Caravella portoghese, la “medusa killer” è arrivata in Italia: scatta l’allarme per l’estate

L'estate è a rischio, ma il Covid non c'entra: è allarme per la caravella portoghese, la "medusa killer" che infesta i mari del Sud

Si chiama “caravella portoghese” il nuovo incubo dei mari: è così pericolosa che può uccidere i bagnanti, e per questo motivo adesso l’estate italiana 2021 è a rischio. E il Covid non c’entra affatto. L’Italia sta ripartendo con le riaperture, le vaccinazioni e il calo stagionale della curva epidemiologica. E’ tutto pronto per un’estate in cui ci dovrebbe essere ampio spazio per recuperare il tempo e le attività negate nei mesi scorsi, sulla falsariga dello scorso anno.

Stavolta, però, c’è un altro ostacolo alle attività balneari e marine: scientificamente si chiama Physalia physalis, volgarmente nota come “medusa killer” anche se in realtà tecnicamente una medusa non è. La caravella portoghese, infatti, è un sifonoforo dotato di tentacoli velenosi e molto pericolosi. Si chiama così perchè la sua forma ricorda proprio quelle delle caravelle portoghesi con le vele spiegate. Galleggia grazie a una sacca piena di gas e si muove in base alle correnti, percorrendo fino a 30km al giorno in caso di vento favorevole. E’ trasparente con tinte tra il blu, l’azzurro e il viola, ed è alta circa 10-12cm, lunga tra 10 e 30 cm, ma i suoi tentacoli si aggirano mediamente intorno ai 10 metri e possono arrivare addirittura a 50 metri. Sono molto urticanti e le consentono di catturare le prede (piccoli pesci e organismi marini, plancton e crostacei) e dirigerle verso l’area della digestione, che le consentono di nutrirsi e vivere. Paralizza e uccide le sue prede proprio con il suo veleno, che rimane nei tentacoli anche per diversi giorni dopo il distacco o la morte dell’esemplare.

Non è ancora stato trovato un rimedio al veleno della caravella portorhgese, anche se si stanno studiando le proprietà di un piccolo pesce, il “Nomeus gronovii“, che è l’unico immune al veleno della caravella tanto da vivere tra i tentacoli. Anche le tartarughe caretta-caretta non hanno paura della caravella, di cui si nutrono abitualmente. Ma la pelle della tartaruga è troppo spessa perchè le punture riescano e penetrarla, a differenza di quella umana.

La caravella portoghese vive abitualmente negli oceani: quando raggiungono zone abitate in gruppo, regalano scenari mozzafiato come accaduto a giugno 2019 alle Azzorre. Il fenomeno della bioluminescenza le fa addirittura brillare, come documentato da Matthew Smith a a Bass Point Cove tra 2014 e 2015. Per l’uomo, però, rappresentano anche un pericolo: in Australia ogni anno sono segnalate 10 mila punture ad esseri umani. Il contatto con il veleno della caravella portoghese provoca dolori lancinanti, ferite che degenerano rapidamente in piaghe. In alcuni casi le punture possono provocare febbre e shock anafilattici fino alla morte, seppur in casi rari. Un altro Paese molto colpito è il Brasile. Diversi trial clinici australiani e brasiliani hanno documentato come per alleviare il dolore delle ferite sono consigliati impacchi di acqua calda a circa 45°C.

punture caravella portoghese

Adesso questi esemplari stanno aumentando rapidamente anche nel Mediterraneo. Il Sindaco di Lampedusa ha lanciato l’allarme per il secondo avvistamento di caravella portoghese nelle acque dell’isola il 20 marzo di quest’anno, spiegando che “bisogna stare molto attenti, perchè la caravella portoghese è molto pericolosa e i suoi tentacoli possono provocare conseguenze molto serie. Se la vedete, non toccatela per nessun motivo e avvisate immediatamente l’AMP delle Pelagie chiamando il numero 0922975780“. Pochi giorni fa, il 25 aprile, i biologi della società di ricerca Necton hanno avvistato un’altra caravella portoghese spiaggiata a Capo Peloro, a Messina. Gli esperti hanno sottolineato come quest’organismo sia “particolarmente pericoloso, pertanto, qualora se ne rinvenisse la presenza, non toccatelo e contattate la nostra società al 3391249021“.

Attenzione, quindi. Nelle acque della Sicilia la caravella portoghese è già presente, e se in primavera abbiamo già raccolto queste segnalazioni è molto probabile che durante l’estate con più osservatori in zone di mare, all’aperto e in spiaggia, si possa documentare una presenza ben più massiccia di un esemplare così pericoloso e temibile.