Un anno fa, gli scienziati cercavano di comprendere sempre di più il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia in atto. Il mondo si aggrappava ad ogni nuovo sviluppo, ogni nuova conoscenza che potesse fornire informazioni per gestire la vita ai tempi della pandemia. Tra i capisaldi della lotta al virus, ci sono il lavaggio delle mani con acqua calda e il distanziamento sociale per attenuare la diffusione del virus. Altri concetti, come le droplet considerate la modalità principale di trasmissione, sono stati modificati quando nuove evidenze hanno dimostrato che sotto determinate condizioni, il virus potrebbero restare sospeso nell’aria per estesi periodi di tempo.
In una lettera pubblicata su Journal of Infectious Diseases, un team di ricercatori della University of California Santa Barbara, Oregon State University, University of Manchester e ETH Zurich ha esaminato un’altra delle caratteristiche ben note di SARS-CoV-2: la sua vulnerabilità alla luce solare. La loro conclusione è che potrebbe servire qualcosa di più che i raggi UV-B per spiegare l’inattivazione di SARS-CoV-2 grazie alla luce solare.

Secondo la lettera, gli esperimenti hanno dimostrato tempi dell’inattivazione del virus di circa 10-20 minuti, molto più veloce di quanto previsto dalla teoria. “La teoria prevede che l’inattivazione debba verificarsi ad un ordine di grandezza più lento”, afferma Luzzatto-Fegiz. Negli esperimenti, i virus nella saliva simulata ed esposti a lampade UV-B erano inattivati 8 volte più velocemente di quanto previsto dalla teoria, mentre quelli coltivati in un mezzo di coltura completo prima dell’esposizione agli UV-B sono stati inattivati oltre 3 volte più velocemente di quanto previsto.
“La nostra analisi indica la necessità di ulteriori esperimenti per testare separatamente gli effetti di specifiche lunghezza d’onda della luce e la composizione del mezzo”, conclude l’esperto.
I risultati di questo studio, inoltre, aggiungono ulteriori elementi al concetto della stagionalità di SARS-CoV-2. Nel periodo primavera-estate, i giorni sono più lunghi e le condizioni meteo sono più favorevoli a giornate soleggiate. La maggior presenza della luce solare, dunque, spiega il calo dei contagi registrato in Italia la scorsa estate, quando il numero delle infezioni giornaliere era sceso a livelli bassissimi. Ci avviamo, quindi, verso un periodo favorevole nella lotta alla pandemia e quest’anno, rispetto al 2020, abbiamo anche l’aiuto dei vaccini. Tutto questo fa ben sperare nelle capacità di dare una forte spallata alla pandemia prima del prossimo autunno.
