutto il mondo.

I dati distribuiti da CAMS indicano che per il periodo dal 1° aprile al 24 maggio, il numero di incendi e le emissioni totali stimate per Omnsk e Tyumen nella Siberia occidentale, sono stati ben al di sopra della media degli anni precedenti nel dataset (2003-2020). Le emissioni totali stimate per questo periodo nel 2021 sono le seconde più alte per Tyumen dopo il 2009 e le terze più alte per Omsk dopo il 2008 e il 2014. Al contrario, la stima di emissioni per gli incendi nei territori della Russia orientale come Amur Oblast e le regioni limitrofe nel Circondario federale dell’Estremo Oriente non è stata così attiva in aprile e maggio come negli anni precedenti.

incendi copernicus
Potenza Radiativa del Fuoco totale giornaliera tra il 1° aprile e il 24 maggio 2021 (in rosso) e la
media giornaliera tra il 2003-2020 (in grigio) per la Siberia occidentale (a sinistra) e il distretto
federale dell’Estremo Oriente (a destra).
Credit: Copernicus Atmosphere Monitoring Service/ECMWF

Questo modello dell’attività quotidiana degli incendi riflette quello delle anomalie di temperatura superficiale alta e bassa nel mese di aprile in queste regioni: l’attività degli incendi era più alta nelle con anomalie positive di temperatura superficiale e più bassa nelle regioni dove le anomalie di temperatura superficiale sono neutre o negative.

incendi copernicus
Stima delle emissioni di carbonio tra il 1° aprile e il 24 maggio 2021 per la Siberia occidentale (a sinistra)
e il distretto federale dell’Estremo Oriente (a destra).
Credit: Copernicus Atmosphere Monitoring Service/ECMWF

Inoltre, incendi di grandi dimensioni hanno iniziato a scoppiare in Manitoba e Ontario,a metà maggio, in Canada il 16 e il 24 maggio producendo pennacchi di fumo molto densi. Gli scienziati di CAMS rivelano una Potenza Radiativa di Fuoco (FRP) molto superiore alla media del periodo 2003-2020, con una stima di emissioni pari a 0.88 megaton di anidride carbonica nell’atmosfera. I pennacchi di fumo di questi incendi sono stati poi trasportati per centinaia di miglia sull’Oceano Atlantico.

incendi copernicus
A sinistra: potenza radiativa del fuoco giornaliera totale tra il 1° maggio e il 24 maggio 2021 in
(rosso) e la media giornaliera tra il 2003-2020 (in grigio) in tutto il Canada. A destra: Stima delle
emissioni di carbonio tra il 1° maggio e il 24 maggio 2021 per il Canada rispetto al mese di maggio
agli anni precedenti (2003-2020)
Credit: Copernicus Atmosphere Monitoring Service/ECMWF

La stagione degli incendi boreali dura tipicamente da maggio a ottobre con picchi di attività tra luglio e agosto. Negli anni precedenti è stato registrato un aumento di attività degli incendi nel Circolo Polare Artico, in particolare nella Russia Asiatica. I dati di monitoraggio di CAMS mostrano con chiarezza un incremento importante nel numero di incendi nel 2019 e nel 2020 se comparato al dataset datato 2003, portando così a un nuovo record di emissioni annue di CO2 nel 2020 nel Circolo Polare Artico: 244 milioni di tonnellate, rispetto alle 181 del 2019.

Mentre in alcune foreste e aree con vegetazione estesa il fuoco è una componente che arricchisce il suolo, elimina la vegetazione morta e disperde i semi, gli incendi nell’Artico sono causa di preoccupazione, perché un terreno torboso in fiamme, rilascia l’anidride carbonica che era stata bloccata nel sottosuolo per migliaia di anni. Molti incendi del 2020 sono divampati in terreni torbosi ma anche intorno a terreni perennemente gelati con un’alta concentrazione di ghiaccio.

Gli incendi su larga scala e di lunga durata tra giugno e agosto 2020 riflettono le condizioni climatiche secche e calde nella Siberia Artica durante la stagione estiva. Il Monthly Climate Bulletin del servizio partner CAMS, Copernicus Climate Change Service, ha rivelato che in aprile 2021 la negativa umidità del suolo e le positive temperature superficiali nella Siberia del nord erano nuovamente sopra la media, dando una prima indicazione di condizioni favorevoli allo scoppio di incendi quest’anno. Le anomalie di maggio e altre variabili, come la copertura nevosa e quando questa scomparirà, saranno fondamentali per determinare proprio questo, e il Monthly Climate Bulletin di C3S per il mese di maggio darà un’idea più chiara di ciò che possiamo aspettarci questa estate.

Mark Parrington, Senior Scientist e wildfire expert di ECMWF Copernicus Atmosphere Monitoring Service, ha commentato: “E’ ancora presto per stimare l’impatto e l’estensione della stagione boreale e degli incendi nell’Artico nella regione Subartica di quest’anno. Mentre non è raro vedere incendi durante la primavera ad alte latitudini, è difficile prevedere cosa possiamo aspettarci durante l’estate. Monitoreremo da vicino l’area per vedere se avremo un’altra stagione da record. I dati del Global Fire Assimilation System mostrano che tipicamente gli incendi nel Circolo Polare Artico si verificano a luglio e agosto. Continueremo a monitorare l’attività degli incendi in quella regione e in tutto il mondo, così come l’intensità degli incendi e il conseguente fumo che questi emettono”.

CAMS sta monitorando gli incendi nel mondo e valuta le emissioni che essi causano con il Global Fire Assimilation System (GFAS), utilizzando strumenti sui satelliti e dati in loco. Le emissioni stimate sono combinate con il sistema di previsioni metereologiche ECMWF che modella il trasporto e la chimica degli inquinanti atmosferici per prevedere fino a cinque giorni in anticipo in che modo la qualità dell’aria sarà influenzata.